aggiornato il 23/05/2012

Famiglia italiana

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Questa settimana il prezzo dei carburanti è diminuito. La media nazionale registrata è per la benzina € 1,811, per la benzina senza piombo € 1,917, per il diesel € 1,695, per il diesel senza piombo € 1,784, per il gpl € 0,833 e per il metano € 0,967.

Sos culle vuote

Sos culle vuote

Leggendo l’ultimo rapporto Istat con data 1 gennaio 2010 sulla popolazione in Italia si rileva che  i giovani fino a 14 anni sono 53.000 in più rispetto al 2009 e rappresentano il 14% della popolazione totale. Le persone con più di 65 anni ormai rappresentano 1/5 della popolazione, siamo un Paese in lento declino, ma una spinta in positivo arriva dagli stranieri che vivono nel nostro Paese.
Dal punto di vista demografico l’Italia è una delle nazioni con il più basso tasso di natalità nel mondo: nel 2009  il numero medio di nascite per donna è stimato a 1,41, di poco inferiore all’1,42 del 2008. La fecondità è dunque in una fase di assestamento. Si mantiene superiore a quella della metà degli anni ’90, in cui si toccarono i minimi storici, ma ancora non ha raggiunto il livello considerato ottimale per una popolazione, ovvero il livello di sostituzione delle coppie, pari a circa 2,1 figli per donna.
Il tasso di natalità dell’Italia nel suo complesso è stato nel 2008 del 9,6 per mille. A livello regionale, il tasso di natalità più elevato si rileva in Trentino Alto Adige  (10,7 per mille) seguito a breve distanza dalla Campania  (10,5). Al terzo posto si collocano a pari merito Lombardia  e Valle d’Aosta (10,2 per mille) seguite da   Lazio (10,1) e Veneto  (10,0). I valori più bassi si registrano in Molise (7,6 per mille), Liguria (7,8), Sardegna.

La ripresa si è verificata a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, si legge nel rapporto, dopo trenta anni di calo, minimi storici delle nascite e della fecondità con un indice allarmante di 1,19 figli per donna registrato nel 1995.
Un nato su cinque è di cittadinanza straniera in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, circa un nato su sei tra i residenti in Piemonte, Umbria, Marche,  Friuli, Toscana, più contenute le nascite di bimbi stranieri al Mezzogiorno. Proprio al Sud abbiamo mamme che hanno il primo figlio da giovani, sotto i 25 anni,  (circa il 12,4%), al Nord si diventa mamma oltre i 40 anni con una percentuale del 4,6%.

La donna sceglie di avere il primo figlio non più giovanissima per diversi motivi: prima di tutto il lavoro, spesso si attende di avere un lavoro stabile, di far carriera se possibile, prima di allargare la famiglia con dei pargoli. Importante è la stabilità economica nonché avere una casa di proprietà prima di fare il grande passo. Tutte condizioni che, nel nostro Paese, si verificano – e non sempre, anzi di solito con grandi difficoltà - quando la coppia è già adulta. Spesso si rimane fidanzati per un lungo periodo perché non si è autonomi economicamente e la possibilità di creare una famiglia è bassissima: niente soldi per sposarsi, andare a convivere, niente progetti per il futuro.
I figli costano ed il denaro è poco. I salari non vengono adeguati al caro vita ed il nostro Stato non garantisce politiche sociali capaci di sostenere e promuovere le nascite, tanto meno di dare assistenza alle famiglie con nuovi nati.
Le donne spesso dopo la nascita del loro piccolo abbandonano il lavoro, non conviene rientrare al lavoro se si devono affrontare spese considerevoli come asili nido, baby sitter ecc.
C’è difficoltà ad ottenere per una mamma con figli piccoli orari flessibili in ufficio, - ovviamente con le dovute eccezioni, ma noi parliamo sempre di media nazionale - mancano strutture ricettive pubbliche, i nidi pubblici sono carenti, quelli privati molto costosi e non accessibili a tutti.
Se non si hanno nonni a cui affidare il pargoletto durante l’orario di lavoro ed entrambi i genitori hanno un impiego, la situazione diventa difficile per una famiglia che ha uno stipendio medio e deve affrontare mille spese per tirare avanti.

