aggiornato il 19/05/2012

Famiglia italiana

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Giovani e alcol: pericolose derive happy hour

Giovani e alcol: pericolose derive happy hour


Roma, 4 novembre 2011 - Abbassa le inibizioni nei rapporti sociali, facilita l’approccio sessuale, dà l’illusione di essere più grandi. E’ l’alcol. Ed è anche una delle maggiori cause di morte dei più giovani. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio Permanente su Giovani e Alcol, presentato a Roma il 28 ottobre scorso, effettua una panoramica sul fenomeno, analizzando come in questi ultimi 20 anni di cultura dell’happy hour e dell’aperitivo sono cambiate le abitudini dei giovani. Non è un caso che, proprio fino a 20 anni fa, la ricerca sul fenomeno alcol era più che altro circoscritta al campo medico e interessava soprattutto uomini adulti che sviluppavano una dipendenza diretta dal consumo di alcolici. Cosa è cambiato? A 20 anni di distanza emerge che vi è un calo dei bevitori adulti, mentre aumenta il consumo di alcolici da parte di giovani e giovanissimi. In Italia il primo approccio all’alcol si ha intorno ai 12 anni, l’età media più bassa in Europa. E’ dai 16 anni in poi che i ragazzi tendono a sviluppare una regolarità nel bere alcol. Birra, vino, super alcolici e distillati sono nel menù dei nostri ragazzi. Ma negli ultimi anni ci sono anche gli alcolpops, conosciuti come “ready to drink”: cocktail dolci, al sapore di frutta, serviti freddi, con vodka o rum che hanno una gradazione fino a 7 volte maggiore della birra. La sbronza è assicurata!

Il mix tra birra e cocktail ha sviluppato due fenomeni ad alto rischio: il “binge drinking” e la “drunkoressia” che comportano l’assunzione di una forte quantità di alcol a stomaco vuoto. Il binge drinking, moda importata dal Nord Europa, consiste in una serie di cinque o più bevute in un breve lasso di tempo. Una sorta di ubriacatura volontaria, fuori dai pasti, per il puro gusto di alterare la percezione della realtà. Più allarmante invece è la “drunkoressia”, termine che richiama alla mente un altro termine, l’anoressia, e che non è completamente slegato da esso. Infatti la drunkoressia consiste nel ridurre drasticamente il cibo per poter assumere una maggiore quantità di alcolici. E’ noto che nell’anoressia vi è il rifiuto delle calorie intese come apportatrici di grasso; ebbene, nella drunkoressia vi è la rinuncia alle calorie apportate dal cibo per poter compensare con quelle apportate dall’alcol. E’ la voglia di conformità, che da sempre è il leitmotiv dell’adolescenza, che spinge ad emulare comportamenti anche dannosi e l’abuso di alcol non è escluso da questi. Le più esposte al rischio di drunkoressia sono le ragazze: per attirare l’attenzione dei coetanei sono aiutate proprio dall’alcol che favorisce disinibizione e comportamenti trasgressivi. Si beve perché si è in compagnia, perché lo fanno tutti; eppure si beve fino all’ebbrezza per trasgredire.

Nei ragazzi invece la dipendenza da alcol si sviluppa nell’abitudine, nel collegare il bere a delle emozioni positive e di svago. Il fenomeno è preoccupante soprattutto per i danni a se stessi e agli altri. Nel solo 2010 si sono contati 1200 gli incidenti stradali mortali provocati dalla guida in stato di ebbrezza: 4 persone al giorno hanno perso la vita! Il proibizionismo potrebbe non risolvere il problema che è essenzialmente di natura culturale. Gli alcolici, il vino in particolar modo, sono elementi che possono anche completare la nostra alimentazione e sarebbe errato eliminarli. Ma come ogni cosa, è giusto disciplinarne l’uso. E’ in famiglia, durante i pasti, che i minori prendono confidenza con gli alcolici ed è proprio in queste circostanze che bisogna parlare con i nostri figli, indicando il giusto consumo di alcol. Ecco perché il ruolo della famiglia è essenziale nell’operare una prevenzione e una vigilanza continua. E soprattutto, per prima cosa, dare esempio di eleganza e buon gusto.
Anna Rita Leone


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