Il combattito
Non giriamoci intorno. S’è persa l’abitudine al confronto civile. Da un po’ di tempo a questa parte non si fa altro che urlare, offendere e sbracciarsi con fare minaccioso al minimo cenno di dissapore. Più l’argomento è futile e più aumenta l’aggressività. Non si può più parlare con nessuno. Lo vediamo tutti i giorni, in tv leader politici o concorrenti di reality show si ammazzano d’insulti e volgarità per difendere le proprie posizioni.
“Il dibattito è finito, scannatevi in pace”. Almeno questa è la sentenza che presentano le statistiche. Per 38 ore al giorno, minuto più minuto meno, i telespettatori sono costretti ad assistere a battibecchi e alterchi con diverse gradazioni di volgarità. Lo studio, condotto dall’associazione no profit Comunicazione perbene è la cartina al tornasole dell’incredibile condizione di imbarbarimento sociale che imperversa in Italia da più di vent’anni. Il dato sorprendente è che la palma dei più aggressivi non va, come ci si aspetterebbe, agli illustri sconosciuti dei reality, parvenu dello schermo, ma a i politici che, spesso e volentieri, ingaggiano dei veri e propri tafferugli verbali con avversari e moderatori. Degli ultras del teleschermo che meriterebbero il cartellino rosso ogni tre minuti. Lo studio, condotto da 130 esperti di comunicazione, psicologi, sociologi e antropologi, su tv e web non lascia margini di dubbio: l’aggressività trasferita sui media triplica i propri effetti negativi. Sembra una banalità ma, viste le attuali condizioni sociali, non lo è affatto.
Se la tv piange internet non ride. Infatti, nonostante sia additata come la prima colpevole con il 75% delle risse mediatiche, il web è il terreno di lotta più frequentato. Con buona pace della netiquette, c’è stato un aumento considerevole dei litigi digitali, conditi da insulti e persino da pubblicazioni di foto diffamatorie sui social network. Perché la macchina del fango non si ferma mai e non guarda in faccia a nessuno. Secondo il 69% degli esperti l’aggressività assorbita dai più giovani può avere gravi conseguenze comportamentali e portare a un aumento dei comportamenti violenti, soprattutto tra i bambini e gli adolescenti. Il rischio è alto, anche perché se i litigi vengono trasmessi in diretta tv creano una visione distorta dell’alterco in sé. La violenza rischia di passare come qualcosa di normale.
Non si tratta solo di buona educazione ma di civiltà. Non c’è bisogno di aggredire le persone per avere un confronto. Le differenze di vedute possono ampliare il panorama delle nostre percezioni della realtà e renderci migliori. Ecco perché un dibattito, per quanto acceso, non dovrebbe portare a conseguenze così violente. Essere umani significa anche questo, deporre l’ascia di guerra in un posto che non sia la schiena dell’interlocutore e ascoltarlo.
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