aggiornato il 23/05/2012

Famiglia italiana

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Obesità infantile

Obesità infantile


Una recente ricerca dell’Eurisko rivela che circa il 20% dei bambini italiani al di sotto dei tre anni soffre di obesità o è in sovrappeso. Secondo la maggior parte dei pediatri italiani il problema è legato a un’eccessiva e scorretta alimentazione. Spesso i genitori si preoccupano se il bambino mangia poco, difficilmente si allarmano se accade il contrario. Un introito eccessivo di calorie durante l’infanzia può portare facilmente a uno stato di sovrappeso e successivamente all’obesità. Non è da sottovalutare il problema della carenza di ferro che rappresenta, specialmente nei primi anni di vita, un elemento fondamentale per il corretto sviluppo psicofisico del bambino.
L’obesità infantile è un problema di notevole rilevanza sociale anche perché un bambino in sovrappeso o obeso diventerà molto probabilmente un adulto obeso, con tutti i problemi di salute che ne derivano: malattie croniche cardiovascolari, ipertensione, alterazioni del metabolismo. L’obesità è una malattia multifattoriale con una forte componente genetica; un bambino con genitori obesi ha una probabilità più alta di diventare obeso. Ma anche la condotta alimentare e gli stili di vita sono cause rilevanti che possono determinarne lo sviluppo.

Per una dieta corretta ed equilibrata sin dai primi anni di vita, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda il latte materno come nutrimento principale fino ai 6 mesi e ne consiglia la somministrazione anche dopo lo svezzamento e il 12° mese di vita. Il latte materno infatti costituisce un alimento ideale e completo per il neonato in quanto è in grado di fornirgli tutti gli elementi nutritivi necessari per lo sviluppo del sistema immunitario. Il latte vaccino è fortemente sconsigliato prima dei 12 mesi di vita. Innanzitutto per l’eccesso di proteine che contiene che non vengono smaltite facilmente dall’organismo dei piccoli e determinano un aumento delle cellule adipose, con conseguente aumento di peso. In secondo luogo per il contenuto di grassi non adeguato e la carenza di acidi grassi essenziali, fondamentali per lo sviluppo. In terzo luogo il latte di mucca contiene una quantità insufficiente e scarsamente assorbibile di ferro, il cui fabbisogno nel bambino è invece molto elevato. È stato poi osservato che l’utilizzo precoce di latte vaccino può provocare la comparsa di microemorragie gastrointestinali, non visibili a occhio nudo, che possono aumentare le probabilità di anemia, influendo negativamente sullo sviluppo psicomotorio e comportamentale del piccolo.

Fino al terzo anno di età la crescita del bambino è “esplosiva” e l’alimentazione, in questa fase della sua vita, gioca un ruolo delicato perché da essa dipende il corretto e ottimale funzionamento dell’organismo e lo sviluppo fisico e mentale. Dallo svezzamento in poi è bene variare la dieta del bambino, in modo da garantire il giusto apporto di alimenti essenziali alla sua crescita ed evitare la monotonia alimentare che può favorire l’obesità. E’ molto importante suddividere l’alimentazione del bambino, nell’arco della giornata, in 4 o 5 pasti quotidiani: colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena variando il contenuto calorico ed energetico degli alimenti. Particolare attenzione va data alla prima colazione; dopo il risveglio è importante fargli assumere il nutrimento giusto che gli  dia energia ma senza appesantirlo. Una colazione completa ed equilibrata è composta da latte e cereali che contengono proteine, vitamine e carboidrati. Da non sottovalutare l’importanza del ferro: durante le fasi della crescita il fabbisogno di ferro è molto elevato perché aumenta  anche la quantità di sangue nel corpo. Il ferro produce l’emoglobina, elemento determinante la formazione dei globuli rossi; pertanto è indispensabile non soltanto per la crescita dell’organismo, ma anche per la maturazione del cervello e lo sviluppo delle funzioni cognitive. È opportuno dunque inserire nella dieta del piccolo tre o quattro pasti a base di carne a settimana e abituarlo a consumare frutta, verdura e legumi. Evitare il consumo di alimenti ipocalorici e non insistere se il piccolo è sazio o non ha molta fame. Infine è bene abituarlo all’attività fisica e ai giochi all’aria aperta per evitare la sedentarietà e a rispettare i ritmi di sonno e veglia per evitare l’insorgere di abitudini scorrette come la sindrome dell’alimentazione notturna.

Mariele Scifo


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