Tuffi, che passione!
In poco più di un secondo devi dimostrare il lavoro di una vita, un lavoro di testa, di concentrazione, di quotidiana persistenza negli allenamenti ed anche di grande fisicità, unita ad una piccola dose di follia. Bisogna bucare l’acqua, trafiggerla come se il corpo fosse una spada: dritta, affilata, decisa. Pochi attimi sospesi nell’aria per dimostrare la compostezza, la naturalezza, la pulizia nei movimenti, la perfezione. Il tuffo esemplare che si ha in mente bisogna tradurlo concretamente sfidando la forza di gravità, prima che questa ti butti in acqua. Dietro un tuffo eseguito in gara, ce ne sono altri mille fatti negli allenamenti. Esegui il tuffo, capisci gli sbagli, ascolti le critiche, risali le scale, ti riposizioni sul trampolino o piattaforma che sia, e ci riprovi, al fine di migliorare, per arrivare a quel giorno - o meglio a quel tuffo - nel quale raggiungi il risultato sperato.
Ma perché si parla di una piccola dose di follia? Chiediamolo a Benedetta Molaioli, allenatrice presso la rinata Sezione tuffi dell’Aquaniene di Roma .
Perché in ogni caso bisogna superare degli scogli mano a mano che si va avanti in questo sport e non lo si può fare sempre in maniera razionale, molte volte bisogna “ buttarsi “. È anche vero però che la parola follia non va accostata alla parola pericolo. Dicendo questo voglio anche sfatare la diceria che questo sia uno sport pericoloso. Prima di arrivare a tuffarsi dal trampolino o dalla piattaforma, si costruisce il tuffo a secco, pezzo per pezzo, attraverso un’ ottima preparazione atletica ed utilizzando il tappeto elastico.
A che età si inizia e come far superare ai ragazzi la paura dell’altezza?
Si inizia verso i cinque anni, incominciando a saltare prima da piccole altezze, come mezzo metro e un metro, cercando anche di migliorare l’acquaticità del bambino. Ovviamente se si inizia da piccoli l’insegnamento in età più avanzata è poi più facile, perché i ragazzi hanno già familiarità con l’altezza e perché le capacità psicomotorie risultano già sviluppate. Si inizia con allenamenti di due ore per due volte a settimana e, a livello agonistico, di due ore e mezzo tutti i giorni. L’allenamento è diviso in due parti: una prima a secco che consiste nel riscaldamento, nel potenziamento principalmente di gambe, spalle, muscoli dorsali e addominali, inclusa la parte preacrobatica, come detto con l’uso del trampolino a secco e del tappeto elastico. La seconda parte è quella in acqua.
Perché consiglieresti questo sport?
Aiuta senza dubbio a sviluppare le capacità di coordinamento e di concentrazione. Proprio perché la gara dura così poco, gran parte della resa del tuffo è data dall’impegno mentale dell’atleta. Bisogna imparare a controllare il proprio corpo e ad essere reattivi in modo tale da eseguire anche il più complicato dei tuffi in pochi attimi. Comunque è uno sport prettamente individuale, ciò non toglie che può avere anche alcuni degli aspetti positivi dello sport di squadra perché ci si allena in gruppo.
Come prevedi il futuro di questo sport?
In Italia penso ci siano ampi margini di miglioramento e lo posso dire soprattutto perché, se facessimo una comparazione anche solo tra noi e gli altri paesi europei in merito alle strutture ed al numero di coloro che praticano questo sport, possiamo ritenerci più che orgogliosi dei nostri ragazzi nelle competizioni internazionali. Si pensi che nel Lazio l’unica struttura disponibile è quella del Foro Italico! Una grande speranza oggigiorno ce la danno sia la più che prossima riapertura dell’impianto sito all’Acquacetosa, prevista entro il corrente mese di marzo, sia la reintroduzione della Sezione tuffi presso il centro Aquaniene che dopo quarant’ anni di interruzione riapre le porte a questo sport sperando così di poter raggiungere nuovamente agli ottimi risultati che negli anni ’60 furono conseguiti.
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