Perchè io vado
“Tu che fai?”
“Io resto, e tu?”
“Io vado”
Questo è il promo dialogato del nuovo programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano che va in onda su RAI 3 in cui verranno affrontate varie problematiche che gli italiani stessi faranno balzare agli occhi dei conduttori e degli autori del programma. Se provassimo a tracciare noi una mappa dei problemi italiani su vasta scala quali pregi e quali difetti emergerebbero? Tentiamo dunque di analizzare il “bel paese” con gli occhi di chi sarà la classe dirigente del futuro,ovvero i giovani, in modo da far notare le nostre idee e proposte che sbagliate o giuste che siano credo debbano essere ascoltate. Perché se è vero che i giovani sono il futuro è giunto il momento di iniziare a pensare in modo più concreto a quel futuro che dovremmo rappresentare. Partiamo da chi dovrebbe (e dico dovrebbe perché quasi mai è così) dare il buon esempio: le istituzioni politiche. Sono subito una nota dolente poiché abbiamo una concezione di incarico pubblico tutta italiana. Nell’antica Grecia un magistrato pubblico, cessata la carica che ricopriva, dava un rendiconto sul suo operato. Verrebbe da chiedersi: che direbbero i rappresentanti delle istituzioni al termine della durata di un mandato? L’Italia è al 67° posto in una ricerca internazionale dietro al Ruanda per la corruzione.
Corruzione e basta? No c’è di più! C’è gente che investe per caso un cane e si ritrova in fin di vita in ospedale o chi per una fila nella metro muore per mano di un ragazzo che a detta della madre è buonissimo ma che ha pur sempre ucciso una donna, o chi è scambiato per un altro e rischia di perdere un occhio poiché aggredito davanti all’asilo della figlia! C’è chi dice che la gente è violenta perché non si combattono più guerre da tanto tempo: ma allora ogni tanto dobbiamo scatenare una guerra mondiale? Non credo si debba arrivare a tanto perché con un po’ di educazione, che ormai non si trova più, o meglio ci si vergogna di mostrarla in pubblico, le cose si risolverebbero subito e senza problemi. Ma altri sono i temi che affliggono i ragazzi come ad esempio il blocco del turn-over che sancirà la perdita dal 2013 di 300mila impiegati nella pubblica amministrazione o anche il blocco della didattica nelle università o una finanziaria che non prevede fondi per la ricerca ecc... Ed ecco che colpisce agli occhi di un maturando come me l’intervista a Carlo Ginzburg sul Corriere della sera dello scorso giovedì in cui il professore nell’elencare alcuni dei progetti arrivati all’European Research Council,ente dell’Unione Europea che sostiene progetti di ricerca d’eccellenza riguardanti materie umanistiche e scientifiche,parla della sua impressione nel vedere che progetti di italiani non avessero un’ università italiana come istituzione dove portare avanti il proprio progetto. La domanda sorge spontanea: come è possibile che studenti italiani formati in Italia non trovino sbocchi professionali nel loro paese? E questo uno dei misteri inspiegabili a rigor di logica! Ricapitolando un attimo la fotografia che appare agli occhi di ragazzi quasi diciottenni è grosso modo questa: istituzioni in continuo corto circuito che non sanno reggere e rallentare l’implosione del nostro paese, connazionali che sono sempre più maleducati, egoisti e indifferenti ai problemi altrui (come nel caso di Maricica, tutta la gente che è passata accanto a lei incurante poiché distaccata dalla realtà in cui si vive) e poi, a conclusione di tutto questo si vede un paese che non decolla sotto nessun aspetto, mostrandosi incapace di rimboccarsi le maniche per lottare per un futuro migliore e che non è neanche capace di organizzare una raccolta dei rifiuti(Napoli docet)! Che fare dunque restare o scappare? Se le cose stanno così a malincuore io vado e tu….?
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