La guerra del cioccolato
Burro di cacao sì, burro di cacao no. La dolce battaglia sostenuta dai golosi estimatori di cioccolato ha avuto un epilogo amaro. Il Parlamento Europeo, secondo la normativa approvata nel 2000 che consentiva e prescriveva di indicare che il 5% degli ingredienti dei prodotti in cioccolato fosse di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, ha sanzionato l’Italia che ha continuato ad usare la denominazione “cioccolato puro”.
Associazioni italiane in rivolta. La diatriba sulla qualità dei prodotti e le denominazioni di origine protetta o controllata hanno visto Coldiretti e altre associazioni italiane, più volte sul piede di guerra. Molti ritengono che le disposizioni in materia di prodotti alimentari varate dalla UE badino più a favorire i produttori e gli investitori stranieri che a salvaguardare la tipicità e la genuinità. Basti pensare alle nuove norme sulla pesca che precludono l’approvvigionamento di alcune specie come cannolicchi e telline o alla pratica dello zuccheraggio delle uve fermentate nei Paesi del Nord ratificata da Strasburgo. Poi c’è l’annosa questione della mozzarella e di altri formaggi per cui combattono, non solo gli italiani, ma anche i francesi.
I Paesi del Sud dell’Europa, vogliono più garanzie. Non hanno tutti i torti visto che le contraffazioni e la concorrenza sleale, grazie alla particolare congiuntura economica che attraversiamo, non rendono la vita facile ai produttori del tipico e ai consorzi alimentari. Se da un lato, grazie alle norme della UE, il cittadino è più informato sulla rintracciabilità della filiera attraverso cui è passato qualsiasi prodotto, dall’altro può trovarsi al cospetto di alimenti che possono non essere qualitativamente superiori rispetto alla media dei prodotti importati da altri Paesi del mondo. La questione è spinosa anche per quanto riguarda l’OGM. Benché la normativa italiana condanni l’impianto di colture con sementi geneticamente modificate, non resta un paese “OGM free” a tutti gli effetti. Nonostante tutto, infatti, una gran parte dei foraggi destinati all’allevamento industriale proviene dall’estero, perlopiù da Stati Uniti, Canada e America Latina, dove le legislazioni consentono l’uso di farine a base di soia e mais geneticamente modificati.
Non è tutto. Secondo alcune indiscrezioni la Mars Inc., in collaborazione con la IBM, avrebbe finanziato una ricerca sulla mappatura genetica del cacao per poterne modificare le caratteristiche e rendere i semi più resistenti alle condizioni meteorologiche avverse e ai parassiti. Inoltre, il prezzo del cioccolato OGM sarebbe nettamente inferiore agli standard attuali. La notizia fa storcere il naso ai gourmet e anche ai consumatori meno esigenti. Nonostante l’importanza e i progressi delle biotecnologie, ci resterà qualcosa di naturale da mangiare?
30 novembre 2010
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