aggiornato il 08/02/2012

Famiglia italiana

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Il prezzo delle zucchine è aumentato. Differenze tra nord (2,45 €/kg), centro (2,65 €/kg) e sud (1,75 €/kg). Il prezzo più alto a Udine (5,80 €/kg), quello più basso a Pavia (0,85 €/kg).

Tempo da zanzara

Tempo da zanzara

LE ZANZARE
Oltre alla zanzara zanzara comune (Culex pipiens) che è da sempre presente in tutto l’emisfero boreale, molta attenzione deve essere prestata alla zanzara tigre (Aedes Albopictus) per via della sua enorme proliferazione. Questa zanzara che originariamente non era presente nelle nostre zone, si è abituata molto bene a vivere anche in climi diversi da quello di origine e si è diffusa in gran parte dell’Oriente, dell’Oceano Pacifico, nelle isole dell’Oceano Indiano, nelle Americhe, in buona parte del continente africano e la parte sud del Mediterraneo. 
E’ una zanzara le cui uova sono resistenti al caldo, all’essiccamento e anche al freddo invernale. Quando arriva una temperatura attorno ai 21° gradi le uova si schiudono, esce una larva che ha bisogno di umidità. Dalla larva si passa allo stadio di pupa e dalla pupa all’adulto, il tutto in circa 30 giorni. Pungono solo le zanzare femmine adulte e dopo l’accoppiamento. Lo fanno perché ciò è indispensabile per poter deporre le uova. Una femmina depone da 40 a 80 uova e ogni femmina può fare più di un’ovodeposizione durante la sua vita. 
Si tratta di un insetto aggressivo e vorace che punge soprattutto nelle ore fresche della giornata (mattino e sera) e di giorno riposa sulla vegetazione.
Tutte le regioni italiane sono infestate, tranne la Val d’Aosta, perché la zanzara non si è ancora abituata alle altitudini superiori ai mille metri. La sua presenza ci affligge da aprile a novembre, ma la sua massima presenza si osserva verso la fine dell’estate (fine agosto-settembre).
Quest’anno a causa del clima umido che ha caratterizzato la primavera, si teme che le zanzare saranno particolarmente numerose.
 
I VIRUS
Le zanzare (la tigre, ma anche altre) possono trasmettere dei virus, che, proprio perché sono trasmessi da artropodi come le zanzare, ma non solo, si chiamano Arbovirus (Arthropod-borne viruses). Gli arbovirus sono molti, ma i più diffusi sono:
il virus Chikungunya, il virus della Dengue e il virus West Nile.
 
IL VIRUS CHIKUNGUNYA
E’ un Togavirus, come il virus della rosolia. E’ un virus piccolo, sferico di 70 nm di diametro, con un genoma ad RNA e causa una patologia che viene chiamata “Chikungunya”,che, nella lingua swahili, vuol dire: “camminare curvi”.  Infatti, oltre alla febbre alta una delle caratteristiche di questa infezione è il dolore osteoarticolare che causa incapacità di reggersi in piedi. Circola in Africa, in Asia già dagli anni ’50 ma solo recentemente è diventato capace di essere trasmesso anche dalla zanzara tigre cosa che gli ha permesso di diffondere ben oltre la zona di origine.
Dopo che un soggetto viene punto da una zanzara infetta vi è un periodo d’incubazione di 3-10 giorni, e poi inizia la fase clinicamente evidente, che ha un esordio acuto con febbre alta e dolori articolari. Saltuariamente si possono avere anche eruzioni cutanee. L’evoluzione dell’infezione è benigna, ma molto fastidiosa e le artralgie possono essere invalidanti anche per vari mesi.
Se una zanzara punge un soggetto infettato nella fase in cui il virus è presente nel sangue (circa una settimana all’inizio della infezione), succhia sangue infetto e diventa, a sua volta, infettata e capace di trasferire il virus ad ogni puntura successiva.
Non esiste un serbatoio animale ed il  ciclo biologico è: zanzara-uomo-zanzara-uomo
Non esiste vaccino. L’unica prevenzione è evitare la puntura delle zanzare.
 
