aggiornato il 23/05/2012

Famiglia italiana

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Questa settimana il prezzo dei carburanti è diminuito. La media nazionale registrata è per la benzina € 1,811, per la benzina senza piombo € 1,917, per il diesel € 1,695, per il diesel senza piombo € 1,784, per il gpl € 0,833 e per il metano € 0,967.

Per favore... Bon Ton

Per favore... Bon Ton

Il periodo di vacanze estive rappresenta per ciascuno di noi l’occasione, come si sente dire ossessivamente perfino negli spot pubblicitari, di “staccare” e di “scaricarsi”. Tutti abbiamo bisogno di separarci dalla quotidianità, anche se solamente per qualche giorno – e forse è proprio questa breve, effimera speranza di una piccola gioia compensativa a rendere malinconica e impotente ogni fuga programmata dalla realtà. Il problema è che molto spesso, purtroppo, “staccare” significa, di fatto, recidere i fili invisibili che ci legano ai nostri simili, in una deriva che ci allontana sempre di più dalle regole e dai doveri che rendono possibile la vita collettiva. La parola d’ordine, vera e propria fissazione collettiva, è “scaricarsi”, dunque, nel senso di “scatenarsi” e di lasciare libero corso alle reazioni più elementari, più immediate, bestiali e distanti dall’educazione e dal buonsenso. Ciascuno vede chiaramente, come il fatto più ovvio del mondo, il proprio diritto a questo “scaricamento” delle compresse energie vitali. Tuttavia, questa percezione così nitida del proprio diritto assoluto al divertimento troppo spesso offusca, agli occhi del singolo, il contesto circostante: anche in vacanza siamo circondati da altre persone, con desideri e diritti paragonabili ai nostri.
Tutto nasce da un equivoco. Quante volte siamo arrivati in una splendida spiaggia e abbiamo detto, gettando lì la frase senza neanche rendercene conto, “ohibò, ma qui è pieno di gente!”? (ciascuno sostituisca all’”ohibò” ciò che la fantasia gli suggerisce). Eppure, quante di queste volte abbiamo realizzato che noi stessi siamo parte di quello che alcuni impietosamente chiamano “carnaio”, proprio noi, con il nostro ombrellone, la nostra ingombrante busta di panini in via di liquefazione, il nostro thermos e i nostri racchettoni? A ciascuno piacerebbe avere l’intera spiaggia per sé e per i suoi amici, come teatro del proprio salubre “scaricamento”. Ma non siamo soli. Siamo in tanti, anzi, in tantissimi. Essere impermeabili a questo fatto, rimuoverlo, ci conduce a un rapporto assolutamente distorto con chi è intorno a noi. Ciascun ospite dello spazio comune non può agire e comportarsi come se fosse solo. Negare la presenza degli altri, negare l’ineluttabile realtà per creare all’interno della propria psiche le immaginarie condizioni ideali per lo “scaricamento”, oltre a essere sintomo di nevrosi genera la condizione media in cui versano ad agosto i luoghi di vacanza: il caos. La guerra di tutti contro tutti, homo homini lupus. Così la vacanza si rovescia paradossalmente nel suo contrario, in una selvaggia arena, colma di pericoli e insidie, in cui l’unica, solida regola rimasta è quella di ottenere la porzione più grande di relax.
Ed ecco l’equivoco, il paradosso, l’intoppo. E’ così difficile rendersi conto che tutto ciò ripropone esattamente l’abituale situazione conflittuale della vita quotidiana? Unica differenza: ad aggredirsi non sono uomini in camicia e cravatta ma grottesche e patetiche figure in mutandoni da bagno, pantaloni a pinocchietto, canotta, sandali o fetidi scarponi da trekking? Cominciamo a renderci conto di quanto tutto ciò sia paradossale: fare la guerra (proprio ora, in vacanza!) per ottenere un po’ di pace non fa al caso nostro, il gioco, come si dice, non vale la candela.
Così, in quei giorni lontani da casa dovremmo provare a creare le condizioni per la coesistenza con l’altro a partire da noi stessi; talvolta – incredibile, vero? –  rendendoci conto che è necessario porre dei limiti alle nostre pretese. Tutto questo per tener fede, o almeno provarci, all’ideale di vacanza che con nostalgia talvolta ancora ci blandisce e che sentiamo, forse ingenuamente, realizzabile.

In auto, in fila per il traghetto, non stazioneremo con l’autoradio al massimo, magari tenendo i piedi nudi fuori dal finestrino per il caldo. E così al casello non tenteremo di cambiare fila (quell’altra ovviamente è più veloce). Fermi nella stiva del traghetto non accenderemo il motore – intossicando donne e bambini innocenti - venti minuti prima dell’attracco per approfittare a discapito di tutti dell’aria condizionata. In spiaggia non trasformeremo l’unico accesso al mare attraverso l’intricata selva di corpi in un poligono di tiro per un’assordante e violentissima partita a racchettoni. Così non permetteremo ai nostri figli  – accampando come scusa il solito “sa, sono bambini…”  –  di scagliarsi palle di sabbia, secchiate d’acqua, gavettoni o vigorose pallonate, inopportunamente vicini al quieto giaciglio dei nostri vicini d’ombrellone. I gestori degli stabilimenti balneari prometteranno di non occupare tutto lo spettro acustico delle pigre giornate d’agosto con devastanti musiche estive ad alto volume. E ancora, faremo attenzione al nostro barbecue, che rimarrà tale senza trasformarsi in un immenso rogo sacrificale che affumicherà i nostri discreti vicini di casa. Avremo cura di non rendere partecipe l’intera spiaggia della telefonata al nostro amico con tutti i dettagli delle iperboliche, miracolose e frammentarie ultime notizie sul calciomercato. E chi visiterà città d’arte o antichi borghi assopiti al canto delle cicale, s’impegnerà a non cimentarsi in orrendi pediluvi, abluzioni e sciacqui in magnifiche fontane rinascimentali. Non ci accamperemo in gruppo sulla scalinata di una chiesetta consumando panini farciti, tra buste svolazzanti di plastica e bottiglie. E no, le strade deserte di un paesino nell’entroterra durante le prime ore pomeridiane non ci faranno sentire autorizzati a circolare a torso nudo e sudato, con la maglietta come copricapo. Allo stesso modo, entrando nel chiostro di un venerabile monastero ortodosso, tentiamo di tenere sotto controllo il secco e ritmico suono prodotto dalle nostre ciabatte.
Non illudiamoci, anche quest’anno saremo tanti, arrabbiati e tutti pieni di un morboso desiderio di “staccare”. Non limitiamoci a non fare agli altri ciò che non vorremmo che fosse fatto a noi. Impegniamoci per un passo ulteriore: tentiamo, con un po’ di immaginazione, di non imporre il nostro modello a nessuno; accortezza, questa, che possiamo considerare come la vera quintessenza di ogni buona educazione. La buona riuscita di una vacanza dipende, ormai è chiaro, più dagli altri che da noi. Ma chi sono gli altri, se non noi dal punto di vista di un altro?
Non resta altro, a questo punto, se non augurare a tutti noi una pacifica, adeguata e serena convivenza vacanziera!

Nicola Tisci


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