No all'infibulazione
Ieri l’incontro al Ministero degli Esteri con gli attivisti africani impegnati direttamente sul campo nella lotta alle mutilazioni genitali femminili. In vista dell’Assemblea Generale dell’ONU a settembre, per la risoluzione presso il Palazzo di Vetro che metterà al bando questa pratica che nel mondo è praticata su milioni di donne in Asia ed in Africa. Evitare che il corpo della donna è una battaglia che si deve vincere con tutte le forze disponibile. Bambine piccole o adolescenti vengono dalle loro famiglie sottoposte a questa tortura per garantire l’onore della famiglia, così la ragazzina entra a pieno diritto nella società, fa parte del gruppo, ha la sua identità perché infibulata o escissa. Le mutilazioni genitali nella donna sono di diverso tipo: si va dall’asportazione parziale della vulva alla sua asportazione totale per far sì che la donna non provi piacere nei rapporti sessuali, il che provoca terribili ferite fisiche e psicologiche, gravi problemi durante il parto, terribili dolori nei rapporti sessuali. In Africa sono 29 i Paesi dove la mutilazione viene praticata quotidianamente, a cui si aggiungono Paesi come la Bolivia, il Kurdistan, lo Yemen, l’Arabia Saudita, l’Indonesia. Oltre 120 milioni di donne mutilate – secondo i dati più recenti- , 2 milioni in più ogni anno, 8 mila giovani vittime ogni giorno. In Africa 28 Paesi come il Camerun hanno adottato leggi per vietare questa pratica ma i risultati sono scarsi, la pratica è insita nella cultura, nelle tradizioni di questi popoli. Addirittura si migra nel Paese vicino per effettuare questa mutilazione se nel proprio è vietata, il fenomeno non si arresta anzi tende a crescere. Serve un’opera di sensibilizzazione, di informazione, di divulgazione, accanto alla pressione politica, e questo richiede grandi finanziamenti che non ci sono per ora.
La mutilazione genitale femminile è una tradizione che affonda la sua origine nella notte dei tempi, è legata alla cultura non alla religione. La bambina solo con questa pratica entra di diritto nella società, non basta che sia vergine per sposarsi, deve essere anche infibulata e per partorire viene de infibulata e poi di nuovo sottoposta a questa tortura praticata senza anestesia né alcuna norma igienica con coltellii e forbici, erbe per medicare, fili di seta per cucire, aghi di acacia. Le infezioni e la morte sono molto frequenti. In seguito all’operazione, praticata nei villaggi da mammane senza alcuna conoscenza medica, le gambe della ragazza vengono immobilizzate per diverse settimane con delle corde per favorire la cicatrizzazione finchè la ferita non guarisce, i dolori sono terribili, le conseguenze spesso si prolungano per tutta la vita. Morte durante il parto per mamma e figlio, sterilità, problemi psicologici, possibilità che la pratica danneggi gli organi interni. La donna viene privata della sua femminilità, della sua possibilità di provare piacere, ma è costretta a farlo per non essere emarginata dalla società, solo così potrà essere accettata e non disonorare la sua famiglia. Di seguito alcune testimonianze di donne. Zahra: «I miei genitori erano persone istruite, contrarie all’infibulazione. Soprattutto mio padre, non ne voleva sapere. Io mi vergognavo da morire e andavo a visitare le compagne infibulate con invidia. Mi sentivo sporca e in colpa, soprattutto quando correvo e saltavo con i compagni di giochi o con i cugini. Mi dicevano di stare buona e seduta, che mi potevo fare male “lì”. C’era una mia zia in particolare che tutte le volte che mi vedeva diceva: “Almeno dì a tua madre di farti la sunna, è solo un taglietto, ti toccano appena …”.
