aggiornato il 23/05/2012

Famiglia italiana

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SOS papā separati

SOS papā separati

Roma, 16 novembre 2011 - Tra gli italiani cresce il numero dei divorzi. Fin qui tutto normale, in uno Stato laico come l’Italia  dove il referendum del 1974 portò alla legge sul divorzio. La difficoltà sorge quando si considerano le conseguenze che questo genera sui componenti del nucleo familiare: figli, mamme e papà. E’ recente l’attenzione ai problemi che vivono molti padri separati, in particolar modo quelli che sono costretti ad accettare un divorzio. Se si possono facilmente immaginare i problemi di carattere affettivo, poco ancora è detto sulle difficoltà  economiche che incidono sulla stabilità dei papà separati. Padri che all’improvviso si ritrovano senza un tetto perché hanno un basso reddito che devono quasi interamente destinare al mantenimento dei figli e della ex moglie non occupata; padri che cadono in crisi depressiva al punto da perdere il lavoro; padri che non riescono più a ritrovare l’equilibrio emotivo della propria vita. Abbiamo intervistato Fabio Barzagli, presidente dell’associazione Paternità, che da anni si occupa di questa realtà e che ci rilascia le sue idee al riguardo.
Presidente, ogni anno oltre 100.000 famiglie si separano. Cos’è la famiglia oggi?
Le Carte degli Stati ONU dicono “la famiglia è il nucleo fondamentale della società ed ha diritto ad essere protetta” ma nella pratica questo non avviene più. Ideologie e leggi come divorzio, femminismo, liberismo etico e commerciale, ipocrisia e mancanza di eguaglianza civile, hanno mal ridotto questa istituzione educativa, luogo di accoglienza e stabilità, sostenibilità psichica, direzione e senso, ponte tra individuo e società. Ogni 2 matrimoni 1 divorzia (trend in crescita), nelle difficoltà ci si molla, nel divorzio il vero tutelato è chi tradisce, chi lascia ed ha il vantaggio della premeditazione, mentre la persona onesta viene colpita sul fianco e tramortita. Tre separazioni su quattro sono richieste dalle donne (ISTAT). In una società in continua evoluzione e turbolenza la famiglia ha sempre rappresentato un punto fermo, l’embrione dove la solidarietà nasce e come un virus benevolo si spande nel mondo. Ecco, oggi non lo è più. Ed i risultati si vedono sottoforma di disgregazione sociale, corporativismo, sopravvivenzialismo, bullismo, solitudine e malattie depressive ai massimi storici.
Sono tanti i papà in condizioni difficili. Quali sono i problemi che hanno?
In questo quadro già di per se oscuro essere padre separato oggi è davvero difficile. Vuol dire trovarsi d’improvviso, spesso senza demerito o colpa, obbligati a lasciare moglie, casa e figli, e a questo triplice lutto psichico si abbina spesso la perdita di lavoro. Molti padri lo definiscono uno “tsunami” psicologico, un terremoto che devasta gli affetti e gli averi base della loro vita e che ne precipita a migliaia nella condizione di povertà morale ed economica, talvolta, in oltre 100 casi l’anno, a togliersi o perdere la vita nei modi più tragici. A questa tragedia fa eco una assoluta insensibilità e colpevole silenzio delle istituzioni e della classe dirigente Italiana.
Come si risolvono i problemi dei papà separati?
Innanzi tutto col ripristino dell’articolo 3 della Costituzione “uguaglianza civile a prescindere dal sesso” dato che nei Tribunali incredibilmente i Giudici affidano il tempo figli per l’85% alle madri e per il 15% ai padri, e questo genera una sorta di “mercato del figlio” dato che chi se lo accaparra vince i beni dell’altro, casa, assegni, controllo, potere, tutto. La disuguaglianza crea conflitto, è evidente. E questo pesa sulle casse dello Stato (2 miliardi, in termini di processi) e ingrassa avvocati e psicologi (stimati 5-10 miliardi) sulle spalle dei cittadini. Anche verso i figli è discriminazione: ci saranno quelli con 2 genitori e quelli con 1, il divorzio infatti è stata una legge contemplata per gli adulti, ai figli le conseguenze negative, come non avere più, da un giorno all’altro, la famiglia e diventare in 1 caso su 4 orfani di padre vivo (ISTAT).
Qual è la regione o il comune italiano con più assistenza ai papà separati?
Come già detto non c’è assistenza, se non una manciata di mini appartamenti (una decina in tutta Italia sparsi tra Roma, Milano, Genova..) assolutamente inefficace per gli oltre 800.000 padri separati “sfrattati in 30gg” dalle sentenze di un Tribunale. Dal punto di vista psicologico ancora meno, lavorativo non ne parliamo, chi di loro non ha lavoro, o lo perde, non ha alcuna agevolazione o corsia preferenziale (lo Stato “obbliga” all’assegno ma non “garantisce” niente) dato che nei Centri per l’Impiego pubblici gli unici sportelli speciali sono lo “sportello donna” e lo “sportello immigrati”. Rivolgo dunque un forte appello al Parlamento ed ai Governi Locali perché creino con le associazioni nazionali e territoriali (noi siamo disponibili) dei forum di discussione e soprattutto azione per rimettere in sesto i “diritti essenziali” ed una situazione già molto drammatica ma in ulteriore escalation di cui pagano i padri oggi e pagheranno i figli domani.
A.D.


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