Quando il PIL ci fa soffrire
Ecco un altro dato che certo non fa piacere come rilevazione dello stato di salute dell’economia mondiale ed in particolare per l’Italia. I segnali della ripresa vengono avvertiti dovunque, segnali o sensazioni? Verrebbe da domandarsi in quanto talvolta le rilevazioni economico/finanziarie, lo stato dell’occupazione, l’aumento dei prezzi delle materie prime e delle fonti energetiche e l’andamento dei PIL, talvolta sono in contraddizione rispetto a quello che avviene in ambito finanziario, ma sappiamo bene che l’aspetto speculativo è forse quello che ha maggiormente condizionato in questi anni pre e post crisi tutta l’economia mondiale. Pertanto se la forte domanda di paesi come Cina, Brasile ed India per l’acquisto di petrolio ne ha dettato la crescita del costo al barile nel giro di pochi mesi, dalla fine della crisi del 2008, di sicuro in questo aumento c’è comunque lo zampino di manovre speculative, che ne anche la svolta Green imposta dall’amministrazione Obama ed il recente disastro ambientale nel Golfo del Messico, sono riusciti a convincere le multinazionali a perseguire politiche energetiche diverse. Comunque i dati percentuale sul Pil del quarto trimestre del 2010 indicano un rallentamento della ripresa: +0,4% contro il + 0,6% della precedente rilevazione.
Quindi di fatto la crescita economica rallenta nell’area dei Paesi Ocse nel quarto trimestre del 2010. Per il nostro paese la crescita rallenta rispetto alla rilevazione del trimestre precedente passando da un + 0,3% ad un +0,1% e restando comunque al disotto della media europea che era nel terzo trimestre del 2010 pari allo 0,2%. In calo la crescita anche in Germania (+0,4% contro lo +0,7% precedente), mentre la Francia resta stabile allo +0,3% e la Gran Bretagna si attesta a -0,5% dovuto ai tagli agli investimenti imposti dal duo Cameron Clegg e dallo stallo del mercato immobiliare, in cui i prezzi sono in caduta libera. A livello mondiale non va bene neanche al Giappone in quanto c’è una contrazione della crescita economica (-0,3%) dovuta alla fine delle misure statali di stimolo alla ripresa essenzialmente di tipo deflazionistico. In netta controtendenza solo gli Stati Uniti con un +0,8% rispetto ad un +0,6% del terzo trimestre, ma con un tasso di disoccupazione ancora assai elevato.
Forse Marchionne potrebbe aver visto lungo ad agganciare la Fiat con la Chrysler, visto che lì la ripresa sembra esserci mentre qui andiamo a scartamento ridotto e non è ancora finito.
Antonio Buongiorno
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