Trasporti e periferie
In un mondo dove la parola mobilità diviene centrale le grandi metropoli faticano sempre più ad adeguarsi alle necessità dei cittadini.
Pesantemente sconfitti da un modello europeo leader per efficienza, il trasporto pubblico in Italia arriva puntualmente in ritardo.
Tra le nazioni con il più basso utilizzo dei mezzi pubblici, diveniamo ultimi nel momento in cui si parla di collegamenti periferici.
Proprio le periferie risentono maggiormente della mancanza di mezzi di superficie e su rotaia, in grado di assicurare spostamenti rapidi per chi arriva da zone decentrate, e spesso la carenza culturale non mette in condizione per uno sviluppo pianificato del trasporto.
Scadere in attribuzioni di colpe resta sicuramente superfluo, far notare invece mancanze da ambo le parti diviene spunto di riflessione.
Una cattiva amministrazione può indubbiamente influire sulla gestione delle società di trasporto ma va sottolineata un’incapacità dei cittadini di prendere coscienza che usufruire di un servizio necessita di un costo.
Abitudine di molti è quella di concedersi tratte gratuite sui mezzi di superficie, certi che il costo di un biglietto non sia in doveroso, giustificandosi dietro scarsa puntualità e poca qualità.
Non dimenticando poi i benefici che si arrecherebbero alla viabilità aumentando i collegamenti, va chiarito però come questi in molti casi siano mal gestiti.
Puntare sempre sull’incremento delle flotte, alla luce delle poche corsie preferenziali, penalizza ancor più un traffico in tilt laddove, al contrario, una corretta pianificazione urbana arrecherebbe un benefit alla tempistica dei collegamenti.
Una delle scelte più incomprensibili è poi quella di garantire il medesimo costo del biglietto per tutte le tratte, perché 3 fermate hanno lo stesso costo di 20?
Non sarebbe opportuno adeguare il modello inglese con divisione settoriale del perimetro urbano,
introducendo tariffe proporzionate alla tratta che si necessita percorrere, il costo di un biglietto dipenderebbe da quanto lontano si ha bisogno di arrivare.
Per chi già si vedrebbe in tour cittadini al costo di una fermata, basterebbe poi investire in controllori fissi, come negli anni ’50 - ’60, creando occupazione e un reale accertamento del flusso dei viaggiatori.
Inutile poi, coprire bacini di utenti molto distanti con linee speciali, ciò non porta a un giusto ritorno d’investimento, più funzionale sarebbe allora creare apposite zone di scambio, con parcheggi a basso costo e far partire da lì il trasporto pubblico diretto verso la città.
Spesso idee semplici si rivelano vincenti, certi che servizi ben studiati sarebbero apprezzati e ben voluti da tutti quei cittadini che volentieri lascerebbero la propria auto in garage, affidandosi a trasporti più sicuri e meno dispendiosi.
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