Le finte bioshopper
Roma, 18 febbraio 2012, ore 8.40
L’Italia è sempre stata tra i massimi consumatori di buste di plastica che, da oltre un anno, sono state bandite dal mercato per dare spazio a quelle biodegradabili. Il compostaggio delle bioshopper richiede appena un mese per l’intero processo di decomposizione; i vecchi sacchetti di plastica invece richiedono mille anni. Non v’è dubbio che la bioshopper contribuisce a preservare l’ambiente e a renderci la vita quotidiana più semplice perché la possiamo riutilizzare anche come sacchetto dell’immondizia che, insieme ai rifiuti umidi, può andare a finire tranquillamente in discarica. Ma a distanza di un anno la situazione idilliaca che si era prospettata per il nostro ambiente sembra essere diversa. I sacchetti venduti non sono tutti biodegradabili! Ce ne sono alcuni che continuano ad essere fabbricati con plastiche tradizionali alle quali vengono aggiunti dei semplici additivi che ne favoriscono la frammentazione, ma non la completa biodegradabilità. Il cittadino, ignaro di questa faccenda, smaltisce le finte buste biodegradabili nella raccolta dell’organico che, quando finisce nel compostaggio, insieme agli scarti alimentari, ne compromette fortemente la qualità. Finti sacchetti biodegradabili che alle volte sono anche più costosi rispetto alla vecchia busta di plastica. E dire che una bioshopper vera dovrebbe costare di meno, stante la forte economicità delle materie prime con cui viene prodotta, amidi e oli vegetali.
La normativa sui sacchetti biodegradabili impone un paio di obblighi che ognuno di noi può osservare: le bioshopper a norma devono riportare il logo OK Compost oppure Compostable Logo oppure Compostabile CIC ed essere contrassegnate da un codice alfanumerico che ne consente l’intera filiera della tracciabilità. In ogni caso, bioshopper vere o false che siano diamo una controllatina ai prezzi: abbiamo verificato che in alcuni supermercati costano anche 12 centesimi ed è un paradosso che il consumatore, non sapendolo, finanzi l’inquinamento ambientale. Un’alternativa economica e sicura è la borsina della spesa in tessuto: sono di poco ingombro, una volte richiuse entrano anche nella tasca di un cappotto; ce ne sono di colorate e divertenti che vanno bene anche per le giovani mamme e per i giovani papà; si possono riutilizzare perché più resistenti; sono più economiche perché si pagano una sola volta e ci evitano di portare in giro gratuitamente la pubblicità per conto dei supermercati dove facciamo la spesa.
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