Il business della libido
Viagra, Cialis, gel stimolanti, lubrificanti e, chi più ne ha, più ne metta. La moderna tecnologia scientifica e farmaceutica, ormai, produce pillole per ogni cosa. E non la smette più. L’ultima trovata è stata il cerotto per aumentare la libido nelle donne in post-menopausa della Procter&Gamble, ritirato dal mercato a causa di alcuni principi attivi che possono provocare tumori o malattie cardiache. Tutto per colpa della libido, questa sconosciuta. Da quando il dottor Freud l’ha scoperta, la si tira in ballo per qualsiasi cosa, un po’ come il peccato originale qualche secolo fa. La libido altro non è che la spinta più forte che gli esseri umani abbiano per perpetuare la propria specie. Naturalmente, il tasso di libido si differenzia a seconda del genere sessuale e dell’età degli individui. I giovani, ad esempio, lo hanno più alto in grazia della loro età, che è la più feconda. Gli uomini sono un po’ più sensibili al richiamo della libido, non foss’altro che per una questione squisitamente ormonale. L’ormone che regola il desiderio è il testosterone, quello maschile per eccellenza e si trova, in misura ridotta per ovvie ragioni fisiologiche, anche nelle donne. Con il passare degli anni, il corpo cambia la propria percezione della libido. Contrariamente a quanto si è sempre pensato, anche le donne sentono forte e chiaro il richiamo dei sensi e come è naturale che sia, vanno incontro a dei periodi di calo dell’appetito sessuale.
Un’informazione che le industrie farmaceutiche non hanno tardato a dare, per alimentare la domanda di farmaci e l’aspettativa di risoluzione del problema. Almeno, secondo le dichiarazioni di Ray Moynham, ricercatore dell’ Università di Newcastle in Australia. I problemi che riguardano la sfera sessuale delle donne, in molti casi, non richiedono una risposta farmaceutica, bensì una di carattere più complesso. L’Independent punta il dito contro le industrie farmaceutiche. La mancanza di desiderio, di eccitazione e di orgasmo non vengono tenute nella giusta considerazione dalla ricerca che non si avvalga dell’uso delle medicine. Inoltre, le industrie finanziano dei sondaggi per supportare la produzione e la vendita di farmaci. Per esempio, la Pfizer, produttrice del Viagra, avrebbe finanziato un sondaggio, pubblicato nel 2005, in cui attestava che il 63% delle donne avrebbe avuto una disfunzione sessuale. Oppure la Procter&Gamble che nel 2006, in occasione del lancio di un nuovo prodotto, avrebbe millantato la risoluzione del calo della libido di una su un campione di dieci donne in post-menopausa. E dire che tutte queste pastigliette e vari ritrovati non hanno che un effetto appena superiore al placebo, quando non possono provocare malattie più gravi. Non sarà il caso di rientrare in contatto con la parte più naturale della propria libido e ascoltare di più sia l’anima che il corpo? In fondo, sono strettamente legati.
5 ottobre 2010
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