Sanzioni per chi assume in nero
Roma, 18 febbraio 2012, ore 17.29
Negli ultimi 5 anni le assunzioni in nero sono cresciute nonostante la normativa si sia snellita e velocizzata. Certo i controlli non sono sempre adeguati, ma se si incorre in multe e sanzioni queste sono davvero salate. A ben calcolare conviene di più essere in regola con i contributi, piuttosto che no. In pochi sanno che la quota giornaliera di contributi da versare a un collaboratore familiare è poco meno di 2 euro al giorno. Vediamo come funziona in Italia il meccanismo delle sanzioni per i trasgressori. Il datore di lavoro che non paga i contributi per il personale domestico incorre in una sanzione pecuniaria multipla: dai 200 ai 500 euro per ogni lavoratore in nero, cui va aggiunto un aggravio che va dai 1.500 ai 12 mila euro per la mancata iscrizione del personale all’INPS e un ulteriore sanzione che è legata alla durata del lavoro nero. Perciò la sanzione più salata viene comminata se il collaboratore domestico svolge da molto tempo mansioni in nero. Ma quand’anche si dovesse trattare di una sola giornata lavorata non in regola la multa che scatta è di 3.000 euro. Chiaramente alla quota di sanzione pecuniaria, va poi aggiunta quella dei contributi spettanti al lavoratore. La non iscrizione all’INPS e i mancati versamenti previdenziali costeranno al datore sanzioni per il 30% dei contributi evasi; percentuale che può arrivare fino a un massimo del 60%. Ugualmente sanzionato è il ritardato pagamento dei contributi che sono trimestrali. La multa è come minimo del 6,5%, ma può arrivare anche a un massimo del 40% di quanto dovuto. Questo è quanto può accadere se il datore di lavoro, sebbene con ritardo, paghi spontaneamente i contributi nell’arco dei 12 mesi successivi alle annualità dovute. Se invece si arriva ad una contestazione da parte degli organi di controllo si sfocia nella fattispecie dell’evasione fiscale.
Oscar Rafone-
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