La pratica è diversa dalla teoria
Perché questo titolo?! Perché con tutta la fiducia che possiamo mettere nelle cose dell’uomo, purtroppo la realtà mi riporta a ben diversi orizzonti e giudizi.
Dalla interpretazione dei vangeli, al “Capitale” di Carl Marx, dalle teorie sul liberismo economico, va tutto bene, fino a quando qualcuno non cerca di trasportare nella realtà, qualcosa che forse non è proprio facile o almeno bisognerebbe verificarne prima le condizioni e poi sforzarsi di essere perfettamente in buona fede, mentre di solito accade che comunque l’interesse del singolo o di gruppi ben lungimiranti ne hanno tratto o continuano a trarne spunto e mezzo, per il loro tornaconto.
Così anche per il fenomeno della globalizzazione, come ebbi già modo di scrivere in precedenza su famiglia italiana, se è vero che ha permesso a paesi come la Cina, India e Brasile di avviare importanti programmi di sviluppo economico ed industriale e così facendo milioni di esseri umani in questi ultimi 10 anni, si sono affrancati dalla fame, di contro tutto questo ha avuto un costo sociale che se ancora a livello numerico, non ha del tutto sbilanciato l’ago delle bilancia verso l’ex mondo occidentale ha comunque determinato la fine di una certo tipo di società occidentale, strutturata come eravamo abituati a considerarla ed a viverla, appunto fino ad una decina di anni fa.
Una domanda sorge spontanea, ma tutto ciò è dipeso da un pensiero lungimirante e pervaso da un desiderio filantropico di permettere che una parte del mondo migliorasse le proprie condizioni di vita oppure è tutta un’altra cosa?
Se qualcuno si ricorda il Giappone degli anni 70, la Corea del Sud fino a Taiwan ed in generale al sud est asiatico, agli ingegneri indiani che venivano assoldati dalle multinazionali americane e non dell’IT, in quanto costavano poco ed avevano grandi qualità, per rivenderli sul mercato delle risorse a ben altre cifre!!!!.
Gli scontri sociali nella Corea del Sud nelle fabbriche di auto, gente che una volta raggiunto un grado di qualità della vita sostenibile, si guardavano in giro e non era più disposta a vivere per un piatto di riso e pochi giorni di ferie l’anno, così com’era avvenuto anni prima per i lavoratori giapponesi che erano legati alle fabbriche come queste facessero parte della loro vita o si diceva allora era un aspetto culturale intrinseco alla società giapponese!
Tutto vero e tutto bello, ma basta viaggiare ed oggi anche senza spostarsi fisicamente, solo tuffandosi in quel mare che è internet per rendersi conto che mentre io mi accontento della qualità della mia vita, uno che fa il mio stesso lavoro a miglia di chilometri di distanza sta seduto in un bel ristorante a mangiarsi una bella bistecca o sta correndo su di una potente moto o è in viaggio per destinazioni esotiche.
Come risposta posso solamente dire che questo fa parte dell’essere umano, guai se fosse diverso, ma manca un’etica o forse è proprio questa essenza questo modo di esprimere la propria personalità quello che la dottrina capitalistico/consumistica con tutto ciò che ne è derivato (industrializzazione, libero mercato, imperi coloniali che hanno in qualche modo introdotto la globalizzazione di oggi), ha saputo rendere attuabile, come realizzazione delle proprie aspettative. Quello che sognava Marx e quello che Lenin aveva attuato in quel immenso, ricco e cosmopolita paese che era la Russia del 1917, ma governato da una monarchia assolutista e da un’oligarchia di pochi nobili ricchi e possidenti terrieri erano solo esercizi di pensiero o l’unica alternativa a situazioni estreme. Era la ricerca di un equilibrio tra i fattori di produzione nell’opera di Marx ed un regime di terrore nella politica di Lenin per eliminare ingiustizie e situazioni di povertà ed indigenza cronica in gran parte della popolazione russa di quegli anni. Entrambe cercavano di riportare l’uomo al centro del pensiero e dell’opera della società, non è facile combattere ingiustizie con il terrore, ma alla fine il risultato non cambia. E’ l’uomo con la sua natura che manca gli obbiettivi e le speranze indicate da altri. Chi ha disponibilità superiori sia in mezzi economici che in risorse celebrali, chi ha investito in un determinato disegno dovrebbe essere disposto a condividere con altri, rinunciando a parte del suo profitto, solo perché qualcuno ha suggerito che questo permetterebbe ad altri di affrancarsi dalla fame. O dare ad altri strumenti di produzione per far migliorare le loro vite.
Di contro i piani quinquennali nell’Unione Sovietica sono stati un vero disastro, sono stati l’anti economia per definizione, produzioni di massa di qualsiasi genere di cui c’era poca richiesta interna e prezzi non certo popolari poco esportabili ma scelte imposte al popolo.
La globalizzazione di oggi è la ricerca del massimo profitto, di etico non c’è assolutamente nulla (la crescita del mercato o di altri mercati,) quando un operaio cinese guadagna 50 euro al mese e deve pure preoccuparsi che c’è altra forza lavoro che viene introdotta nel paese, illegalmente che ne guadagna 40!!!!!.
Il vero problema che noi occidentali, lo stipendio di un operaio cinese c’è lo mangiamo una sera al ristorante e perché ormai ci siamo abituati ad accettare che il costo del lavoro sia l’unico elemento che pesa in qualsiasi realtà produttiva, ma di competenze, esperienza, di capacità decisionali non si parla mai, questo finché i capitalisti potranno sfruttare tutta la forza lavoro disponibile al mondo, potranno ricattarci ed affamarci fini al punto in cui dovranno per forza di cose ripartire da dove hanno iniziato, nella speranza che l’uomo cambi profondamente e radicalmente il suo modo di vivere.
Antonio Buongiorno
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