'Sport come obbligo'
Dopo i diversi articoli pubblicati nella rubrica “interviste allo sport”, attraverso i quali, anche con l’aiuto di istruttori, ho cercato di evidenziare, in modo sintetico, le singole specialità delle discipline sportive trattate, vorrei ora parlare del perché, a mio avviso, è “obbligatorio” per i genitori far praticare, sin da piccoli, ai propri figli, una attività sportiva.
La tesi è: se i giovani crescono con lo sport, crescono bene.
Oltre al fatto che si cresce sani fisicamente, lo sport sa dare molto di più degli addominali scolpiti, delle spalle larghe o delle gambe toniche. Inoltre l’atleticità acquisita da piccoli, la potrai ritrovare in qualsiasi altro sport praticato successivamente: una partita di beach volley d’estate, una partita di calcetto con gli amici, una nuotata al mare, una partita di tennis, o semplicemente una passeggiata in montagna. Non ti fermi al primo crampo, alla prima fatica, al primo cenno di fiatone e soprattutto cerchi di non porti limiti.
Se si fa sport di gruppo, gli amici di squadra, il più delle volte, restano tali per la vita. Amici con i quali condividere le fatiche e le sofferenze del vivere quotidiano.
Come detto più volte, non sono solo questi appena elencati gli aspetti positivi dello sport. Quest’ultimo pone ai ragazzi orari, risultati, obiettivi che condizionano e vincolano la loro vita giorno per giorno. Questo vuol dire che anche la loro vita scolastica sarà influenzata dalla costanza che lo sport esige. Le ore a disposizione per lo studio si riducono e quindi, obbligatoriamente, distrazioni e perdite di tempo devono essere eliminate. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra gli impegni scolastici e sportivi, così da essere, sin da giovane, responsabile degli impegni presi.
Se vivi in un contesto che non ti offre molte possibilità od alternative, nella maggior parte dei casi, fare sport vuol dire uscire da una "vita di strada" creandosi la propria e spendendo il proprio tempo in altro modo: in una piscina, in un campo da calcio, su una canoa, faticando, sudando, ridendo, scherzando; sicuramente non rubando o spacciando agli angoli delle strade. Esempi di persone che sono riuscite a crearsi una propria strada sono vari.
Abebe Bikile, etiope, che nel ’60 vinse la maratona di Roma correndo senza scarpe. Divenne famoso in tutto il mondo quando molti di noi, forse, nemmeno sapevano dove si trovasse la Nazione per la quale gareggiava. La nazionale di rugby sud africana, che nel 1995 sconfisse l’apartheid e fece vincere un titolo mondiale a dei ragazzi neri. Patrizio Oliva, cresciuto in una Napoli con poche “vie d’uscita alternative”, ed approdato sui ring di tutto il mondo. I fratelli Abbagnale, di Castellamare di Stabbia, che hanno fatto la storia del canottaggio italiano.
Lo sport non ti da né il tempo né la voglia di drogarti. Anche se ci provi capisci poco dopo che devi scegliere e sono davvero rari i casi nei quali si opta per la strada apparentemente più semplice: dello sballo, dei trip, della droga, di una striscia che ti fa sentire Dio. Dopo poco però scopri che quella strada che sembrava essere in discesa è, per un errore di percezione, in salita, fatta come un labirinto, nel quale vieni coinvolto sempre di più. Per uscirne ci può essere solo un filo di Arianna chiamato determinazione, famiglia ed amici. Solo questo filo può farti ripercorrere la strada al contrario così da poterne finalmente uscire.
Far praticare sport ai propri figli vuol dire tutto questo. Per concludere, il messaggio per voi genitori è questo: avrete periodi di vacanza forse più brevi, pomeriggi più frenetici, fine settimana spesso occupati da gare o da partite dei vostri figli. Non arrendevi. Sarete ripagati dei vostri sforzi ogni volta che li vedrete con una palla in mano o tra i piedi o semplicemente con un costume addosso. Sarete orgogliosi di loro quando li guarderete faticare o sudare per un obiettivo, invece di vederli davanti alla play station, alla televisione o per strada a fare chissà che cosa. Spronateli a vincere e non solo a partecipare. Loro vi devono sentire sempre li, discreti , non invadenti e sempre pronti a dir loro quelle poche parole, confortanti e decise, che solo un genitore è capace di dire.
Sveva Biocca
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