Progettavo di fare tutto di nascosto, per fortuna non è successo». Raxma: «Quando sei infibulata rimani vergine perché hai paura di quelle cose. È meglio avere paura così non vai con il primo che capita e poi così lo sanno tutti che sei una donna per bene e non vai con tutti. Altrimenti sei come le gaal (infedeli, termine generalmente usato per indicare gli occidentali)». Faduma: «Credo che nel cammino verso il superamento delle Mutilazioni genitali femminili si debba procedere per gradi proprio per rispettare la natura storica e culturale dell’infibulazione che non tutte sono disposte a lasciare immediatamente. Ci sono tante donne che decidono di portare le loro figlie in Egitto. Allora dico: a queste donne diamo la possibilità di fare la sunna simbolica, così almeno le figlie rimarranno illese». Aurala: «Facevo parte di Ururki Hawenka Somaliyeed della Repubblica democratica somala, un’associazione che per oltre venticinque anni si è battuta contro l’infibulazione. Quando è scoppiata la guerra mi sono trasferita in Danimarca come rifugiata politica. Sono stata una delle prime a ribellarsi a tale pratica. Io non condivido la posizione di chi divide l’infibulazione per tipi o categorie, che dice per esempio: questa è la sunna, questa è l’infibulazione faraonica o cose simili. L’unica cosa di cui sono convinta è che l’infibulazione debba essere abbandonata completamente. Non ha nulla a che fare con la religione, a maggior ragione non si deve praticare, perché ne conseguono tantissimi problemi e sofferenze. La donna soffre quando viene infibulata, quando ha le mestruazioni, quando si sposa e quando ha figli. È sempre una persona che soffre! Che senso può avere allora se porta solo dolore?
Una sofferenza non prescritta da nessuna religione! Credo che sia molto importante in questo contesto che in una famiglia ci sia armonia e amore. Solo con il dialogo tra uomo e donna queste cose si possono superare. È quindi importante l’accordo e il sostegno anche degli uomini nella lotta contro tale pratica». L’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo), riporta altre testimonianze. Amina: «Fu mio padre a decidere la mutilazione mia e di mia sorella Mariam, quando avevamo 12 e 10 anni. Ci legarono i polsi e le caviglie. Abbiamo sentito la lama, poi un impasto appiccicoso, tuorlo d’uovo e farina, per fermare l’ emorragia…Un lenzuolo tagliato a strisce ci immobilizzò per giorni dalla vita alle ginocchia. Due anni dopo venni data in sposa ad un uomo più anziano, che riuscì a stento a mettermi in cinta. Il bambino nacque morto: l’ utero era troppo infiammato a causa dell’infibulazione. Venni ripudiata…». Anab: «C’erano le altre a ricordarmelo: ’Non toccare i nostri capelli sei impura’- ’Non sollevare la gonna, devi solo vergognarti’. Avevo sette anni, guardavo le amiche e mi sentivo esclusa. Un giorno non ne potei più. Presi una lametta, andai in un posto isolato, e tentai di mutilarmi da sola….Il sangue cominciò a scorrere, ebbi paura e corsi da mia zia, la quale decise che era arrivato il momento. Dovevo essere infibulata. Eravamo in otto: a me, che ero la più piccola, toccò per prima. Mi dibattei a lungo durante l’operazione, ma mani di donne grandi e forti mi tenevano saldamente. Gridai con tutta la mia voce…..».
18 febbraio 2011
-
Estate 2012. Un italiano su 3 va in vacanza
mercoledì, 23 maggio 2012La crisi costringerà la maggior parte delle famiglie a restare a casa. Per la Federconsumatori è stato raggiunto il "tetto minimo".
Famiglia Italiana -
Stampo casa e la costruisco
martedì, 22 maggio 2012In Danimarca due architetti hanno costruito la prima casa ecologica fai da te. Una villetta di 125 metri con solo 820 fogli di legno sagomati da una fresatrice a forma di stampante.
Famiglia Italiana -
Cure e amore per malati terminali
lunedì, 21 maggio 2012Da marzo 2010, precisamente con la legge 38, l'Italia tutela e garantisce di fatto l'accesso del malato alle cure palliative e alla terapia del dolore.
Famiglia Italiana -
Fare il colloquio di lavoro
domenica, 20 maggio 2012Dopo essersi candidati a un'offerta di lavoro, è possibile essere contattati per un colloquio di lavoro. E' un momento importante cui arrivare preparati, ma da affrontare con serenità senza lasciarsi prendere dal panico.
Famiglia Italiana -
A Napoli genitori maestri dei figli
sabato, 19 maggio 2012Scuole pubbliche incapaci di far fronte all'educazione degli alunni e alle attività extrascolastiche. Da Napoli parte il riscatto dei genitori che si fanno insegnanti di filosofia e robotica.
Famiglia Italiana

Questa settimana il prezzo dei carburanti è diminuito. La media nazionale registrata è per la benzina € 1,811, per la benzina senza piombo € 1,917, per il diesel € 1,695, per il diesel senza piombo € 1,784, per il gpl € 0,833 e per il metano € 0,967.

