aggiornato il 22/05/2012

Famiglia italiana

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Questa settimana il prezzo dei carburanti è diminuito. La media nazionale registrata è per la benzina € 1,811, per la benzina senza piombo € 1,917, per il diesel € 1,695, per il diesel senza piombo € 1,784, per il gpl € 0,833 e per il metano € 0,967.

La nostra scuola

La nostra scuola

Lo avevano annunciato e alla fine lo hanno fatto. Sembra che anche quest’anno, come accade ormai da diverso tempo, gli studenti liceali e universitari  sono scesi in piazza per manifestare il loro dissenso nei confronti dell’ipotesi di riforma della scuola che è ormai arrivata al suo culmine in quanto dopo essersi occupata  della scuola primaria e secondaria si sta occupando dell’ università.  La protesta è iniziata la scorsa settimana e sembrerebbe che continui anche la prossima. Un punto su cui vale la pena dire due parole e che non si era verificato quasi mai è che la gente che aspettava l’autobus ha applaudito al passare del corteo degli studenti dimostrando, in un certo senso, solidarietà per quella protesta che alla fine si è conclusa senza incidenti, dimostrando che i giovani hanno sale in zucca (per usare un’espressione popolare), pur causando inevitabili  intoppi alla circolazione. Tutto qui? Non proprio: a continuare le proteste, gli studenti di vari collettivi il 23 novembre hanno deciso di scendere in piazza ancora una volta per trovarsi tutti a Montecitorio per protestare contro la precaria edilizia scolastica. La data non è casuale: infatti, il 23 novembre di due anni fa moriva uno studente di Rivoli perché schiacciato dal crollo di un controsoffitto della sua scuola. Infine come non ricordare le agitazioni di qualche tempo fa dei professori e ricercatori  universitari che minacciavano il blocco della didattica se il governo continuava a bloccare i concorsi di accesso alle scuole di specializzazione? Alla luce di tutte queste proteste bisogna analizzare quale sia l’effettiva situazione delle scuole, e interrogarsi sul perché tutti questi studenti e insegnanti si ritrovino uniti nel desiderio di stracciare una riforma che a loro dire è un macigno che soffoca la pluralità dell’insegnamento e danneggia gravemente la scuola pubblica.

Va innanzitutto detto che le scuole versano effettivamente in uno stato a dir poco rassicurabile e, nonostante alcuni lavori effettuati dalle province, manca un’azione dinamica atta a risolvere alla radice questo problema che non deve essere mai sottovalutato in quanto potrebbe portare a conseguenze drammatiche. Poi ci si dovrebbe chiedere seriamente come sia possibile questa mobilitazione d’altri tempi. Se in massa la gente si dice insoddisfatta di una riforma perché continuare a portarla avanti? Evidentemente la politica non intende sentire nessuna nostra richiesta e facendo finta di essere sordi si girano dall’altra parte proseguendo indisturbati il loro progetto. Perché non c’entra niente essere di destra o di sinistra, significa avere buon senso e spirito di critica: quando si tagliano le ore alla storia e  alla lingua italiana, quando si riduce il numero delle classi aumentando per ovvie ragioni il tasso di disoccupazione tra i docenti. Quando si tagliano i fondi vuol dire che si pensa alla scuola in maniera molto diversa da come la si era concepita prima. E’ il momento di lanciare un appello ai dirigenti del ministero: voi che siete degli “addetti ai lavori” fate cambiare idea a chi deve decidere. Metteteli davanti all’evidenza dei fatti: questa riforma nessuno la vuole! Ripeto: non bisogna fare un discorso di destra o di sinistra o di centro perché la scuola non è di nessuno schieramento politico. La scuola è di tutti e di tutti deve rimanere. Solo così l’Italia potrà sperare di ritrovare se stessa e di puntare più in alto assumendo, nei commerci e nei più svariati ambiti, un ruolo  internazionale di primissimo piano grazie a quegli ex studenti che raggiungeranno i vertici della società, una società che li ha formati rendendoli  all’altezza di rappresentarla con un grado di competenza ineguagliabile. Io sono fiducioso… e voi?

22 novembre 2010

Matteo Cortese


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