Chick lit. Nuovo genere letterario
Chick lit, genere letterario per ragazze alla moda
L’espressione chick lit definisce un recente genere letterario nato negli anni Novanta nei paesi di lingua anglosassone. Scritto da donne, con protagoniste al femminile e un pubblico tutto in rosa. Letteralmente significa letteratura da pollastre (lit, per letteratura, chick derivato da chicken, per pollastre) e questo modo di dire delinea specifiche tematiche narratologiche quali la ricerca dell’amore da parte delle protagoniste che vivono e si muovono in contesti sociali benestanti, svolgono professioni rilevanti, spesso nel marketing, nell’editoria, nelle relazioni sociali, hanno houmor e sagacia, usano un linguaggio sessuale spregiudicato mentre lo stile di scrittura è un tratteggio di glamour e brio sintattico. La tematica amorosa non è certo una novità, la ricerca del principe azzurro, forse sarebbe meglio dire dell’avvocato di successo, del medico, del manager è un topos letterario di antica memoria ma è sul finire del Settecento che ha raggiunto dignità letteraria con i capolavori di Jane Austen, per alcuni l’antesignana del romanzo per ragazze. La Austen non ha mai descritto un bacio in nessuno dei suoi romanzi, sebbene le storie vertano tutte sul matrimonio e sull’amore. La scrittrice infatti, non essendosi mai sposata, non avrebbe potuto parlare di ciò che non aveva mai sperimentato personalmente; eppure i suoi personaggi sono archetipi romantici e il suo stile, paragonato a sonate musicali e sempre elegantemente ironico, viene insegnato in tutti i corsi di lingua inglese. Meno male.
Nel ‘900 ci sono stati i romanzi cosiddetti rosa, in Italia Liala scriveva storie di amori contrastati nella ricca borghesia pre bellica mentre in Inghilterra Barbara Cartland scriveva storie rosa in romanzi storici. Poi c’è stato il femminismo, i reggiseni bruciati, l’emancipazione della donna e il crescente desiderio di indipendenza economica e famigliare. La libertà sessuale e la libertà di scrittura ed icone come Doris Lessing e Erica Jong il cui “Paura di volare” è divenuto il libro cult di tutta una generazione di nuove donne, Dacia Maraini e Oriana Fallaci in Italia. E poi? Poi gli anni Novanta, anni in cui donne in carriera, i cui diritti fondamentali di emancipazione erano stati sanciti (anche se spesso poco rispettati) dai rispettivi governi di paesi industrializzati, superate le difficoltà di status hanno cominciato a sentire l’esigenza di scrivere e tornare a leggere storie che parlavano di amore, soprattutto della difficoltà di trovarlo questo grande anzi medio amore (il disincanto era un retaggio rimasto dagli anni precedenti).
Helen Fielding con “Il diario Bridget Jones” è stata l’apripista di questo nuovo modo di fare scrittura, e poi subito dopo Candace Bushnell con il romanzo, poi trasformato nel celebre telefilm, “ Sex and the city”. In questa letteratura da pollastre la protagonista viene considerata in un nuovo modo rispetto alla letteratura al femminile degli anni precedenti: è una donna integrata in una società frenetica, cosmopolita, edonista e paranoica, è determinata nelle scelte lavorative, sfacciata nell’uso del denaro e della propria sessualità, non bella ma capace di trasformarsi in piacente attraverso la moda e il maquillage. L’ironia e la burla, generalmente rivolta ai maschi, sono una delle scelte vincenti del nuovo romanzo post-femminista che, attraverso un linguaggio irriverente ed una scrittura smaliziata, parla anche di amicizia e convivialità al femminile. Gli status symbol quali scarpe, borse, gioielli, tecnologia, diventano parti essenziali nella descrizione del romanzo (le scarpe feticcio di Carrie Bradshaw sono ormai un cult) e non sono mai semplici oggetti ma elementi della narrazione definiti con la marca che li contraddistingue: la borsa Louis Vitton, le Jimmi Choo, la camicia Prada, il profumo Clive Christian, un Oscar de la Renta per parlare di un abito. Oggetti culto che diventano il fine del romanzo stesso come accade per “I love shopping” di Sophie Kinsella dove la protagonista rischia la bancarotta in ogni capitolo per l’uso sconsiderato della carta di credito. Tanto e tale è l’utilizzo di questi riferimenti di moda che si è arrivati a parlare di pubblicità occulta e di guadagni extra per le scrittrici che usano le loro penne come spot pubblicitari. Altro che pollastre, potremmo considerarci delle clienti più che lettrici. Lontani i tempi delle corse ai cavalli, dei merletti e delle trine, la nuova narrativa piace alle giovani donne in fieri e alle mamme che vogliono rimanere giovani, a lungo.
2 novembre 2010
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