L'importanza del nuovo FMI
La fine di un potere politico mondiale o un escamotage per vendere il proprio debito pubblico?
Notizia di qualche giorno fa in cui il presidente Cinese è stato messo sul tetto del mondo che conta con tanto di riconoscimento di chi sta passando il testimone in una gara che fino ad oggi ha visto arretrare un po’ tutti, dietro false partenze delle economie nazionali e macerie fumanti di milioni di persone che hanno perso il lavoro. Gli Stati Uniti, a cui la Gran Bretagna aveva lasciato il testimone della guida economico finanziaria mondiale alla fine del secondo conflitto mondiale, gli Stati Uniti che appunto con gli accordi di Bretton Wood (1 -22 luglio 1944), avevano imposto nuove regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra nazioni indipendenti, ora si trova a dover arretrare e farsi momentaneamente da parte lasciando alle nazioni emergenti Cina, India e Brasile il controllo del gioco.
Inflazione e Speculazione. Ora come allora le accuse sono sempre le stesse, infatti con Bretton Wood in cui veniva rispolverato il sistema del Gold Exchange Standard, in cui il dollaro era la valuta di riferimento per tutte le altre in un sistema di cambi fissi, senza un vero controllo sulle quantità del biglietto verde in circolazione, dicevo appunto anche allora a guerra appena terminata e nella necessità di far ripartire la propria economia, gli Stati Uniti immisero sul mercato notevoli quantità di moneta che produsse inflazione e speculazione. Paesi come la Germania, la Francia e l’Italia, che erano usciti malconci dal conflitto, dovettero fare i conti con l’inflazione Americana e cercarono di protestare contro questo sistema di controllo finanziario (FMI Fondo Monetario Internazionale) tutto in mano agli Alleati, ma non avendo ancora un peso politico economico nel consesso dei paesi più industrializzati, dovettero sottostare. Oggi le accuse dei paesi in via di sviluppo sono le stesse, Cina, Brasile e Sud Africa accusano l’America di emettere grandi quantità di moneta che vanno a finire su questi mercati generando appunto inflazione e speculazione.
Gli Stati Uniti, cercando di dare più potere agli emergenti, (vedi la nuova classifica del FMI, in cui la Cina è arrivata al 3° posto e dove India e Brasile hanno raggiunto la top ten), hanno tentato comunque di far passare la propria politica, proponendo nel prossimo G20 di Seoul, un limite del 4% sugli attivi commerciali o deficit delle nazioni, ma raccogliendo un secco no, proprio dalla Cina.
Il Brasile stesso, per bocca del suo neo presidente, ammonisce che le svalutazioni selvagge sono finite dopo la fine del secondo conflitto mondiale, come a voler ribadire che non verranno più accettate azioni unilaterali protezionistiche per salvaguardare appunto l’economia americana.
Essendo l’FMI impostato come una società per azioni, è ovvio che oggi chi ha più potere economico e disponendo di maggiore potere finanziario e pagando dunque di più, chiede anche di avere maggior peso in seno a questo organismo.
Cade cosi il potere tutto Americano che con il FMI e la Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo aveva gestito la politica economico finanziaria dal dopoguerra ad oggi, cade anche e soprattutto a causa dell’ultima crisi di cui tutto il mondo sta ancora pagandone le conseguenze, per una gestione molto poco accorta della politica monetaria americana, che ha cercato di coinvolgere i nuovi arrivati ad acquistare parte del suo debito pubblico ma a pagare purtroppo siamo anche e specialmente noi europei.
Infatti vanno a delinearsi i nuovi scenari con il passaggio del 6% dei diritti di voto dalle economie industriali classiche a quelle emergenti, cade il diritto di veto per gli Stati Uniti, la maggioranza qualificata viene mantenuta all’85% dei diritti di voto. Sarà mantenuta la rappresentanza ai paesi più poveri e ci si è accordati in un aumento delle quote da versare al FMI pari a 750 miliardi di dollari.
La guerra delle monete tra Cina e Stati Uniti è un altro capitolo di questo lento passaggio di consegne che in qualche modo dovrà servire agli americani per capire come venir fuori da questo empasse, non fosse altro perché una simile politica monetaria sin qui adottata è risultata perdente ed una volta lasciato il testimone sarà quasi impossibile riprenderlo.
Ma sarà comunque importante anche per noi europei capire se è giunto il momento di rivedere alcune alleanze storiche, per schierarci con i nuovi e più potenti arrivati?
Antonio Buongiorno
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