aggiornato il 19/05/2012

Famiglia italiana

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Questa settimana il prezzo dei carburanti è diminuito. La media nazionale registrata è per la benzina € 1,811, per la benzina senza piombo € 1,917, per il diesel € 1,695, per il diesel senza piombo € 1,784, per il gpl € 0,833 e per il metano € 0,967.

Crescono le assunzioni

Crescono le assunzioni

Nel 2010 le imprese di media dimensione riprendono a crescere e di conseguenza aumenta la richiesta sia di personale altamente specializzato sia di operai, mentre diminuisce la domanda di personale impiegatizio. L’Italia si caratterizza per la sua situazione paradossale: il disallineamento qualitativo tra domanda e offerta di lavoro. Le imprese hanno difficoltà a trovare alcune figure professionali. Di seguito i risultati della ricerca.

Unioncamere, occupazione: tornano a crescere le assunzioni (20mila in più del 2009). Le imprese chiedono flessibilità e qualità, Mezzogiorno e micro-imprese in ritardo

20 mila assunzioni in più previste nel 2010, grazie all’aumento delle entrate (802mila) e al rallentamento delle uscite di personale (980.500 contro le oltre 994mila del 2009). Il saldo però resta negativo di –178mila unità, pari al –1,5% dell’occupazione prevista per quest’anno. E visto che le imprese, soprattutto di dimensione media, ed in particolar modo quelle più innovative o vocate all’export, annusano la ripresa e cercano di accrescere la propria competitività, il mercato del lavoro riprende (e richiede) dinamicità e flessibilità: crescono infatti del 10%, portandosi al 42,3% del totale, i contratti a tempo determinato, aumenta la richiesta di personale tecnico altamente qualificato e torna a salire anche la domanda di operai, indispensabili al funzionamento della macchina produttiva, mentre si riducono le opportunità per il personale impiegatizio. Questo il quadro dell’occupazione prevista dalle 100mila imprese con dipendenti interpellate nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro. I risultati dell’indagine mostrano anche come questa delicata fase di passaggio della nostra economia sia vissuta e percepita in maniera diversa tanto a livello di dimensione di impresa (i segnali migliori provengono dalle aziende medie, mentre le micro-imprese con meno di 10 dipendenti prevedono di ridurre ulteriormente il proprio personale), quanto a livello territoriale, con il Mezzogiorno che dovrebbe registrare anche nel 2010 un saldo negativo più alto delle altre macro-ripartizioni del  Paese. “Il sistema produttivo italiano è vivo e vitale e sta mostrando di avere tutte le qualità per trainare il Paese verso una ripresa economica consistente”, ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Lo dimostrano le previsioni occupazionali di Excelsior, che individuano nelle medie imprese esportatrici ed innovative la punta di diamante della nostra economia. Proprio i dati della nostra indagine indicano con chiarezza due cose: quale direzione sta prendendo il mercato del lavoro e gli ambiti nei quali le difficoltà sono ancora evidenti. Sul primo punto è chiaro che, dall’incertezza causata dalla crisi, le imprese stanno uscendo chiedendo maggiori competenze professionali e flessibilità ai propri dipendenti. Una flessibilità non tanto e non soltanto contrattuale, quanto di impostazione del lavoro. In sostanza, la disponibilità dei lavoratori ad accrescere le proprie conoscenze, ad alimentare la propria creatività, ad affrontare e risolvere i problemi. Sul secondo punto, è chiaro che le aziende minori e quelle artigiane, molto più legate al mercato domestico, faticano a cogliere i segnali di ripresa economica in una situazione in cui i consumi delle famiglie restano piuttosto bassi. Infine, il grande problema del Mezzogiorno, dove la staticità del mercato e un forte ritardo strutturale risaltano con estrema evidenza, rendendo ancora più urgente la messa a punto di ogni iniziativa di rilancio del sistema economico locale”.

Rallenta il processo di riduzione del personale
Sebbene il bilancio occupazionale previsto da Excelsior per il 2010 si mantenga con il segno meno, rispetto alle previsioni formulate lo scorso anno si osserva non solo una attenuazione del saldo previsto (che nel 2009 era stato di -213 mila unità in valore assoluto e del -1,9% in termini relativi), ma soprattutto una diversa dinamica dei movimenti: in aumento le assunzioni (da 781.600 passano a 802.160, pari al +2,6%), in calo le uscite (da 994.390 a 980.550 con una riduzione del -1,4%). Da tenere presente inoltre che la quota di assunzioni non stagionali aumenta del +5,4%, passando dalle 523.600 circa previste nel 2009, a quasi 552mila attese nel 2010.

