aggiornato il 22/05/2012

Famiglia italiana

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Questa settimana il prezzo dei carburanti è diminuito. La media nazionale registrata è per la benzina € 1,811, per la benzina senza piombo € 1,917, per il diesel € 1,695, per il diesel senza piombo € 1,784, per il gpl € 0,833 e per il metano € 0,967.

La crisi dei

La crisi dei "Pigs"

Non è una brutta parola ma un acronimo che raccoglie in sé le iniziali dei quattro paesi il cui debito pubblico è stato valutato ad alto rischio di insolvenza (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) secondo i “Principi Contabili di bilancio, stabiliti dall’Unione Europea”. La crisi irlandese, appunto, l’ultima in ordine cronologico ma forse quella che potrebbe maggiormente alimentare sentimenti di profonda sfiducia in un sistema politico economico e finanziario nazionale ed europeo, da parte della popolazione, che, pur avendo iniziato a vivere sulla propria pelle gli effetti della crisi mondiale, non riesce ad individuare e così a scaricare sui reali autori ed untori della stessa, la rabbia, la frustrazione e di conseguenza la propria rassegnazione. Diciamo che la madre di questa crisi irlandese è indubbiamente individuabile nel sistema di potere economico finanziario di oltre oceano, nella Wall Street dei banchieri e finanzieri senza scrupoli dei vari Lehman Brothers che valutano, certificano ed affondano i PIL delle nazioni secondo i parametri dei loro rating. L’articolo di Repubblica del 28 novembre dà uno spaccato di quello che sta accadendo appunto in Irlanda, paese che fino a qualche hanno fa aveva il più alto tasso di incremento del PIL in ambito europeo e la sua economia era solida ed in fase di crescita. Ma in realtà cosa è successo? E’ stato realmente un fulmine a ciel sereno o si poteva con certa ragionevolezza ipotizzare un finale di questo tipo?

Diciamo che l’Irlanda ha iniziato la sua crescita economica una decina di anni fa, quando per favorire investimenti esteri di una certa rilevanza aveva dato vita a tutta una serie di azioni in campo fiscale che la collocavano, per gli investitori, tra quei paesi cosiddetti “paradisi fiscali”, dove appunto agevolazioni fiscali di varia natura e non ultimo un costo del lavoro all’interno della “ Comunità Economica Europea”, molto aggressivo, la rendevano altamente competitiva. E così per primi i giapponesi che per arginare le politiche doganali della Comunità Economica Europea, come veniva inizialmente chiamato il trattato di Roma del 25 marzo del 1957, a salvaguardia del mercato automobilistico che introduceva i cosiddetti contingentamenti, trasportavano lì le loro macchine in scatole di montaggio e le assemblavano, aggirando di fatto tali limiti. (vedi Toyota). Inoltre multinazionali del calibro di Microsoft, Dell, e quasi tutti i players dell’informatica mondiale e non solo, hanno investito nell’isola favorendo così la crescita economica, la piena occupazione ed attivando di fatto il volano dello sviluppo in tutti settori economici del paese.
E così come è accaduto per il mercato immobiliare negli Stati Uniti con i Subprime, anche in Irlanda l’euforia sull’andamento della propria economia ha contaggiato tutti, le banche hanno iniziato ad offrire denaro a tassi vantaggiosi, la gente si è esposta in tutti i modi, per acquistare immobili ed una volta arrivata la crisi dall’altra parte dell’oceano le cose hanno cominciato a non andare più per il verso giusto.

In realtà cosa è successo, con l’entrata degli stati dell’Europa dell’est all’interno dell’Unione Europea come la Polonia, la Romania, la Bulgaria e quindi per effetto di una nuova fase di globalizzazione, e di offerta di mano d’opera a costi più bassi, contestualmente ad una riduzione delle agevolazioni fiscali, le multinazionali, che prima avevano investito in Irlanda, hanno trovato più conveniente spostare le loro fabbriche appunto in questi nuovi paesi. La gente ha iniziato a perdere il lavoro, non poteva pagare le rate dei mutui e dei prestiti, le banche hanno ipotecato prima le case, poi non potendo rivenderle e rientrare dei finanziamenti concessi, hanno iniziato a fallire.
L’articolo, appunto, che titola “Vita da Pigs” è uno spaccato di quanto la società irlandese sta vivendo adesso, essendo passata da una fase di euforia dettata appunto da una economia d’assalto ad un fase di rabbia e di tacita accettazione sul disastro immane che incombe sul futuro stesso di questo piccolo paese. Paese che è sempre stato cartina al tornasole per l’economia mondiale con fenomeni migratori specialmente in passato, di proporzioni importanti, un solo dato ad oggi, su una popolazione di 4 milioni di abitanti, nel 2009 erano già emigrati in sessantamila, quest’anno se ne prevedono centoventimila e nel 2011 forse anche il doppio. Continuando a questi ritmi in 10 anni, se le cose non dovessero cambiare, l’Irlanda sarebbe quasi del tutto vuota.
La grande crisi non è passata e quanto sta accadendo nei paesi del cosiddetto “PIGS”, potrebbe rendere sterile la ripresa che da più parti si invoca.
Vi suggerisco la lettura di questo articolo, perché potremmo trovarci anche noi Italiani, in questa scomoda situazione a discapito di governative rassicurazioni, sullo stato della nostra economia, ma essenzialmente perché non è facile per nessun essere umano raziocinante, attribuire a qualcuno od a qualcosa in particolare, la colpa di tutto ciò.
Antonio Buongiorno


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