La corsa all'oro
Non è il film di Charlie Chaplin né tanto meno l’incarnazione di uno dei personaggi di alcuni film western che partivano con pala, piccone e settaccio per cercare pepite nei corsi d’acqua o nelle miniere, ma è il nuovo fenomeno economico finanziario che è alla ribalta di oggi. Non solo gli organismi istituzionali dei paesi più industrializzati del mondo, vale a dire le banche centrali dell’Eurozona, e la FED Americana, ma anche e soprattutto la Banca Centrale della Repubblica Popolare Cinese, che è stata la vera apri pista di questa nuova corsa all’oro, hanno iniziato a rimpinguare le proprie riserve auree. Non entrerò di proposito in argomenti numerici quali percentuali di incremento, previsioni di crescita del fenomeno o sua inversione di tendenza, ma cercherò di spostare l’attenzione su quello che succede oggi e che coinvolge in vari ambiti tutti noi. Per iniziare darò solo alcuni dati qua e là per spiegare l’entità del fenomeno.
Perché possiamo parlare di una nuova corsa all’oro? Vediamo cosa accadde al mondo industrializzato al tempo della grande crisi economica del 1929 e negli anni che seguirono. Prima della crisi l’oro era detenuto dalle banche centrali in grandi quantità, possiamo dire che era il bilanciatore del volume totale della moneta cartacea messa in circolazione dai paesi, cioè ne garantiva il controvalore (tanta carta moneta, tante riserve d’oro). Dopo la crisi, a partire dal 1933 e specialmente ad opera della FED, si decise di imporre il corso forzoso della moneta, stabilizzarne cioè il potere di acquisto, svincolandola di fatto, con la teoria della “banalizzazione dell’oro”, dall’oro come garante del volume totale del cartaceo in circolazione.
Si banalizzava l’oro a vantaggio della moneta cartacea e pertanto le politiche economiche dei vari paesi industrializzati fino ad oggi sono state indirizzate ad un progressivo disinvestimento delle risorse auree per sostituirle con buoni del tesoro o bond di altri paesi, con la prospettiva comunque di percepire un interesse ma anche di acquisirne parte del debito pubblico. Un dato che più di tutti può spiegare il fenomeno della mancanza di una garanzia alla moneta cartacea è che il dollaro dal 1933 al 2000 ha perso il 94% del suo potere di acquisto interno, mentre la quantità di moneta cartacea in circolazione è aumentata di ben 60 volte. Oggi c’è un’inversione di tendenza perché dalla crisi del 1929 molto altro è successo (seconda guerra mondiale, varie crisi internazionali, prima crisi energetica degli anni ‘70, prima guerra del golfo, seconda crisi energetica per arrivare all’11 settembre e all’ultima crisi economico finanziaria dei cosiddetti subprime) che hanno intaccato la sicurezza di tutti noi e, di riflesso, degli stati che ci rappresentano. Oggi come sempre fin dai tempi più antichi, l’oro è sinonimo di sicurezza e se lo è per gli stati sovrani lo è maggiormente per i singoli. Tutti oggi cercano di produrre oro, lo si estrae da tutto ciò che è stato tecnologicamente avanzato, circuiti stampati di computer e cellulari, dalle schede di programma degli elettrodomestici dai filtri dell’acqua degli aerei solo per citarne alcuni.
Sempre per dare un dato sull’entità del fenomeno, la banca Centrale della Repubblica Popolare Cinese ha raddoppiato le proprie riserve auree portandole, oggi, a 1054 tonnellate. Tutto questo per dire che quando c’è crisi la gente torna all’antico e al sicuro investendo nuovamente sul metallo giallo. Lo fanno le banche, lo fa chi può permetterselo e lo fanno gli speculatori ma come sempre c’è un rovescio della medaglia. Ad investire in oro sono banche, speculatori e chi può permetterselo ma chi non ha questi requisiti per far quadrare i propri bilanci famigliari è costretto a disinvestire le proprie riserve auree. Così chi in famiglia ha qualcosa da parte, per sopravvivere disinveste (impegna o vende) il proprio oro. Oggi l’oro vale 1.310 dollari l’oncia pari a 42 euro al grammo. In Italia in pochi mesi sono spuntati circa 8 mila negozi che comprano oro di seconda mano per un giro d’affari di circa 3 miliardi l’anno, oro che deriva da gioielli, orologi, protesi dentarie e anche singoli denti d’oro e viene pagato fino a 19 euro al grammo. Che dire, c’è sempre chi guadagna sugli andamenti economico finanziari del mondo e chi da questi eventi ne esce sempre peggio e questa nuova corsa all’oro non è neanche uno strumento per ridistribuire ricchezza perché, ahimè, sono sempre i soliti che ci guadagnano! Pertanto chi può permetterselo e ha qualcosa da parte può essere sicuro che in questo momento il mercato tira e siccome la domanda è forte e l’offerta da parte di chi ha bisogno di disinvestire non ha ancora uguagliato la domanda stessa, si spuntano ancora buoni prezzi di vendita.
E’ una vera corsa all’accaparramento, che negli ultimi tempi non conosce flessioni anche se alcuni analisti finanziari predicano cautela.
Per concludere riporto questa notizia che mi ha fatto sorridere e nello stesso tempo riflettere sui tempi in cui viviamo. Un’antica raffineria d’oro inglese che doveva ristrutturare i propri impianti per adeguarli alla nuova domanda ha fatto ripulire il vecchio pavimento in legno che era composto da 23 mila kg di listelli da cui sono stati estratti 60 kg di oro pari a 2,3 milioni di dollari! Chissà quanti ne avrebbe raccolti in più se avesse controllato le suole delle scarpe dei propri dipendenti che in tanti anni di lavoro hanno camminato su quel pavimento! Questo la dice lunga su quello che si farà per scovare anche la più piccola pagliuzza del pregiato metallo.
Antonio Buongiorno
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