Contratti: cresce del 10% il tempo determinato
Come avviene di solito nelle fasi di ripresa del ciclo economico, spesso lente e incerte, le imprese mostrano cautela nel procedere a nuove assunzioni, privilegiando, per l’inserimento di nuove risorse in azienda e per fronteggiare la ripresa produttiva, i rapporti di lavoro flessibili. Questa cautela spiega ampiamente la consistente ripresa prevista per quest’anno, dopo il sensibile calo registrato nel 2008-2009, dei contratti a tempo determinato (+10%) che dovrebbero concentrare il 42,3% delle assunzioni non stagionali del 2010. Il maggiore aumento delle entrate con contratto a tempo determinato riguarda le assunzioni finalizzate a “provare” le capacità lavorative dei nuovi assunti. Tra i contratti non stagionali, crescono del  30% quelli a part-time (a tempo sia indeterminato che determinato). Nel complesso, la domanda di lavoratori a part-time raggiunge il 25,5% del totale, guadagnando così quasi 5 punti rispetto al 2009. Nell’anno in corso, inoltre, si dovrebbero inoltre ridurre del 3% le assunzioni stagionali.

Sempre più high skill per agganciare la ripresa
Se le imprese sono caute nel preventivare un allargamento del personale, lo sono molto meno nel procedere alla propria ristrutturazione interna in un’ottica di recupero della competitività attraverso l’integrazione di figure professionali qualificate. Questa tendenza, evidente già da alcuni anni, sembra continuare  nel 2010: il 23% delle 552mila assunzioni non stagionali previste dalle imprese dovrebbe infatti riguardare il grande gruppo professionale dei tecnici, impiegati con elevata specializzazione e dirigenti, e, che in questo modo, rispetto al 2009, avanzano di ulteriori 1,4 punti percentuali sul totale, per complessive 127mila unità; in calo di 2,7 punti percentuali sono invece le figure intermedie di impiegati, professioni commerciali e dei servizi, che dovrebbero rappresentare nel 2010 il 33,9% del totale delle assunzioni non stagionali per complessive 187mila unità; in aumento di oltre un punto percentuale, dopo la flessione subito lo  scorso anno, la domanda di operai, che  dovrebbe assorbire il 30,1% delle assunzioni non stagionali, pari a 166mila unità; in lieve aumento (dal 13,1% al 12,9%) la domanda di personale non qualificato, di cui sono richieste quest’anno  72mila unità.

Il paradosso italiano: nel 2010 saranno 147mila le assunzioni “difficili” ma…
E proprio questo percorso di innalzamento professionale delle risorse umane, intrapreso con decisione dalle imprese, fa risaltare il grande problema del disallineamento qualitativo tra domanda e offerta di lavoro: per oltre 147mila assunzioni messe in programma, le imprese segnalano serie difficoltà di reperimento, pari quest’anno al 26,7% delle entrate programmate, 6,2 punti percentuali in più del 2009. Non a caso le difficoltà di reperimento, per il ridotto numero di candidati o per la loro inadeguata preparazione, è massimo (48%) per i Dirigenti (richiesti comunque in numero contenuto), poco inferiore per le professioni intellettuali, scientifiche e ad elevata specializzazione (35,5%) e per gli Operai specializzati (35,2%), mentre si riduce progressivamente per le altre famiglie professionali. Tra le professioni high skill per le quali le imprese segnalano le maggiori difficoltà di reperimento, la prima posizione è riservata agli Addetti al marketing (1.300 quelli richiesti, la metà dei quali “introvabili), gli Infermieri (4.500 assunzioni previste, di cui 49,9% difficili), e Farmacisti (oltre 1.200 le richieste ma per 45,8% ci sarebbero difficoltà di reperimento), gli Sviluppatori di software (2.310, 41,6%), i Venditori tecnici e gli Agenti di vendita (entrambi ricercati in oltre mille unità, con una difficoltà di reperimento del 40,8%).

… “porte aperte” ai giovani e alle donne
L’innalzamento del profilo delle risorse umane, previsto per quest’anno, si accompagna a una “apertura” consistente, da parte delle imprese, al mondo dei giovani, soprattutto dei diplomati. La disponibilità ad assumere giovani in uscita dal sistema formativo riguarda infatti il 54,7% delle assunzioni totali programmate nel 2010, ed è più elevata per i neo-diplomati (57,1%) che per i neo-laureati (51,8%). Excelsior 2010 porta con sé anche un’ulteriore novità: prosegue infatti anche quest’anno il processo di pari opportunità tra uomini e donne all’interno del mercato del lavoro privato.. Raggiunge infatti il 48,5% (dal 41,7% del 2009) la quota di assunzioni per le quali le imprese ritengono indifferente il genere. Ciò vale in particolar modo per i servizi, dove la quota di “indifferenza” al genere dichiarata dalle imprese raggiunge il 60,1% delle assunzioni (era 52,6% nel 2009) mentre è molto più contenuta nell’industria (27,76% nel 2010 contro il 21% del 2009).

