Una malattia invisibile
In Italia una persona su 5 cade in depressione e nel 60% dei casi le cure non sono sufficienti. Questo è il risultato emerso dal XVII Congresso Nazionale di NeuroPsicoFarmacologia che si è svolto a Cagliari. Il dato è allarmante, soprattutto se si considera che sono 4,2 milioni gli italiani attualmente curati con farmaci antidepressivi. Per una serie di riserve e pregiudizi, la depressione non viene riconosciuta come malattia e quindi a vergognarsene sono i malati stessi. Una malattia invisibile dunque e la società e i modelli di vita a cui vengono spinti soprattutto i più giovani, la facilità con cui si consumano droghe e alcol, sono fattori che aumentano la vulnerabilità per i disturbi mentali. Per questo motivo nel nostro Paese le persone affette da questa patologia, ma che non si sottopongono alle cure mediche, sono 15 milioni. Gli esperti sottolineano a questo proposito l’importanza dell’appoggio di famiglia e amici. Sono proprio le persone più care ad avere ruolo centrale, non solo nella fase di cura, ma sopratutto durante la diagnosi, la parte più difficile e pericolosa da affrontare. Per questo è importante avere ben presente quali sono i sintomi, i cosiddetti campanelli d’allarme, che possono aiutarci a capire se un nostro amico o parente è caduto nel buco nero della depressione.
Vista la larga diffusione di questo male nella fascia adolescenziale è bene che i genitori prestino molta attenzione ad alcuni atteggiamenti:
1. Umore depresso quasi quotidianamente.
2. Marcata diminuzione d’interesse o piacere per tutte le attività.
3. Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
4. Affaticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
5. Sentimenti di autosvalutazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa.
6. Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi.
7. Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida.
Le ripercussioni di questa patologia sulla vita di una persona possono essere anche molto pesanti, tanto da spingere l’OMS a dichiarare che nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di disabilità al mondo. La depressione è infatti una “malattia sociale” che ha pesanti ricadute non solo su chi ne è affetto, ma anche sulle famiglie e sul mondo del lavoro. Basti pensare che i giorni lavorativi persi da un depresso sono 7 volte superiori rispetto a chi non lo è. Il malato ha molta difficoltà a trovare il suo posto nella società, a relazionarsi con gli altri e si sente inadeguato anche sul posto di lavoro. Queste sono problematiche che inevitabilmente hanno ripercussioni anche sugli equilibri familiari. Inoltre è difficile da battere definitivamente, poiché una persona depressa su 3 lo è ancora dopo un anno e una su 10 deve continuare la terapia dopo 5 anni. E se i farmaci non aiutano, dalla Caledonian University di Glasgow ecco che arriva una notizia confortante: la musica aiuta a combattere la depressione. Così viene stilata una lista di canzoni “benefiche”, fra le quali compare Comfortably Numb dei Pink Floyd, magari da ascoltare e cantare tutti insieme. L’ultima frontiera della medicina?
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