I mestieri che nessuno fa
Nel secondo trimestre del 2010 il tasso di disoccupazione ha raggiunto il livello massimo da quasi dieci anni: ad aprile-giugno il numero degli Italiani in cerca di lavoro ha toccato quota 2,136 milioni, con un aumento dell’1,1% rispetto al primo trimestre (24mila persone in più) e del 13,8% su base annua. Secondo una ricerca di Confartigianato, molte “arti” offrono impiego ma non trovano chi è disposto a svolgerle. I dati sono paradossali: non si tratta di una percentuale minima ma del 25% dei posti di lavoro che rimangono “scoperti” perché nessuno li vuole, o soprattutto, li sa fare. Negli ultimi due anni la crisi ha colpito duramente i più giovani, nella fascia d’età tra i 15 e i 34 anni si sono registrati 216mila disoccupati in più. Il tasso di disoccupazione dei ragazzi dai 15 ai 24 anni in Italia si attesta sul 25,9%, a fronte del 20,2% della media europea; il nostro è il Paese che in Europa, dopo la Spagna, registra il più alto numero di disoccupati nella fascia d’età 15-24. Leggendo questi numeri sembra assurdo che poche persone facciano lavori molto richiesti ma bisogna sottolineare anche che sono mestieri che richiedono una certa formazione. Si tratta, ad esempio, di installatori di infissi e serramenti: quest’anno, comunica la Confartigianato, le aziende avevano bisogno di 1.500 figure, ma nell’83,3 per cento dei casi non hanno trovato personale da assumere.
La lista è lunga, nell’elenco si trovano 68 mestieri. Troviamo panettieri e pastai, con il 39,4% di lavoratori necessari che non risponde all’appello. Scarseggiano anche gelatai, pasticceri, tagliatori di pietre, marmisti, cuochi, installatori di impianti, falegnami, sarti, tessitori. Tutti mestieri, come si può notare, che richiedono manualità e fatica fisica. Oltre ad essere in pochi a candidarsi a questi annunci di offerte di lavoro, quelli che provano ad occupare i posti vacanti si rivelano spesso inadatti. I giovani sembrano essere molto lontani dal mondo lavorativo. Sempre secondo l’Ufficio Studi di Confartigianato, l’Italia pecca in formazione e in informazione. Dai dati risulta che due giovani su tre (più di 9 milioni) non hanno contatti con il mondo del lavoro durante il periodo degli studi, solo il 4 per cento ha alle spalle esperienze di stage o tirocini. Dopo il percorso scolastico, solo l’8,3 per cento dei ragazzi trova lavoro grazie alle Agenzie, ai Centri per l’impiego o alle segnalazioni delle scuole. La maggioranza dei primi ingressi nel mercato del lavoro (55,3 % dei casi) avviene grazie a segnalazioni di amici e parenti. La solita vecchia “raccomandazione”.
29 ottobre 2010
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