Questo bimbo a chi lo do?
Per molte donne la maternità è l’esperienza più forte e bella nella vita. La facoltà di generare si estrinseca in tutta la sua potenza con l’arrivo di un bebè. Ma, si sa, insieme alle gioie che ogni figlio regala alla propria madre, giungono anche le piccole difficoltà quotidiane; prima fra tutte la scelta dell’asilo nido a cui affidare i pargoli. Nati dall’esigenza di accudire i piccoli, durante l’orario di lavoro dei genitori, gli asili nido sono strutture in cui il bimbo viene accolto insieme ad altri coetanei sotto l‘attenta cura di educatori e maestri. Trovare quello giusto è sempre più difficile, se poi pensiamo all’asilo nido pubblico la situazione diventa ancora più complessa. Secondo l’Istat, il servizio di asili nido pubblico è presente soltanto nel 16% dei Comuni italiani, nel loro insieme il 58% dei nidi comunali è concentrato nelle Regioni settentrionali, il 28% al centro e solo il restante 14% al sud. Se consideriamo che la popolazione che ha un’età compresa tra 0-3 anni si aggira intorno ai due milioni, emerge che la copertura del servizio potrà essere garantita solo per il 5,9% dei piccoli. In media, il costo della retta in una struttura pubblica si aggirerebbe intorno ai 290 euro mensili. Le liste d’attesa per accedervi sono molto lunghe e la domanda è sempre crescente.
Non meno affollate sono le liste d’attesa per l’accesso del bambino nelle strutture private, per quanto in media le quote di retta arrivino a sfiorare i 400 euro mensili. L’odissea di ogni madre che lavora è resa ancora più gravosa da un welfare che, purtroppo, non riesce a far fronte alle esigenze delle famiglie. Inoltre, per molte donne rinunciare al lavoro è materialmente impossibile. Un’ottima alternativa potrebbe essere l’incremento e la diffusione del telelavoro che, secondo la giornalista e manager Paola Liberace, potrebbe rappresentare una svolta per ogni mamma che finalmente non sarebbe costretta ad affidare il proprio figlio ad altri, guardandolo crescere e standogli più vicino. Anche offrire alternative aziendali, del resto, sarebbe possibile e neanche troppo costoso. Di recente, accanto alle strutture pubbliche e private più tradizionali, in Italia ha iniziato a diffondersi il nido famiglia. Nato nel nord Europa dove è più noto come come tagesmutter, mamme di giorno, il nido famiglia è un nido domiciliare che può ospitare fino a un massimo di 6 bambini dai 3 mesi ai 3 anni.
Solitamente chi lo gestisce può essere un’amica, una parente o una vicina di casa della mamma che vi si rivolge, e accudisce i piccoli secondo le proprie competenze. Questa formula riscuote un notevole successo tra le lavoratrici perché si sentono tranquille nell’affidare il proprio figlio a una persona di fiducia che, dato il numero ridotto di bimbi da seguire, riuscirà a dargli l’adeguata attenzione. Inoltre anche chi lo gestisce ha i suoi vantaggi: la comodità di lavorare in casa, fare un lavoro stimolante e soddisfacente, rendere un servizio utile alla comunità. Aprire un nido famiglia è facile. Basta rivolgersi al Comune per richiedere le autorizzazioni necessarie e sottoporre la casa a tutti i controlli sanitari, stipulare delle polizze assicurative per i bimbi e armarsi di tanta pazienza e amore per accudire i bambini nel modo migliore. Nell’attesa del giorno in cui, finalmente, vengano varate leggi a misura di mamma, ci auguriamo che tutti i piccoli possano uscire dal loro nido senza troppi traumi.
14 ottobre 2009
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