Bon ton per i piccoli
Chissà come sarà cresciuto il figlio della signora Virginia… Lo ricordo ancora al parco degli aranci, in pantaloncini corti blu, camicina di piquet, calzettoni bianchi e sandaletti con gli occhi, immacolati. Il fanciullo arrivava così, elegantemente vestito e ben pettinato. Sua madre si accomodava sulla panchina, tirava fuori da una sacchetta di stoffa palette e secchiello e lo seguiva nei giochi. Se il pupo biondo si allontanava, lei seguiva con lo sguardo i piccoli passi sulla ghiaia, all’ombra dei pini mentre riempiva il secchiello di pinoli. A mezzogiorno in punto, il bimbo estraeva una pezzetta dalla taschina e con cura ripuliva i suoi sandaletti; poi a passo lento e composto si dirigeva all’uscita con la sua manina stretta a quella della mamma.
Tempi lontani…Allo stesso giardino, sulla stessa panchina, sostano oggi le tate, più raramente le madri che, semmai, ne approfittano solo per fumarsi una sigaretta. Guardano l’orologio nervosamente, attaccate al cellulare, sfogliano riviste modaiole, commentano con altre l’abito di questa lo stivale di quella, mentre i figlioli corrono, scappano, si azzuffano, piangono…Chiari segnali di una totale assenza di attenzioni.
Vi è mai capitato di assistere al mattino all’uscita di scuola? Se abitate nei pressi di una materna, meglio se privata, vi esorto ad andare. Lo scenario è il seguente: lussuose station wagon in terza fila, con l’immancabile coppia di Terranova all’interno, che fanno tanto famiglia felice al completo, dai finestrini aperti esili polsi risonanti di braccialetti Pomellato, bijoux donati dal marito devoto; è tutto un gridare nomignoli “Fede!” “Ludo!” “Cami!”; un gesticolio frenetico…C’è chi scende stizzita e recupera il figliolo strattonandolo per il polso, c’è chi invece si sofferma a ciarlare con un papà abbronzatissimo reduce da una settimana sulla neve. Poi ci si domanda perché mai i bambini di oggi non salutino, non parlino e siano nevrotici. E’ molto più sano rinchiudersi nel mondo virtuale di un giochino elettronico che trascorrere le giornate con mamma, papà e i Terranova.
E in ultimo, dov’è finito il candore del fanciullo?
Ho assistito di recente ad una simpatica scenetta: in un rinomato negozio di lingerie, entra una giovane signora, agghindata come la matrona Cornelia e vestita come una pornostar, che trascina una bimbetta di appena 4 anni. La donna chiede alla commessa di provare la guepiere della vetrina e subito dopo sparisce nel camerino. Trascorrono cinque minuti e riappare così svestita, ammiccante come un’odalisca; fissa negli occhi la figlia e le domanda: ”Rebecca!? Sono io la più bella del reame, altro che Biancaneve!”. Poi rivolgendosi alla commessa attonita:” Sa…Ho un incontro a luci rosse questa sera…E non col padre della piccola, che proprio non si merita niente!” . La giovane madre non fece neppure caso a come la guardava Rebecca: seria, muta, proprio come lo ero io. Talvolta sono proprio i bambini ad insegnarci le buone maniere, semplicemente con uno sguardo.
Rabbrividisco al ricordo di quegli occhioni neri pieni di assennatezza e allo stesso tempo vuoti di tenerezza.
Quante volte abbiamo assistito a queste scene tra mamme e bimbi. Scene a volte terrificanti, decorate da urla, pianti dei piccoli, capricci, parolacce delle mamme e dei papà. I bimbi sono degli imitatori perfetti degli adulti, assorbono fin da piccolissimi tutti i comportamenti, positivi e ahimè anche negativi di chi li circonda, genitori, fratelli, nonni, parenti in generale, amici che frequentano la famiglia. Poi quando cominciano ad andare a scuola imitano i compagni di classe, acquisiscono i loro modi di dire, gli atteggiamenti, educazione e ….maleducazione purtroppo.
