aggiornato il 23/05/2012

Famiglia italiana

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Il profumo delle foglie di limone

Il profumo delle foglie di limone

Leggere i best seller non è mai un’impresa così interessante come si possa credere, spesso infatti, i romanzi più venduti sono anche quelli dove l’approfondimento storico della vicenda e  il contesto sono ridotti a brevi allusioni che danno la struttura esterna alla trama, senza creare un vera ossatura che supporti il meta significato e una prosa ricca e varia. Il romanzo che sta salendo i gradini della classifica dei libri più venduti in questi giorni, è un esempio di quanto finora detto, “Il profumo delle foglie di limone” (Garzanti) della scrittrice  spagnola Clara Sanchéz, uscito in Italia  a metà gennaio è già un caso editoriale. Ma perché parlare di questo romanzo e non di altri? Perché, pur non essendo un libro storico, racconta una vicenda legata ai terribili anni del nazismo e dei campi di concentramento e tutto ciò che mantiene il ricordo di quegli anni bui e di quelle vicende orribili, merita attenzione.

Juliàn, uno dei protagonisti della storia,  è un anziano cacciatore di nazisti. Sopravvissuto a Mauthausen, dove il generale Franco lo aveva mandato insieme ad altri prigionieri repubblicani, ritorna in Spagna per stanare un criminale nazista Fredrik Christensen e sua moglie Karin, crudele compagna di barbarie, che sulla  Costa Blanca hanno trovato un sereno e sicuro rifugio per la loro vecchiaia. In questa sua difficile impresa incontrerà Sandra, una giovane donna incinta e sola, confusa circa le sue scelte di vita e sentimentali e senza un lavoro. Sandra è diventata amica di Fredrik e Karin, è rimasta colpita dalla loro affabilità e dalla loro cortesia, dalla loro splendida casa, dai loro ricchi amici. Sandra è ignara di chi siano realmente i due vecchietti che vogliono aiutarla a prendersi cura di se stessa e del suo bambino. Ignara di essere finita in un gruppo che vive delle ricchezze depredate alle vittime dei campi di concentramento, che vive nel ricordo del Fuhrer e dei fasti della Germania. Sarà Juliàn ad aiutare Sandra a capire chi sono in realtà gli anziani coniugi, a raccontarle cosa era l’Europa negli anni quaranta, a responsabilizzarla circa le sue responsabilità di madre e di persona civile. E Sandra aiuterà a sua volta Juliàn a minacciare la sicurezza e la spensieratezza dei criminali che la circondano, aiutando con la sua gioventù e il suo  il coraggio, l’anziano uomo e la sua ricerca di giustizia. E’ un romanzo che si legge velocemente e che avvince, che colma le lacune storiche con un ritmo veloce che l’autrice sa rendere grazie ad una coerente e capace struttura bipartita: alternativamente i due protagonisti raccontano in prima persona quello che vivono.

La suspence rimane presente  fino alla fine della storia, ma non è il fine del romanzo, come invece accade in altri romanzi d’azione che per rendere la storia imprevedibile creano situazioni inverosimili e stancanti, c’è anche altro e questo ci piace. L’autrice sa far comprendere le pene e la stanchezza fisica e psicologica di Juliàn, questo vecchietto indomito e coraggioso che ispira simpatia, nell’accezione greca del termine, ovvero sympatheia il soffrire insieme, compartecipare alle emozioni. Ci si sofferma nella lettura a considerare quanto spesso i criminali non paghino per le loro colpe, quanto la giustizia sia latente e lontana dall’essere l’unica consolazione per chi è sopravvissuto al baratro. Si ritorna con la memoria ad articoli letti, a romanzi passati, uno fra tutti “Dossier Odessa” di Frederick Forsyth, inchieste televisive, che denunciarono anni fa le vicende che la Sanchez descrive: uomini bestiali che sotto identità diverse hanno vissuto serenamente in amene e civili località del mondo, circondati da una benigna indifferenza, se non connivenza, ma mai dimenticati dalle loro innocenti vittime.

14 febbraio 2011

Gabriella di Nardo


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