Molte famiglie italiane si chiedono se per il 2010 è previsto un bonus bebè, come è accaduto nel 2009.
In effetti un contributo c’è ma a fondo perduto, sarà un prestito di massimo 5.000 euro rimborsabili in un periodo di 5 anni.
Come fare per ottenere questo bonus ? Ci si reca nelle banche convenzionate. Basta consultare l’elenco degli istituti sul sito predisposto dall’ Abi – Associazione Bancaria Italiana- e sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Dando una rapida occhiata al resto d’Europa la situazione per le neo mamme è molto diversa e a sicuro vantaggio dei piccoli rispetto a quello che accade in Italia, ahimè..
In Francia esiste uno Stato amico dei piccoli: sono molti gli aiuti concessi alle famiglie che vanno da agevolazioni fiscali a sussidi diversi che variano da Comune a Comune. Si va da un bel bonus bebè stabile nel tempo a all’assegno di 300 euro al mese per i figli di famiglie con basso reddito. Inoltre ci sono lunghi congedi per maternità e assegni – tra i 400 e i 700 euro al mese- sia per mamme che per papà che decidono di non rientrare a lavoro per i primi 3 anni di vita di ciascun figlio.
Quando si torna a lavoro la donna è tutelata al massimo: i bimbi sono a scuola con il tempo pieno assicurato, ci sono asili nido che funzionano e le strutture ricettive prevedono attività extra scolastiche per i piccoli senza che i genitori si scapicollino per portarli in giro per la città a fare sport, musica, a coltivare i propri hobby, con chiaro dispendio di denaro in più e tempo per i genitori che lavorano full time.
La ciliegina sulla torta nel sistema francese è lo sgravio di 500 euro al mese per la baby sitter, praticamente la tata è in parte pagata dallo Stato. Vi sembra poco?
Le donne francesi sono lavoratrici produttive e madri felici perché i loro figli sono al sicuro mentre loro lavorano, il ritorno in ufficio per la neo mamma è agevolato perché ci sono pochi sacrifici da fare per il singolo, al resto pensa lo Stato che adotta una politica attenta per la famiglia.
In Italia siamo ultimi soprattutto per la quasi totale mancanza di aiuti alle mamme e ai papà da parte della politica, stanno peggio di noi solo in Spagna, Grecia, Portogallo.
Nei Paesi scandinavi, in primis la Norvegia, i piccoli sono coccolati e protetti dallo Stato così come le famiglie. A Oslo la maternità dura circa 54 settimane, durante le quali alla madre viene corrisposto l’80% del precedente salario. La madre ha il diritto di allungare la maternità di un altro anno, ma senza retribuzione. E comunque, entro questi due anni, ha il diritto di rientrare al lavoro. La chiave è la flessibilità. La madre riceve un assegno una-tantum di 4.345 euro alla nascita di ogni figlio. In seguito, ovviamente, i benefici legati ai figli vengono elargiti con maggior parsimonia.
Circa un mese fa l’Unione Europea e è venuta in aiuto delle mamme e dei papà per quanto riguarda i congedi a stipendio pieno. Si è capito che l’Europa ha bisogno di bebè per garantirsi un futuro economico. Se prima le settimane di congedo concesse alle donne mamme erano 14, garantite dalla legge in 27 paesi, ora sono diventate 20, sei in più per le mamme, due settimane in più ai padri, anche loro chiamati ad accudire i figli.
L’EuroParlamento allunga a venti settimane il congedo per maternità a stipendio pieno e per la prima volta anche i papà, dopo il parto, sono tutelati se decidono di dare il biberon al figlio o di cambiare i pannolini.
Un passo coraggioso che si spera sia supportato anche da altre iniziative.
In Italia le mamme già possono decidere di restare a casa per venti settimane anche se solo con l’80% dello stipendio.
Le neo mamma devono poter tornare al loro posto di lavoro in un posto equivalente rispetto a quello che occupavano prima del parto, non possono essere licenziate dall’inizio della gravidanza fino almeno al sesto mese dopo la fine del congedo per maternità.
Tutte belle intenzioni che si spera trovino consenso negli Stati europei.
Nonostante l’entusiasmo iniziale per queste proposte, sembra ancora presto per festeggiare una vittoria per genitori e figli.

 

Sara Ingrati


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