Torna a crescere la domanda di immigrati
La maggior richiesta di personale operaio, unita anche alla crescita delle assunzioni con contratto a termine, dovrebbero coincidere anche con un aumento di oltre 2 punti percentuali delle assunzioni di immigrati, che potrebbero arrivare a costituire il 22,6% del totale delle nuove entrate (comprese le assunzioni stagionali) contro il 20,3% previsto lo scorso anno. Quest’anno, inoltre, l’incremento maggiore nella richiesta di personale immigrato riguarda l’industria, trainata soprattutto da un aumento relativo molto consistente proveniente dal mondo delle costruzioni.

85mila lavoratori in meno nelle micro-imprese, di cui oltre40mila in quelle artigiane
Che la ripresa non abbia ancora raggiunto tutte le dimensioni di impresa ma che sia fortemente guidata dalle esportatrici e dalle aziende più innovative emerge dalla lettura delle previsioni di assunzione. Dal miglioramento generalizzato dei saldi tra assunzioni ed uscite sono infatti escluse le micro-imprese con meno di 10 dipendenti (pari a oltre l’82% delle imprese totali dell’universo Excelsior), più legate ad un mercato interno che resta debole. Queste imprese nel 2010 dovrebbero ridurre del 2,5% (contro il -2,2% previsto nel 2009) la propria base occupazionale, “tagliando” di circa 85mila unità i propri dipendenti. Per le altre classi dimensionali la programmazione delle assunzioni segue due modelli: uno che punta sull’aumento delle assunzioni, l’altro che rallenta le uscite di personale. Emblematiche di queste due situazioni sono, da un lato, le imprese da 50 a 249 dipendenti e, dall’altro, quelle da 250 a 499 dipendenti, entrambe con un’attenuazione del saldo negativo di circa un punto percentuale (dal –1,9% al -1,0% le prime, dal -2,2 al -1,2% le seconde). Questo avviene perché la flessibilità e la capacità di cogliere (soprattutto sul fronte dell’export) con maggiore rapidità le opportunità legate all’avvio della ripresa internazionale delle imprese medio-piccole si contrappone alla necessità, per le aziende di più grandi dimensioni, di continuare sulla strada della riorganizzazione, con una forte attenzione al contenimento dei costi fissi. Le maggiori difficoltà congiunturali vissute dalle piccole imprese si riflettono ampiamente sul sistema delle aziende artigiane, che dovrebbero registrare quest’anno un’ulteriore contrazione di personale pari al –3,2%, con una perdita complessiva, quindi, di quasi 49mila dipendenti. E in questo ambito ancora maggior risonanza trova il problema del mismatch domanda-offerta di lavoro, visto che la difficoltà di reperimento segnalata da queste imprese è pari mediamente al 36% delle circa 98mila assunzioni non stagionali complessivamente previste, ma raggiunge quote superiori al 70% per alcuni profili ritenuti davvero introvabili, quali i montatori di infissi, parrucchieri e aiuto-parrucchieri, pavimentatori, meccanici e idraulici.

Ancora difficile la situazione del Mezzogiorno
A livello territoriale, Excelsior evidenzia un saldo tra ingressi e uscite leggermente meno negativo nelle ripartizioni del Nord Est e del Centro Italia (pari al -1,4%). Nel Nord Ovest la riduzione sarà invece di poco superiore alla media nazionale (-1,6%), mentre più distanziato resta il Mezzogiorno (-1,9%) dove minore è stato anche il miglioramento rispetto allo scorso anno. Scendendo ad un maggior dettaglio territoriale, sono infatti  proprio le due regioni insulari quelle con la previsione di riduzione degli occupati più marcata (-2,3/-2,4% i rispettivi saldi di Sicilia e Sardegna), con punte superiori al -3% nelle province di Agrigento, Enna, Ragusa, Nuoro, Caltanissetta, Trapani e Sassari. Riduzioni più accentuate della media nazionale si riscontrano comunque anche in altre 8 Regioni (Puglia, Marche, Calabria, Toscana, Umbria, Campania, Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia) e in 48 province, fra le quali Imperia, Latina, Teramo e Frosinone, con variazioni fra il -2,9 e il -3%. Sul versante opposto, mettono a segno risultati migliori (con una riduzione prevista dei posti di lavoro inferiore al punto percentuale) il Trentino Alto Adige, la Basilicata e il Lazio, nonché le province di Ascoli Piceno, Bolzano, Trieste, l’Aquila, Parma, Roma, Potenza, Trento, Grosseto, Isernia, Pescara, Verona e Venezia.

Unioncamere


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