aggiornato il 19/05/2012

Famiglia italiana

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Questa settimana il prezzo dei carburanti è diminuito. La media nazionale registrata è per la benzina € 1,811, per la benzina senza piombo € 1,917, per il diesel € 1,695, per il diesel senza piombo € 1,784, per il gpl € 0,833 e per il metano € 0,967.

Famiglie dimenticate

Famiglie dimenticate

La famiglia è il mattone con cui è costruito il nostro Paese, la nostra società, quindi è necessario difenderla, tutelarla e sostenerla. Espressioni simili si rintracciano nei programmi e nei proclami di tutti gli schieramenti politici che si sono alternati al governo e all’opposizione del nostro Belpaese dal 1948 a oggi. Purtroppo, sembrano essere solo parole e il sostegno alle famiglie, soprattutto quelle con bambini, sembra non andare oltre un’amichevole pacca sulla spalla.
Infatti, secondo un recente studio dell’Università di Essex (Regno Unito), pubblicata sulla prestigiosa rivista “Social Science Computer Review”, l’Italia è al terzultimo posto in Europa per il sostegno economico alle famiglie con figli. Il supporto medio dato dal nostro Paese ad ogni bambino è, infatti, pari al 4% del reddito medio individuale di un cittadino italiano. In pratica, è come se “mamma Italia” spendesse solo il 4% del suo stipendio per far mangiare, studiare e vestire i propri figli. Su 19 Paesi europei esaminati, 13 hanno registrato percentuali che vanno dall’8 al 15%. Peggio di noi solo la Spagna, il Portogallo e la Grecia.
Le cose non vanno certo meglio, come mostrano i dati diffusi recentemente dal nostro Ministero dell’Economia, se si prende il complesso dell’aiuto pubblico alle famiglie. A papà, mamme e figli bisognosi va solo l’1,4% del Pil, la metà della Germania, e molto meno del 2% medio dell’intera UE. Il ministro del Welfare, Sacconi, ha ricordato che anche le uscite per invalidità e cassa-integrazione, contabilizzate come spese previdenziali, in realtà aiutano i nuclei familiari. Resta, però, il fatto che la spesa per l’indennità di maternità l’anno scorso è diminuita del 2,5%.
Pensioni, assistenza, disoccupazione e famiglia assorbono circa il 25,5% del nostro Pil, mentre Francia, Germania e Inghilterra viaggiano intorno a quota 29%. Nella UE a 15 Paesi (senza quelli dell’Est), l’Italia risulta, insieme con la Spagna e il Portogallo il fanalino di coda per la spesa a favore delle famiglie che assorbe solo l’1,2% del Pil, quando in Europa si spende decisamente di più (2,1% nella UE a 15 e 2,0% nella UE a 27).
Per quanto riguarda invece la quota di spesa nell’ambito di tutte le prestazioni di protezione sociale, l’Italia tra i 27 Paesi europei precede solo la Polonia: nel nostro Paese, infatti, la quota per la famiglia e la maternità, nell’ambito della spesa per welfare, pesa il 4,7% (in Polonia il 4,5%). Mentre la media complessiva dei Paesi europei è dell’8%.
Continuando a spulciare la “Relazione Generale sulla situazione economica del Paese 2009”, del Ministero dell’Economia, e guardando le voci del bilancio dedicate alle prestazioni di protezione sociale si scopre che nel 2009 la spesa pubblica per assegni familiari è scesa a 6,390 miliardi di euro dai 6,675 del 2008 (-4,3%). In calo anche la spesa per l’indennità di maternità, che è in un’unica voce di bilancio assieme all’indennità di malattia e per infortuni: la riduzione nel 2009 è stata del 2,5% rispetto al 2008.
Infine, sempre secondo lo studio dell’Università di Essex, il 33% dei minorenni sarebbe a rischio di povertà.
E tutto questo a fronte di un sistema di aiuti pubblici che non solo è scarso, ma è anche mal bilanciato, in quanto è basato in gran parte sulle agevolazioni fiscali, che penalizzano i più poveri, quelli che pagano meno imposte. Insomma, il solito gatto che si morde la coda. Nonostante tutto possiamo, però, essere certi che dalle televisioni e dai giornali i politici di tutti gli schieramenti continueranno a trovarsi d’accordo sull’inderogabile necessità di sostenere e difendere la famiglia.
Mauro Pompili


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