Le Istituzioni parlano di famiglia
Roma, 19 gennaio 2012 - L’AISES, l’Accademia Internazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale, mette al centro delle sue riflessioni la famiglia. E’ successo alla Camera dei deputati con la conferenza “La Famiglia come motore della crescita economica. Valori e prospettive”. Finalmente la famiglia all’attenzione bipartisan delle istituzioni. Sforzarsi tutti per renderla protagonista indiscussa della società è il messaggio di sintesi che ne è venuto fuori. Sono intervenuti Valerio De Luca ed Edith Arbib Anav dell’AISES, il rabbino di Roma Riccardo Di Segni, Ettore Gotti Tedeschi, Enrico Letta, mons. Lorenzo Leuzzi e il vice presidente della Camera dei deputati Maurizio Lupi. Personalità autorevoli che hanno comunemente riconosciuto nella famiglia il valore primo e il motore della società. Maurizio Lupi ha dichiarato che la famiglia deve essere un punto di riferimento, è l’elemento imprescindibile su cui fondare lo sviluppo etico ed economico della società. Per migliorare le condizioni economiche ed etiche del nostro Paese bisogna investire in educazione e formazione. La sfida deve essere morale, la famiglia come motore di tutto. Enrico Letta osserva che nella società odierna manca una visione di lungo termine, la famiglia deve avere la capacità e la facoltà di poter fare un progetto, perché il suo sviluppo può essere un ottimo antidoto alla crisi.
Bisogna poter vivere il presente, ma con un chiaro disegno che guardi al domani. Costruire relazioni durature nel tempo che possano facilitare la costruzione di una rinascita sia morale che economica. Di cambiamento storico della famiglia, che è diventata vittima delle trasformazioni sociali e culturali, parla il rabbino Riccardo Di Segni. La famiglia è sì il luogo dove si sbaglia, ma è anche il luogo dove si impara, si cresce e si può migliorare. Ha un ruolo chiave per l’economia perché essa stessa è una piccola industria che produce. Un soggetto passivo che oggi è colpito dalle variazioni economiche che mettono in discussione proprio il modello famiglia. Per evitare questo conflitto di valori, Di Segni propone una maggiore sicurezza e attenzione da parte delle istituzioni verso la famiglia. L’economista Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, illumina il pubblico in sala facendo un’analisi sulle cause che hanno portato all’attuale crisi economica. Sottolinea che oggi manca una visione della famiglia come fu negli anni ’70 quando il tasso di natalità, oggi crollato, era alto. Senza nuove nascite la famiglia perde il suo valore, il PIL si paralizza, il risparmio non c’è, i matrimoni finiscono, gli anziani aumentano e il lavoro non si sviluppa: tutto ciò porta alla crisi economica. Se non cresce la popolazione non aumenta il PIL e se non si da attenzione alla famiglia la popolazione non cresce perché non c’è futuro cui affidare i figli che si desidera avere. La famiglia è generatrice di effetti positivi, i suoi valori devono essere luce nella società, educare i giovani alla giustizia e alla pace sono la sintesi dell’articolato intervento del presidente dell’AISES, Valerio De Luca.
Edith Arbib Anav, unica presenza femminile al convegno, sottolinea che per uscire dalla crisi economica bisogna recuperare i valori tipici della famiglia, la solidarietà e l’aiuto reciproco. Il nemico di questi tempi porta il nome di individualismo. Bisogna ritrovare un equilibrio che porti alla ricostituzione dei valori che negli anni ‘60 hanno fatto dell’Italia un paese ricco e prospero. Conciliare famiglia e lavoro porta ricchezza alla società e alla famiglia. Le conclusioni sono affidate a mons. Lorenzo Leuzzi che spiega come l’economia non sia più il corpo della società, ma la sua anima. E questo non va bene. Per uscire dalla crisi bisogna ridimensionare il ruolo dell’economia, ripartendo dal recupero dell’amore coniugale, dove per amore si intende non un prodotto ma la fonte dalla quale la famiglia si deve ricostruire. L’incontro non ha mancato di interesse per i contributi che sono giunti da un’espressione bipartisan proveniente dal pensiero laico, cattolico ed ebraico, nel comune obiettivo di ripartire dalla cellula fondamentale della società: la famiglia.
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