La pandemia e le polemiche
La pandemia da nuovo virus influenzale è arrivata e si sta dimostrando mite, vero?
Sì, è così, e dobbiamo esserne tutti contenti! Però nei nostri Paesi la stagione influenzale non è finita e le stime definitive saranno fatte tra qualche mese, studiando correttamente i dati. Si consideri che solo adesso sono a disposizione i dati finali della stagione influenzale dell’altro emisfero.
Le decisioni prese dalla Sanità Italiana sono state le più opportune?
Tutto considerato penso di sì. Il diffondersi dell’influenza aviaria da virus H5N1, altamente letale ma scarsamente contagiosa, ha fatto temere che la pandemia potesse essere sia altamente contagiosa sia letale. I dati che arrivavano dal Messico in primavera non erano tanto tranquillizzanti. L’Italia ha ipotizzato una pandemia di media intensità e ha deciso di proteggere i soggetti a rischio. Altri Paesi, ad esempio Francia e Svezia, hanno temuto una pandemia grave e si sono organizzati per proteggere tutta la popolazione, altri non si sono potuti permettere nessun tipo di protezione essenzialmente per motivi economici ed organizzativi, come Romania, Polonia e Ucraina. Ma io non vorrei dovermi affidare a un servizio sanitario di quei paesi. L’Italia si è posta in una situazione di cautela media. Non ha sottovalutato né sopravvalutato il rischio.
Ma allora perché la polemica sulle migliaia di dosi di vaccino e di farmaci che resteranno inutilizzati?
È facile raccontare la storia dopo che si è visto il film! Una pandemia da parte di un virus che si trasmette per via aerea è difficile da affrontare. La sola cosa costante con il virus dell’influenza è, infatti, la sua imprevedibilità. Quindi la Sanità, a tutti i livelli, ha dovuto prendere decisioni importanti con grandi incertezze sulla gravità del rischio, sulla sua ampiezza e sull’efficacia dei mezzi, cioè del vaccino, per contrastarlo. Si è trattato di una genuina incertezza su come le cose sarebbero potute andare. E questo non è stato capito da molta gente. E se invece vi fosse stata davvero una pandemia grave con tanti decessi? Non avremmo accusato le ditte produttrici di vaccini, gli stati e l’Oms di non essersi mossi tempestivamente? Vorrei mettere in guardia da una “filosofia del sospetto” che sottovaluta difficoltà oggettive. È come fare un’assicurazione contro gli infortuni. Se poi non vengono è meglio. O si spera di essere investiti da un’auto in corsa per poter usare l’assicurazione?
Ma c’è di più, la popolazione non ha seguito le indicazioni e la maggior parte anche dei soggetti a rischio non si è fatta vaccinare.
Questo è il vero punto. Io penso che piuttosto che continuare a discutere sulle dosi di vaccino inutilizzate, cosa ridimensionabile in vari modi, il punto su cui accendere la discussione sia proprio il perché è mancato l’elemento chiave della gestione del rischio sanitario, cioè la fiducia della popolazione, cosa che non si decreta per legge, ma va guadagnata. Gli elementi che hanno causato questa reazione sono tanti, compreso quello degli errori medici così tanto enfatizzati dai media e anche le speculazioni legate al gigantesco ritorno economico che è derivato dalla vendita dei vaccini o dei farmaci. Ma io vorrei evidenziare un altro aspetto sul quale non si è finora prestata attenzione, ma che, secondo me, è cruciale. Poiché nella sicurezza sanitaria l’inquietudine è creata di più dall’incertezza che dal livello di rischio, una pandemia non può essere affrontata solamente dal punto di vista medico-scientifico perché con la pandemia ci troviamo di fronte a una difficoltà predittiva tipica della medicina contemporanea, segnata da costante incertezza. E questo non è stato capito dalla gente.
Ma allora cosa bisogna fare?
Quando la medicina non può dire tutto, vi sono zone d’ombra che devono essere affrontate e argomentate per poter dare a loro un senso e far sì che vengano accettate. La mobilizzazione della società richiede, infatti, un sentimento di fiducia nei confronti delle istituzioni, di adesione sociale e di solidarietà che si ottiene pian piano nel tempo con un dialogo aperto, un dibattito serio e pacato in cui si facciano ben capire i limiti della medicina e della scienza in generale. Le incertezze vanno fatte accettare con la forza delle argomentazioni e l’attendibilità dei protagonisti. In un Paese inquieto è invece facile lasciarsi prendere dalla tentazione di trasformare le incertezze in certezze. E se le certezze non sono seguite dai fatti, la credibilità del sistema scende. Temo che questo concetto possa essere applicato a tutta la Sanità di oggi e che questo dibattito sia urgente. E i mezzi di informazione devono fare la loro parte, che è importantissima.
20 gennaio 2010
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