Sport, scuola di vita
Non molti giorni fa assistevamo alla scomparsa di un grande uomo di sport. E’ Cesare Rubini classe 1923: ha partecipato alle Olimpiadi di Londra 1948 nella nazionale di pallanuoto e poi è passato al basket divenendo un grande atleta, un ottimo allenatore e un capace dirigente federale. Con lui se ne va una parte molto importante della nostra longeva e gloriosa storia sportiva, fatta di momenti di gioia alternati a momenti di tristezza e rabbia per una sconfitta che ha un sapore veramente amaro. Perché lo sport è un mix di tutto questo: basti pensare alla fatica che si fa in allenamento con il pensiero martellante che rimane fisso nella nostra mente e ci dice “ma chi te lo fa fare!”. Poi, però, arriva il giorno della gara e lì tutte le preoccupazioni per una forma non perfetta spariscono perché si sente il bisogno di mettersi alla prova, di scendere in pista, in piscina, in campo per dimostrare il nostro valore agli altri e per dimostrare a noi stessi che tutto sommato i sacrifici fatti durante la preparazione sono serviti a qualcosa! E’ già i sacrifici! Perché un atleta di sacrifici ne fa parecchi!
Ad essere sinceri fa un certo effetto sapere che dietro una vittoria, che noi guardiamo comodamente seduti sul nostro divano, ci sia un lavoro enorme che solo persone capaci possono fare. Perché per essere un campione non bisogna mettersi solo sotto con gli allenamenti ma bisogna che la squadra per cui gareggia sappia gestire il campione, mettendolo nelle migliori condizioni per potersi allenare duramente e al tempo stesso potergli assicurare un futuro quando l’atleta lascia la carriera agonistica. Questo tipo di lavoro era svolto da Cesare Rubini che riuscì a far conquistare all’Italia del basket un ruolo di protagonista nelle più importanti manifestazioni internazionali. La storia dello sport è fatta di risultati ma anche, come abbiamo visto, di gente che spesso dietro le quinte faceva si che il sogno di un atleta si potesse realizzare, facendo risuonare così ancora una volta l’inno di Mameli. Per quanto riguarda i risultati, beh lasciatemelo dire: l’Italia è messa davvero bene! Infatti in quasi tutti gli sport siamo stati ai massimi livelli nel mondo: potremmo iniziare da Coppi e Bartali, passando per il Rubini pallanuotista e proseguire con i successi delle nostre Olimpiadi, Roma 1960, in cui un trionfante Settebello riusciva a conquistare l’oro olimpico! E come non ritornare al nostro passato più recente come le vittorie nel nuoto di Fioravanti, Rosolino e la grande Pellegrini, per continuare a parlare della vittoria ai mondiali di calcio in Germania (anche perché della figura fatta in Sud Africa è meglio sorvolare) e per parlare delle vittorie che ci arrivano dalla scherma,che, tra l’altro, è lo sport in cui l’Italia ha vinto più medaglie alle Olimpiadi!
Tutta questa storia non possiamo dimenticarla, non sarebbe corretto nei confronti di chi ha lavorato per dare un contributo, seppur minimo, alla crescita dello sport in Italia. Ma come fare per trasmettere ai più giovani le nostre glorie del passato? Forse nelle ore di educazione fisica se, oltre a fare un minimo di attività motoria, si facessero delle ore di teoria in cui il professore illustrasse i campioni del passato con un occhio rivolto al presente, tanto per rendere la lezione meno noiosa non sarebbe male. Si prenderebbero due piccioni con una fava!! Infatti i ragazzi farebbero attività fisica - che al giorno d’oggi non fa mai male - e al contempo si spiegherebbe loro che non tutto è facile come sembra. Infatti lo sport oltre a togliere molto dà moltissimo in termini di carattere e di lezioni morali valide per la vita. E’ questo il significato, a mio avviso, della frase lo sport è scuola di vita. Scuola di vita perché attraverso le difficoltà che ti pone e grazie alla tua perseveranza e abnegazione in allenamento ti forgia il carattere, facendoti capire che per raggiungere un obbiettivo, qualunque esso sia, serve fatica allenamento e soprattutto testa, perché senza di quella non puoi fare niente. Il tutto è reso possibile grazie all’etica sportiva per cui non si deve fare uso di sostanze dopanti, avendo quindi un rigore morale quasi incorruttibile e impenetrabile per i numerosi rischi che ragazzi sempre più giovani si trovano ad affrontare. Lo sport ti leva dalla strada, insomma, dove per strada si intende quel mondo che preferisce non fare nulla perché è faticoso, e quindi che alla prima difficoltà che la vita ci pone, si arrende perché incapace di risorgere dopo un torto subito o uno sbaglio. Un mio sogno? Quello di portare lo sport nella politica. Il mondo sportivo infatti è fatto di valori elevati, nobili come il rispetto per l’avversario e la voglia di scendere in campo senza trucchi o imbrogli. La politica spesso ci ha fatto assistere ad una competizione nella quale le regole non si rispettano e, per di più, i suoi tifosi guardano si la partita comodamente sul divano facendosi, però, venire il latte alle ginocchia! Se lor signori politici vogliono cambiare le cose, sono pregati, prima di entrare in partita di fare parecchio allenamento perché altrimenti rischierebbero una sconfitta totale! Grazie e buona visione a tutti.
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