Dov'è l'occupazione in Italia
Nella nostra Italia ci sono un paio di settori in cui lo sviluppo del lavoro e l’aumento del reddito è possibile senza essere bacchettati dall’Unione Europea, anzi utilizzando a nostro vantaggio i vari fondi strutturali che anche noi concorriamo a creare. Sono i settori delle grandi opere in ambito stradale, ferroviario, fluviale, marittimo, ambientale e informatico e della ricerca scientifica e tecnologica. Ambiti strategici che realizzano sviluppo economico mettendo insieme investimenti e produttività. Settori che non generano parassitarie spese pubbliche, ma costruiscono i presupposti durevoli di un’economia che si proietta nel domani.
Se è vero che il nostro sistema economico è provinciale, bisogna renderlo competitivo e globale attraverso un più veloce spostamento delle persone e delle merci. Persone e merci che si muovono mettono in circolazione e condividono idee, progetti e beni che qualcuno vende e qualcun altro compra. Attenzione solo a non svenderci, perchè dopotutto anche la nostra capacità pensante è un marchio made in Italy. Attenzione anche al saper copiare intelligentemente il metodo di chi è migliore di noi. Mi sovvengono alla mente gli antichi Romani che, accortisi di avere solo la forza fisica per la conquista territoriale, andarono sapientemente a prendersi la forza del pensiero in Grecia e in Egitto. Fateci caso: oggi Roma ossia l’Italia ha il suo made in Italy, mentre le vere culle della civiltà sono rimaste con un’Acropoli, tre Piramidi, un default economico finanziario e una preoccupante rivolta popolare.
Non sottovalutiamo la posizione geografica dell’Italia e decidiamoci a darle un valore economico: il nostro Stivale è strategico per tutta l’Europa perchè consente il collegamento con gli ambìti mercati del nord Africa. Ragioniamo da statisti. Immaginiamo quello che potrà succedere tra 20 anni. Tra 20 anni le numerose popolazioni del nord Africa saranno tutti consumatori e produttori; quando avranno risolto i loro problemi interni di democrazia e di libertà, l’Europa dovrà essere pronta a stabilire rapporti commerciali con un mercato nuovo che è di competenza europea. Sarà molto difficile che i prodotti americani o asiatici vengano a vendere in nord Africa, salvo essere costretti perchè noi non abbiamo saputo organizzarci per tempo con le infrastrutture. Perciò se sapremo essere bravi a costruire le grandi opere e sapremo ben valorizzarle quando interloquiamo con l’Europa del nord, che vorrà aprirsi nuovi mercati nel Mediterraneo, il nostro futuro sviluppo è assicurato. Lo sviluppo economico che partì negli anni ’60 ruotò proprio intorno alle grandi opere, all’edilizia e alle numerose opportunità di indotto che ne scaturirono. Oggi siamo più preparati, con una tecnologia che ci permette di essere anche più attenti agli impatti ambientali e alla tutela del territorio: non ci resta che metterci d’accordo alla svelta per cominciare a lavorare, senza chiacchiere. Il bene del Paese è superiore.
19 dicembre 2011
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