Debiti e fallimento
Diciamo che discutere di sovraindebitamento in tempi di crisi economica come quelli attuali è come fare una similitudine di manzoniana memoria “ai tempi della peste…”. Non piace a nessuno, ma qualche anno fa mi è capitato di leggere una notizia che mi incuriosì alquanto: “negli USA un poveraccio sommerso dai debiti poteva rivolgersi a un tribunale civile, dichiarare la propria insolvenza e fallire”. Quindi non un’impresa famigliare, come riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico, e non per un’insolvenza temporanea ma per uno stato quasi cronico, ma poteva essere un singolo cittadino a dichiararsi fallito. Credo che se nel nostro Paese ci fosse una tale possibilità in ogni sede di tribunale civile ci sarebbero lunghe file di persone emaciate, vestite di nulla ma con le tasche piene di conti correnti di utenze, cartelle esattoriali ed estratti conto per il credito al consumo, a reclamare la propria incapacità a far fronte a tali impegni. Cercando di fare un po’ di ordine in quanto ho appena raccontato posso dire che per “sovraindebitamento” non esiste una definizione universalmente riconosciuta ma può definirsi come tale uno stato di difficoltà finanziaria non temporanea ma permanente ad adempiere alle obbligazioni assunte; che negli USA i maggiori fattori che causano il sovraindebitamento e quindi ricorso al fallimento sono le spese mediche per il 62% e credo che la riforma sulla Sanità voluta da Obama vada proprio in questa direzione; la perdita del posto di lavoro per licenziamento o dimissioni anche se i due aspetti sono diversi tra loro; l'eccessivo ricorso al consumo tramite carte di credito e incapacità a controllarne le spese possono portare ad una spirale fuori controllo; la separazione e il divorzio; le spese impreviste come la perdita della proprietà a seguito di furto o danni quali alluvioni o terremoto, basta ricordare quanto avvenuto a New Orleans.
Diciamo che se la globalizzazione è ormai un fenomeno non solo utile a spiegare la filosofia dell’economia planetaria della produzione di beni/benefici è anche per individuare fenomeni comuni di creazione di sovraindebitamento. Così in Europa e specificamente in Italia la perdita del posto di lavoro, l’eccessivo ricorso all’indebitamento, la separazione/divorzio, le spese impreviste ed i bassi salari, generano una insolvenza diffusa. Negli USA chi ha ottenuto il beneficio di fallire e quindi cancellare per eccessiva onerosità la propria posizione debitoria non può più dichiarare fallimento per i prossimi 8 anni, (nuova legge sul debito privato del 2005). Si tratta di una sorta di fallimento personale che viene gestito dalle procedure del Codice fallimentare USA (eventuale vendita di immobili e quant’altro) o per chi ha fonti di reddito regolari può chiedere di bloccare l’escussione dei debiti senza dover liquidare il proprio patrimonio per un periodo dai 3 ai 5 anni nel quale non potrà accedere al credito ma dovrà rimborsare quanto dovuto ai creditori. Si dà la possibilità al singolo di ricrearsi una propria immagine di affidabilità economica.
Cosa avviene in Europa ed in particolare in Italia? In Europa ci sono stati fenomeni di sovraindebitamento sia in Danimarca che nel Regno Unito ed in Francia negli anni ottanta e si è pertanto cercato di individuare soluzioni possibili e comunque tutte atte a ricondurre la pressione sul debitore. La soluzione del problema è stata spostata a Bruxelles che ha adottato direttive relative al credito finalizzate alla tutela dei consumatori e l’indirizzo seguito è quello solidaristico che tende a considerare l’intera società colpevole in qualche modo del sovraindebitamento delle persone e quindi dovrebbe contribuire al suo risanamento e alla sua rieducazione. Di contro i soggetti coinvolti, nel riconoscere di aver fallito nel loro compito sociale sono indotti a prendere coscienza della loro responsabilità personale nel determinare tali situazioni di crisi. In ambito comunitario la proposta francese è quella unanimemente riconosciuta come la più articolata e incisiva e si basa sul risanamento della posizione economica del debitore, attraverso la cancellazione dei debiti e la possibilità di un nuovo inizio e di permettergli di riassumere un ruolo economico attivo. Questo meccanismo oltre ad essere penalizzante per i creditori che dovrebbero rinunciare alla maggior parte dei crediti, sarebbe altresì pericoloso per i debitori i quali vistosi alleggeriti di una parte dei debiti tenderebbero a ricorrere a nuovo credito, peggiorando la propria posizione.
Quello che con questa proposta si è cercato di salvaguardare è il mercato del credito al consumo, in quanto i soggetti che si trovano in una situazione di sovraindebitamento per lungo tempo vanno ad incidere negativamente proprio sulla domanda di credito e quindi di consumo ed alla propensione all’indebitamento.
In Italia al momento non esiste né una proposta di legge né il nostro ordinamento prevede una forma di fallimento per le persone fisiche. L’Adiconsum ha presentato una proposta di legge che ha lo scopo di porre rimedio alla situazione di sovra indebitamento delle famiglie italiane, consentendo alle persone fisiche insolventi il raggiungimento di un concordato con i creditori. Cosa si intende per concordato? Il concordato è la definizione tra tutti i creditori delle rispettive posizioni creditorie nei confronti del soggetto sovraindebitato che prevede una delle seguenti ipotesi: rinuncia totale o parziale agli interessi moratori e/o convenzionali o delle penali; riduzione dei crediti (percentuale o differenziata secondo criteri quali quello cronologico); 3) rateizzazione dei crediti.
Questo sdebitamento prevede un piano di ristrutturazione dei debiti che deve essere approvato dal soggetto sovraindebitato e dai suoi principali creditori (almeno il 70% dei creditori pari ai ¾ dell’ammontare complessivo dei crediti). Prevede altresì la cancellazione dei debiti residui nei confronti dei creditori che non hanno aderito alla proposta di concordato (seppur in presenza di alcune condizioni). La conditio sine qua non, per valutare se ci siano i presupposti per ricorrere a tale procedure è quella che solo non si tenga conto dei redditi e del patrimonio del soggetto debitore persona fisica che propone domanda di “ concordato” ma altresì di terzi preferibilmente suoi famigliari, i quali prestano il loro consenso ad assumere veste di garanti nei confronti dei creditori con tutti o parte dei loro beni mobili ed immobili. Con tale procedura si spera che il legislatore, muovendosi nella direzione indicata dall’Adiconsum, cercherà di porre freno all’avidità delle banche e delle finanziarie (vedi carte revolving) che continuano irresponsabilmente a concedere linee di credito a chi si trova in una situazione di sovraindebitamento quasi insostenibile e applicando talvolta tassi di credito usurai.
30 settembre 2010
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