Panino I love you
Tipica tradizione dei popoli nomadi, abituati a consumare velocemente i pasti in piedi sostando in luoghi come taverne o simili, ma considerata di cattivo gusto dai notabili, lo street food ritorna a fare tendenza. Se prima la gastronomia era considerata materia “seria”, opportunamente tramandata e codificata, adesso anche un signore come Joele Robuchon, lo chef francese eletto cuoco del secolo, può permettersi di aprire una catena di “tavole” dove non è necessaria né la prenotazione, né la carta di credito: basta sedersi e consumare il menù fisso in soli venti minuti! Intuizione brillante e di certo in linea con l’attuale tendenza della cucina mondiale, in cui sembra acquistare importanza non quanto e come si mangia, ma il cosa. La qualità e l’essenzialità del cibo sono diventate le reali carte vincenti.
Possiamo quindi a buon senso arrogarci il diritto di affermare che lo street food sia una caratteristica tipica dell’Italian style, così famoso e venerato in tutto il mondo. Proprio allo scopo di difendere questa importante tradizione sono nate alcune iniziative, come il libro “Cibo di Strada” di Stanislao Porzio (Guido Tommasi, Milano 2008), un’interessante diario di viaggio gastronomico in Italia. O ancora l’associazione culturale “Streetfood”, nata nel 2008 col dichiarato obiettivo di offrire “un'alternativa sana e sostenibile alla globalizzazione...”. Appositi eventi vengono inoltre organizzati in tal senso: il “Festival Internazionale dello Street Food”, una biennale che si tiene a Cesena, e il “Salone del Gusto” di Torino.
La filosofia dello street food, servito nei caratteristici chioschi o offerto da venditori ambulanti, costituisce quindi la più antica e autentica forma di ristorazione. Semplice nella preparazione e genuino perché legato alle tradizioni agro-alimentari del territorio a cui appartiene, il cibo di strada è forse la più onesta tra le diverse forme di offerta gastronomica e quella che probabilmente consente di leggere con maggior facilità la storia di un popolo. Dal Mediterraneo col tempo poi questa tradizione si è diffusa in tutti quei luoghi in cui il clima e il contesto sociale ne hanno consentito la realizzazione: il lontano Oriente, Africa, America Latina, così come Australia e Stati Uniti.
Certo è pur vero però che la cucina di strada viola molte delle regole “di casa”. Il consumo di cibo può essere sia un fatto privato (nella propria abitazione) che un evento pubblico (per strada o in locali), quindi legato alla collettività. Con lo street food si è da soli e insieme agli altri contemporaneamente, creando un’atmosfera di complicità che può indurre anche sconosciuti al dialogo. In tal senso la cucina di strada è pure un’arte della comunicazione.
L'occidente si sta riavvicinando attraverso manifestazioni gastronomiche ed eventi alla cultura del cibo di strada; ciò può essere letto forse come un modo naturale di ritorno dell’essere umano alle antiche radici e come volontà di riappropriarsi di un tempo in cui la strada riacquista il senso di spazio urbano e il consumo del cibo diventa vera e propria pratica sociale.
Marina Bonifacio
Siti utili per l’approfondimento:
http://www.streetfood.it/cms/
http://romagnainformazioni.com/2010/09/09/festival-internazionale-del-cibo-di-strada-2010-sesta-edizione-a-cesena/
http://www.salonedelgusto.it/
http://www.joel-robuchon.net/
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