Rincari fantasma sulla benzina
Nuovi rincari per i carburanti in Italia. Se l’instabilità libica penalizza benzina e diesel sul nostro mercato, non mancano speculazioni economiche che registrano rifornenti sempre più cari per gli italiani.
Eni, tra le maggiori esportatrici del petrolio dalla Libia, segna aumenti che riportano i prezzi ai valori record del 2008.
Con piacevole scoperta anche le altre società petrolifere si adeguano con rialzi che attestano la verde a 1,536 euro e il gasolio a quota 1,426 euro al litro.
Se l’aggravio della quotazione del barile tocca la cifra di 112 dollari al barile, dall’Arabia aumentano le esportazioni con una stima d’incremento di circa 700 mila barili il giorno.
Sorge allora spontanea la domanda su rincari fantasma, sostenuti da riserve nazionali inalterate e con una richiesta di fabbisogno senza aumenti.
In un mercato libero, perché dipendere, come l’Italia, cosi tanto da un cambiamento storico un altro paese che incide solo per 11% d’importazioni, alla luce poi di patti di stabilità che ci legano ad altri paesi da cui ci riforniamo.
Attuare una sorta di terrorismo mediatico avvantaggia solo le speculazioni e i fondi cassa, senza che le autorità competenti possano vigilare sulla tutela del cittadino.
Come se non bastasse, gli aumenti maggiori si sono registrati al sud, pur confidando in un’estrazione dal sottosuolo di sette miliardi di metri cubi annui, pari al 10% del fabbisogno nazionale.
In Campania, infatti, occorrono 1,596 euro/litro per la verde, complici le maggiori imposte addizionali del territorio, contro gli 1,529 euro/litro in Veneto.
Inutile allora, spendere energie in accordi internazionali quando si continua a beneficiare di una serie di accise che gravano sul prezzo del greggio per oltre il 50% del valore al litro.
Distogliere l’attenzione poi, spostando l’opinione pubblica sul libero mercato e sulla politica estera, non nasconde la verità di un paese capace di tassare senza reinvestire con strategie adeguate, indifferente di fronte a rincari che non penalizzano solo gli automobilisti, ma anche chi grazie al petrolio produce materie prime.
Consumatori allora sempre più penalizzati, e aziende ancor meno competitive in un mercato senza regole e freni.
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