In Europa i primi casi segnalati sono stati in Romagna nella seconda metà del 2007. Il focolaio epidemico è stato contenuto in un’area ristretta grazie a intense misure di disinfestazione e diagnostiche precoci e non si è più ripetuto negli anni successivi.
Il rischio per noi oggi è insito nei viaggi nei paesi a rischio (larghe zone dell’ Africa centrale e meridionale, le isole dell’ Oceano Indiano, India, Indocina, Indonesia) oppure nell’instaurarsi di un focolaio epidemico locale qualora un soggetto ritornato in Italia con l’infezione da una zona a rischio, venisse punto da una zanzara che sarebbe poi in grado di infettare altri. Per evitare ciò a seguito di segnalazione di un caso sospetto al pronto soccorso e diagnosi microbiologica di infezione, l’Igiene Pubblica provvede a disinfestare tutta la zona dove il soggetto ha trascorso le notti o i giorni dopo il suo rientro.
 
IL VIRUS DELLA DENGUE.
E’ un Flavivirus, come il virus dell’epatite C e ne esistono quattro sierotipi diversi: DEN 1, DEN 2, DEN 3, DEN 4. Anche in questo caso il vettore è la zanzara tigre, ma anche da un altro tipo di zanzara l’Aedes Aegypti, la zanzara che trasmette anche i plasmodi della malaria.
Da noi l’Aedes Aegypti non è più presente (lo è stata fino al dopoguerra), ma ha ricominciato a popolare alcune zone vicine a noi, come le coste della Corsica. Quindi forte è l’allarme nei confronti di un possibile ritorno di questa zanzara.
Anche per questo virus, dopo la puntura di una zanzara infetta il virus circola nel sangue della persona per 2-10 giorni e un’altra zanzara può prelevarlo e trasmetterlo.
Esistono due tipi di malattia, per la quale non esiste né trattamento né vaccino:
1: la Dengue febbrile classica, con incubazione di 2-8 giorni, febbre e coinvolgimento delle articolazioni, dolori muscolari e articolari, nausea e vomito. Un segno tipico, anche se non sempre presente è un grosso edema delle palpebre. L’evoluzione è lunga, ma, di norma, benigna.
2: la Dengue emorragica,patologia più rara e più grave, dovuta ad una seconda infezione con uno stipite virale differente dal primo. La Dengue emorragica è un’infezione appannaggio di quei Paesi in cui esiste molta trasmissione di questi virus, perché devono essere infettati i pazienti per due volte con due diversi ceppi di virus.
Secondo l’OMS, al mondo ogni anno vi sono circa 50 milioni di casi di Dengue, la maggior parte dei quali si verificano nei continenti del sud del mondo, in particolare nelle zone tropicali e subtropicali. In Europa (Italia compresa) vengono segnalati oltre 1000 casi all’anno, tutti in persone che tornano da viaggi all’estero. Le infezioni sono contratte, nell’ordine, in India, in Thailandia, in Indonesia, in Messico e in Brasile.
Non esiste un serbatoio animale ed il ciclo biologico è zanzara-uomo-zanzara-uomo.
Il rischio per noi sta nei viaggi nei paesi a rischio oppure nell’instaurarsi di un focolaio epidemico in Italia perché un soggetto ritorna con l’infezione da un paese a rischio, viene punto, la zanzara si infetta e diventa in grado di infettare altri.
Anche in questo caso, quindi, a seguito di segnalazione di caso sospetto al pronto soccorso e diagnosi microbiologica di infezione, l’Igiene Pubblica provvede a disinfestare tutta la zona attorno allo stabile dove il soggetto ha trascorso le notti o i giorni dopo il suo rientro.
 
