Oltre i 1000 euro non si paga in contanti
Roma, 13 gennaio 2012 - Quando i conti tornano non ci si deve mai preoccupare. Parte dal primo febbraio il giro di vite sulle transazioni cash, fissando a 1000 euro il tetto massimo dei pagamenti in contanti. La riforma prevista dall’ultima finanziaria salva Italia, sostiene il governo tecnico, segna una svolta per la lotta all’evasione fiscale. Maggiore tracciabilità dei pagamenti permetterà la reale stima del sommerso, oggi oscuro al fisco. Tetto imposto che però non favorisce le categorie più deboli. Dalla riforma saranno, infatti, penalizzati lavoratori o pensionati soliti a percepire in contanti stipendi e pensioni oltre i mille euro. Per transazioni oltre i mille euro sarà necessario aprire un conto corrente bancario o postale sul quale operare tutti i movimenti, accrediti compresi.
Cosa cambia con la nuova legge.
Ogni trasferimento tra soggetti oltre i 1000 euro sarà sanzionato con una multa pari al 40% dell’importo, anche nel caso in cui questo fosse frazionato ma riconducibile a un’unica operazione sotto il profilo economico.
Gli assegni al portatore o trasferibili non potranno superare il tetto indicato.
Saranno vietati i libretti al portatore aperti dopo il 6 dicembre con importo oltre la soglia prevista.
Cosa consente la nuova legge.
Movimenti in contanti di qualsiasi natura fino a un importo di 999,99 euro.
Prelievi bancomat anche oltre i mille euro, non trattandosi di transazione tra soggetti diversi.
Emettere assegni nominativi e non trasferibili di qualsiasi importo e trasferibili fino ai 999,99 euro.
Possedere libretti al portatore sotto la soglia dei mille euro, mentre quelli aperti prima del 6 dicembre dovranno essere portati sotto il tetto prestabilito e fatti divenire nominativi, altrimenti dovranno essere chiusi.
La riforma sulle transazioni è sicuramente doverosa a fini fiscali, anche se è legittimo chiedersi se un tetto così basso beneficerà solo al Paese o in primis, per i costi che il cittadino dovrà sostenere in commissioni e tenuta di conti correnti, agli istituti di credito che sono in crisi di liquidità.
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