Lettera aperta ai giovani e ai datori di lavoro
Come voi vivo in un paese dove la lamentela soffoca la soluzione. In un sistema mondiale talmente macroeconomico, rifletto e resto perplesso. E io? Uno dei tanti. Semplice forza lavoro. O meglio bracciante senza vanga, ma con il suo portatile. Non voglio lagnarmi, ma raccontarvi. Giovane Ulisse in un’odissea lavorativa che nelle vesti di un NESSUNO affronta il mondo del lavoro. “La crisi è mondiale”. “Il lavoro non c’è”. “Siamo in riduzione dei costi”. “La retribuzione? Non dovrebbe chiederla; ma capire che il tempo che le dedichiamo non ha prezzo”. “Cerchiamo giovani laureati con esperienza”: retoriche frasi da colloquio. Non mi dilungo, ma concludo: siete degli approfittatori. La verità corre su due sentieri paralleli: la mancanza di moralità dei datori di lavoro e un’ingiustificata paura giovanile. Signori dirigenti, è finito il tempo dello sfruttamento giovanile. Il lavoro DEVE essere retribuito. Non mi appello alla mia laurea; né al mio master; né alla mia specializzazione; né tanto meno alla mia professionalità. Signori dirigenti, sposo la vostra idea, sostengo il vostro progetto, lavoro con voi e non per voi. Obiettivi comuni, ma benefici differenti. Siamo chiari. Svolgo due lavori. Il 30 di ogni mese, però, lo stipendio è meno di uno. Quanto guadagno? Credo sia facilmente quantificabile: sono costretto a non poter andar via di casa. “I giovani non vogliono fare sacrifici”. Ne facciamo eccome! Non nascondiamoci dietro luoghi comuni che il lavoro non si trova. Il lavoro c’è e si trova facilmente. Sono le condizioni contrattuali ad essere sbagliate. Dobbiamo capirlo. La vita non vale 3 euro l’ora. Per giunta lordi. Sei di parte, scrivi cosi solo per rabbia. No. Ne ho anche per il rovescio della medaglia. Passiamo ai pecoroni. Perdonatemi, ai giovani. Ragazzi non dobbiamo avere paura di pretendere di più. Siamo noi il valore aggiunto. Con la nostra conoscenza, le idee e quella velocità di riflessione di chi vive proiettato già nel futuro. Abbiamo le risorse tecnologiche, abbiamo l’iniziativa, abbiamo i sogni e l’entusiasmo. Che siano cinquecento o mille euro, pretendiamo di più! Nessuna arroganza. Ma dobbiamo vivere, non sopravvivere. La soluzione è osare e scommettere su noi stessi. Siamo il contributo vitale per il mondo del lavoro, che con le giuste idee cancellerà finalmente tutti quei contratti a progetto senza fine. Chi è NESSUNO? Chi vi scrive e un po’ tutti voi.
Paolo D.-
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