Spesso genitori troppo accondiscendenti lasciano correre – per mancanza di pazienza, per esaurimento di energie – comportamenti che invece andrebbero subito corretti, il piccolo va ripreso sempre ed ogni volta che ha quel comportamento, non “una tantum” quando si perde la pazienza o ci si ricorda di farlo.
Il bimbo va educato a stare con gli altri, a tavola, a scuola, a parlare a bassa voce, a non urlare, a non fare piagnistei quando non ottiene qualcosa.
Ma come fare ?
A tavola è necessario insegnare al bimbo fin da piccolo a stare composto, a mangiare con la famiglia e non davanti alla tv quando vuole lui, incollate con gli occhi al piccolo schermo. I bimbi, a volte, diventano tiranni con i genitori ed elaborano veri e propri ricatti per ottenere quello che vogliono.
- Non mangio se non mi fai vedere la tv.
- Mangio la verdura se dopo mi compri il giocattolo
Ecco i ricatti che vengono posti in essere quotidianamente dai nostri bimbi.
A tavola bisogna coinvolgere il bambino fin dalla fase della preparazione del cibo - per insegnargli a non sprecarlo - , a quella dell’allestimento della tavola. Variate il cibo e i colori di verdure piatti preparati, ecc per stimolarlo a mangiare anche divertendosi. Il cibo è un piacere oltre che sostentamento per la vita, l’educazione alimentare è importantissimo fin dai primi anni per lo sviluppo fisico e psichico.
Non si mangia a bocca aperta, si usano correttamente le posate, non si urla, non si lecca il piatto, non si fanno rumori strani mentre si mangia, si chiede “per favore” ogni cosa, anche a mamma e papà, il bimbo deve imparare che non tutto gli è dovuto, imparando in famiglia che le cose si conquistano e non si pretendono avrà più facilità ad integrarsi in società quando sarà il momento, a scuola e con gli altri.
Il rito della famiglia che si siede a tavola per i pasti è molto importante, questo è un momento fondamentale di condivisione, di affetto e perché no ? di insegnamento delle buone maniere. Con costanza e pazienza a piccole dosi si spiegherà al piccolo come comportarsi educatamente, come usare coltello e forchetta, si daranno spiegazioni su tutto per stimolare la sua curiosità. Non si dice : - questo non farlo perché non sta bene- e basta, si spiega perché una determinata cosa non si può fare, perché si reca danno a se stessi o agli altri, perché è scorretto ecc.
Ad esempio spiegare perché non si porta mai il coltello alla bocca, ci si può ferire e la bocca è molto delicata. Oppure spiegare perché le verdure vanno mangiate, fanno bene alla crescita. Si possono servire con varietà e cercando di solleticare l’appetito del bimbo, se rifiuta un piatto di carote lesse ha ragione poverino, arricchitele con qualcosa di buono e che a lui piaccia, una spolveratina di formaggio, per esempio.
I bimbi spesso sono portati ad esclamare “che schifo” su qualunque cosa a loro non vada a genio, in primis con il cibo. Bisogna spiegare che soprattutto per il cibo questo non si dice perché nulla “fa schifo” , può non piacere e si può esprimere la propria opinione in merito, ma ciò che non piace a noi personalmente può piacere ad altre persone.
L’indipendenza del bimbo in casa è molto importante da una certa età in poi. Un bimbo che dopo i 6 anni non sa nemmeno lavarsi le mani da solo avrà dei problemi in seguito di integrazione. Insegnare ai piccoli ad essere indipendenti nelle piccole cose come lavarsi le mani, piegarsi il pigiamino, aiutare nelle faccende domestiche i genitori sotto il loro controllo, apparecchiare la tavola, lavarsi i denti.
Il rapporto con gli altri, soprattutto bambini, è fondamentale. Bimbi prepotenti, arroganti, viziati, sono piccoli mostri creati da noi, perché non sono stati corretti fin da piccoli e ogni volta hanno mostrato quel comportamento. Anche qui vale la regola della spiegazione : comunicare, spiegare perché bisogna rispettare gli altri, perché non va bene essere prepotenti.
E ricordare sempre che i piccoli ci osservano sempre, sono degli osservatori implacabili ed assorbono le nostre emozioni, i nostri comportamenti, le nostre debolezze. Il mestiere del genitore è a buon ragione il più duro in assoluto!
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