IL VIRUS WEST NILE (WNV)
E’ un Flavivirus, simile al virus della Dengue ed è trasmesso dalla zanzara tigre, ma anche, e forse in modo più efficiente, dalla nostra zanzara comune. Il suo ciclo biologico è più complesso rispetto a quello dei due virus precedenti, perché esiste in natura un serbatoio animale: si tratta di varie specie di uccelli selvatici nei quali il virus viene portato dalla zanzara e cresce. Gli uccelli raramente muoiono, stanno bene, eliminano il virus con le feci e sono dei veri e propri serbatoi di amplificazione e mantenimento del virus. Dagli uccelli, attraverso la puntura di zanzare, il virus può essere trasferito ai mammiferi. Particolarmente sensibili sono i cavalli e l’uomo.
Nell’uomo l’incubazione è di 3-15 giorni. In oltre la metà dei soggetti l’infezione si manifesta con febbre di lieve entità e malessere, circa il 20% mostra sintomi un po’ più importanti simil-influenzali, mentre nell’1% circa dei casi si hanno sintomi più severi come meningiti, encefaliti, meningoencefaliti. Paralisi e anche morte sono a carico di una percentuale ancor minore di soggetti, spesso di età superiore ai 60 anni.
Si chiama West Nile perché è stato isolato la prima volta in Uganda, poi è diventato endemico in Africa, Asia, Europa ed in America dove si è osservato un rapido ed inarrestabile propagarsi. Gli Stati Uniti hanno una vera e propria emergenza WNV con un migliaio di decessi all’anno.
In molte parti dell’Europa meridionale il virus si è insediato nella popolazione di uccelli e ogni anno le zanzare lo trasmettono ai mammiferi, uomo compreso. In Italia i primi casi di cavalli positivi sono stati segnalati una decina di anni fa in Toscana. Dal 2008 in poi casi di infezione severa nell’uomo sono stati segnalati nelle province di Ferrara, Bologna, Modena, Rovigo, Venezia e Mantova.
A differenza dei due virus precedenti, nel caso del Virus West Nile un uomo infettato anche se punto da una zanzara, non le trasmette una quantità di virus sufficiente per infettarla e questa non diventa in grado di trasmettere, a sua volta, l’infezione.
Il rischio per noi, è di essere punti da una zanzara che ha, in precedenza, punto un uccello infetto.
Il virus WestNile si è ormai stabilito nelle popolazioni di volatili stanziali in Italia e con esso avremo a che fare indipendentemente dai viaggi in zone tropicali.
 
Prevenzione
La misura preventiva più efficace contro tutte queste infezioni  consiste nell’evitare di entrare in contatto con le zanzare vettore del virus. Diventano quindi prioritarie pratiche come l’uso di repellenti, vestiti adeguati e protettivi, zanzariere e tende. Dato che le zanzare sono più attive nelle prime ore del mattino, è particolarmente importante utilizzare le protezioni in questa parte della giornata.
Per ridurre il rischio di epidemie, il mezzo più efficace è la lotta sistematica e continuativa alla zanzara che funge da vettore della malattia. Ciò significa eliminare tutti i ristagni d’acqua in prossimità delle zone abitate, ed effettuare vere e proprie campagne di disinfestazione che riducano la popolazione di zanzare.
 
La diagnosi microbiologica è eseguibile facilmente nei centri attrezzati (Bologna S.Orsola, Roma, Spallanzani). Nella prima settimana di comparsa dei sintomi viene cercato il genoma dei diversi virus con la PCR, in seguito è meglio usare la sierologia e cercare gli anticorpi IgM e IgG.
 
 
 
Il mondo sta cambiando. Cambia il clima e quindi cambia anche la distribuzione delle specie animali, aumentano gli spostamenti e cambia la distribuzione geografica di molte infezioni. Questo è uno dei tanti aspetti della globalizzazione con i quali avremo a che fare.
prof. Maria Paola Landini
Direttore U.O. Microbiologia
Università degli Studi di Bologna
Policlinico S.Orsola-Malpighi
Maria Paola Landini


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