aggiornato il 19/05/2012

Famiglia italiana

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Questa settimana il prezzo dei carburanti è diminuito. La media nazionale registrata è per la benzina € 1,811, per la benzina senza piombo € 1,917, per il diesel € 1,695, per il diesel senza piombo € 1,784, per il gpl € 0,833 e per il metano € 0,967.

Cala il reddito delle famiglie

Cala il reddito delle famiglie

Non credo che ci si debba stupire più di tanto nel rilevare che il reddito disponibile per le famiglie italiane si sia ridotto, dico ancora, a differenza di quanto afferma l’ISTAT, del 2,7% come prima flessione dal 1995. Credo che la riduzione sia stata una costante, forse con situazioni di assestamento su posizioni comunque peggiorative. Forse in concomitanza con gli aumenti contrattuali dei contratti nazionali di categoria che comunque si spalmano sugli stipendi in trance, ma comunque con effetti tardivi od in alcuni casi nulli. Diciamo che l’inflazione ha sempre accompagnato la crescita dei prezzi di tutti i generi in questo ultimo decennio (passaggio lira euro) e specialmente quelli relativi ai prodotti petroliferi e loro derivati, andando anche ad influenzare le forniture di servizi/utenze come luce e gas per la nota dipendenza di quest’ultimi per la loro produzione, dai primi.
La vera novità, però, è rappresentata dalla ripartizione territoriale di questo calo del reddito per le famiglie italiane, così come l’articolo di Repubblica di oggi, riportando i dati ISTAT, da questa visione delle cose. La riduzione è stata in valore assoluto appena del 1,2% nel Mezzogiorno, del 1,8% del Centro, rispetto al valore più elevato del 4,1% registrato nel Nord-Ovest e del 3,4 del Nord-Est.
Le cause? La logica aiuta e di certo la poca industrializzazione del Sud (minori risorse che hanno perso il posto di lavoro in concomitanza con la chiusura delle imprese), accompagnata ad un maggior apporto delle famiglie stesse, ha smorzato l’effetto di questa riduzione, al centro anche qui eccetto alcuni casi relativi ad aziende di produzione facenti parte di multinazionali, la maggior parte degli occupati viene registrata nella pubblica amministrazione, che ha visto si un esodo, ma con l’ausilio di ammortizzatori sociali e pertanto la riduzione del reddito disponibile è stata ben assorbita. Chi invece ha dovuto registrare un forte calo sono essenzialmente le aree storicamente a vocazione industriale del nostro paese, come il Nord-Est ed il Nord-Ovest, dove la chiusura di comparti industriali od il ricorso alla Cassa Integrazione ha visto la perdita diciamo dell’80% dei posti di lavoro, rispetto al totale degli stessi nell’intera penisola, che ha avuto un effetto penalizzante sulla riduzione del reddito registrata appunto in queste aree geografiche.
Altri fattori che hanno influenzato questa graduatoria, sono stati la poca propensione agli investimenti, delle famiglie del sud, che hanno investito in gran parte del reddito disponibile in avanzo, nei buoni postali e la poca apertura delle banche a concedere prestiti e finanziamenti che hanno evitato alle stesse di indebitarsi e pagare interessi passivi. Tutto l’opposto di quello che sarebbe avvenuto nelle regioni del Nord, dove la maggiore propensione ad investire avrebbe, nel biennio 2008/09 a cavallo appunto della crisi economica mondiale,  accumunata ad una perdita progressiva ed abnorme di posti di lavoro, portato appunto ad una riduzione del reddito disponibile per via di investimenti con rendimenti più elevati ma associati a rischi maggiori ed ad un indebitamento bancario, con tassi d’interesse passivi, in crescita.
La menzionata crisi ha di fatto modificato la distribuzione del reddito delle famiglie italiane anche tra  regioni. Infatti i risultati peggiori sono stati quelli del Piemonte e della Lombardia,  a causa appunto della maggiore industrializzazione di quelle regioni, mentre il primato della quota maggiore di reddito disponibile è passato dal Nord-Ovest al Nord-Est, grazie a Bolzano, che ha scavalcato l'Emilia Romagna. Le uniche regioni nelle quali si è registrato un tasso di crescita positivo sono la Calabria e la Sicilia proprio per le ragione precedentemente espresse. Ben poca consolazione rispetto ad un quadro generale comunque poco edificante, dove e sempre più difficile non vivere, ma almeno sopravvivere.
Antonio Buongiorno


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