aggiornato il 23/05/2012

Famiglia italiana

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Rugby che passione!

Rugby che passione!

Bassi, tocco, pausa, ingaggio: che lo spettacolo abbia inizio. Quindici ruoli per quindici giocatori. Quindici giocatori contro altri quindici giocatori  ed una palla ovale da portare in meta per poter vincere. Ognuno al proprio posto, schierato, silenzioso, poi il fischio ed il calcio d’inizio. La partita comincia. Si combatte per 80 minuti senza “armature”, senza protezioni, a mani nude, ma con la certezza di poter contare sugli altri quattordici giocatori, compagni ed amici. Non bisogna arrendersi davanti a niente: un pilone di 120 chili, una seconda linea che ti guarda dall’alto dei suoi due metri, un mediano che corre più veloce del vento, né, nel rugby internazionale, lasciarsi intimidire dalla divisa “all black” dei neozelandesi mentre eseguono la loro haka, o dal gioco esemplare di inglesi e francesi, né tantomeno dall’aggressività del Sud Africa o dal talento di sempre degli australiani. Mente lucida, fantasia, flessibilità ed un fisico che regge qualsiasi impatto con l’avversario, questo è quello che serve nel rugby.

Più tocchi quella palla e più te ne innamori. Più giochi su quel campo e più senti che quest’ultimo è come se fosse casa tua. Più partite giochi e più hai voglia di portare con te il rugby in ogni posto ed in qualsiasi stagione dell’anno: beach rugby, rugby seven, rugby a 13. Più passaggi fai con  l’ovale con i tuoi compagni, più capisci che molti tra questi saranno tuoi amici per tutta la vita. Più vai avanti con gli anni e più comprendi che il rugby te lo porterai per sempre nell’anima ancor più che nelle inevitabili cicatrici. Non si smette mai di essere rugbista, anche quando appendi gli scarpini al chiodo.

Oliviero Fabiani, allenatore dell’under 6 e giocatore di rugby presso la S.S.Lazio 1927, ha risposto ad alcune domande per chiarire meglio cosa vuol dire insegnare ad al tempo stesso praticare questo sport così coinvolgente.

Perché consiglieresti questo sport?

Una delle cose più belle di questo gioco è il fatto che qualsiasi fisico tu abbia, esiste un ruolo adatto che puoi ricoprire: alto, basso, lento, veloce, magro, in carne. Ad un bambino piccolo può anche servire per migliorare la propria autostima, perché in campo bisogna essere decisi, lucidi, devi fermare l’avversario mettendoci il fisico, senza paura; devi capire il tuo ruolo in campo e l’importanza di esso. È stupendo vedere come i bambini iniziano a comprendere che c’è bisogno di collaborazione, di squadra, di amicizia per poter giocare insieme stagione dopo stagione.

Qual è l’allenamento tipo che proponi ai bambini e come vedono la tua figura di allenatore?

Per l’Under 6 non si può parlare né di allenamento, né di allenatore, si parla di mini-rugby. Io sono più che altro un “educatore” e cerco di far passare ai miei piccoli atleti l’ora di sport facendoli divertire il più possibile. Soprattutto devono imparare a non avere paura di cadere a terra e del contatto fisico. L’anno scorso ho insegnato anche all’Under 14 e con loro il discorso è diverso. L’allenamento deve essere sempre stimolante. Serve fisicità, tecnica di passaggio e di placcaggio, tattica di gioco. Molto spesso in questa fascia di età, la rosa degli atleti si sfoltisce. Molti ragazzi smettono,ma è proprio questo il momento nel quale non bisogna mollare, perché è proprio questa l’età nella quale nasce il rugbista vero.

Nel rugby il contatto con l’avversario è decisivo. Come ovviare alla possibile “violenza”?

Non è uno sport violento, è uno sport di combattimento, senza che mai, anche sugli spalti degli stadi, si siano verificati scontri. Il regolamento di questo gioco è molto severo e le sanzioni che si applicano possono fermarti anche per due anni: basta un pugno. Al contrario del calcio il ruolo dell’arbitro viene rispettato da tutti gli atleti, sempre. Solo il capitano può parlare con lui e non si può in alcun modo contestare le decisioni che prende. Regolamento ed arbitro sono fondamentali per poter mantenere l’ordine in un campo con trenta giocatori pronti a tutto pur di vincere. Se non rispetti le regole non vai avanti, in altri sport invece questo non avviene. 

Curiosità per non addetti ai lavori: la partita non si conclude con il secondo tempo. C’è anche un terzo tempo, emblema dei valori che il rugby trasmette. Allenatori, famiglie, amici e giocatori, a partita finita, mangiano e bevono tutti insieme anche se, fino a dieci minuti prima, l’antagonismo “feroce” si faceva vedere  sul campo e sugli spalti.

 

Sveva Biocca

http://www.tuttorugby.it/

http://www.rugbylist.it/

http://www.federugby.it/

http://www.solorugby.org/regolamento-rugby.htm


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