Nuoto che passione!
Ogni tuffo, ogni bracciata, ogni gambata, ogni volta che respiri per poi rimettere la testa sott’acqua sei da solo, contro il tempo, contro la fatica, contro i tuoi limiti, con i muscoli che iniziano a bruciare, contro un cronometro che va avanti ma sta lì ad aspettarti, contro la forza dell’acqua, tua amica e nemica nello stesso tempo. Sei da solo. Resisti, vai avanti, da solo. Gli sforzi non saranno ripagati uno ad uno e parimenti la stanchezza, le delusioni, le sconfitte. Ma ogni volta che invece sarai ripagato, ogni volta che vincerai una medaglia, che andrai più veloce delle precedenti, ogni volta che il cronometro si fermerà proprio sul tempo che avevi desiderato, ringrazierai gli allenamenti duri ed apparentemente insormontabili. Ringrazierai il tuo allenatore ed i suoi modi bruschi utilizzati per farti capire che l’impossibile è solo nella tua testa. Ringrazierai i chilometri percorsi con monotonia nella stessa piscina, ringrazierai la tua cuffia preferita, il tuo costume portafortuna, la tua volontà, i tuoi muscoli che hanno resistito, la tua mente e la sua fermezza. Allora tutto tornerà, tutto avrà un senso, tutto sarà nelle tue mani e solo grazie a te stesso. Questo è il nuoto. Dobbiamo però fare un passo indietro. Come possiamo saper nuotare così? Come possiamo saper sconfiggere i nostri limiti fisici e non solo? Leonardo Tifi, allenatore di nuoto presso l’Aquaniene di Roma, può aiutarci a capire ancora meglio quanto questo sport sia fondamentale per i nostri bambini.
Perché consiglieresti questo sport ai più piccoli?
Fisicamente è lo sport migliore, uno sport completo e senza rischi. Si può iniziare a praticarlo sin dai tre anni e garantisce un corretto sviluppo del corpo del bambino. Il fisico che crea “te lo ritrovi per tutta la vita”. Mentalmente, a mio parere, ti aiuta a rapportarti con la confusionaria società di oggi. Bisogna fare dei sacrifici, devi essere preciso, costante e continuativo se vuoi avere dei risultati.
Approfondendo maggiormente, oltre al saper nuotare, cosa ti insegna questa attività sportiva?
Sei solo contro il tempo e nella vita ci troviamo spesso in questa situazione. Non si può aggirare il problema, lo si deve affrontare, ed il nuoto può aiutarti a non mollare nonostante la fatica, nonostante il fatto che i risultati spesso tardino ad arrivare. Impari ad essere umile, serio, coerente con gli impegni presi e quindi con te stessi e con gli altri. Impari ad organizzare la giornata, a far quadrare ogni “appuntamento”, perché questo, come altri sport a livello agonistico, prende tanto del tuo tempo, proprio per questo impari a non sprecarlo.
In che modo si deve imporre la figura del maestro/allenatore e come si invogliano i ragazzi nonostante la accennata monotonia di questo sport?
Il maestro per i più piccoli e l’allenatore per i più grandi, rimane sempre la figura della quale ti devi fidare ciecamente. Il bambino o l’atleta devono avere di fronte una persona con la quale instaurare un feeling, sulla quale contare in ogni situazione, dentro e fuori dall’acqua. Bisogna prima di tutto saper prendere,ascoltare e capire il bambino o l’atleta al quale insegni il nuoto o che alleni. Io rappresento un suo punto di riferimento, anche se ben diverso dalla figura genitoriale. Posso essere la valvola di sfogo che nei genitori non trovano. È proprio grazie a questo feeling, grazie al fatto di saper trasmettere carisma e voglia di fare, al fatto di far vedere che anche chi insegna ci mette tutto sé stesso, che si può superare il percorrere ripetitivo di vasca su vasca.
In che modo viene vista la competizione e il rapporto con l’avversario?
L’avversario è il cronometro. L’obiettivo è sempre quello di abbassare il tempo, arrivare prima o dopo qualcun altro conta ma fino ad un certo punto. Il confronto con l’avversario ti fa abbassare il tempo e quindi migliorare. La competizione vera e propria è con sé stessi, con la propria abilità di vivere ed interpretare la gara, con la propria capacità di non arrendersi, di stringere i denti, di superarti, sorprenderti, di non mollare mai.
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