Benzina, oh cara!
Che i controsensi siano all’ordine del giorno è regola mondiale, ma che sfocino in paradossi è cosa italiana.
Dopo la crisi economica, il 2010 si è rivelato un anno di transizione che ha visto da un lato lo Stato italiano approvare leggi ad hoc per contenere l’inflazione, dall’altro i produttori che hanno dovuto adeguare i prezzi di mercato alla luce della minore domanda.
Adattamenti che però non hanno trovato riscontro nel prezzo del carburante. L’Italia si conferma il paese europeo più caro sui prezzi alla pompa, con aumenti così cospicui da indurre gli stessi distributori a scioperare.
Individuare le ragioni della disparità tra costo del petrolio al barile e la successiva distribuzione è da imputare principalmente alla tassazione posta sul prezzo del carburante alla luce delle molte accise che ancora vi gravano.
Per meglio chiarire come sono composti i famosi 1,40 centesimi al litro, scorporiamo il valore individuando le voci che insistono.
In primis il greggio è influenzato dal cambio euro dollaro, valore che subisce variazioni quotidiane e che determina il fluttuare dei prezzi. Mediamente il costo di ogni barile è di 80 dollari, contenente 159 litri di greggio da raffinare. Calcolatrice alla mano ogni litro si aggira intorno ai 40 centesimi di euro.
Perché allora questa differenza? Per i non addetti ai lavori ogni litro di benzina è composto dal 69% di tasse, imputabili all’applicazione di accise sommate all’iva statale del 20%.
L’idea che ci facciamo è che siamo un paese dove la memoria popolare è più radicata che nel resto del mondo, al punto di ritrovarla anche sul prezzo del carburante.
Le famose accise, di cui a gran voce si chiede l’abolizione, sono imposte di fabbricazione e di consumo applicate su materie prime, semilavorati o prodotti finiti, prima della vendita al consumatore finale.
Le addizionali imputabili, ad esempio alla guerra in Abissinia del 1935, la crisi di Suez del 1956, il terremoto del Belice del 1968, il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004, sono solo alcune delle sorridenti voci che ancora sosteniamo ogni giorno per eventi ormai risolti e lontani nel tempo.
Eliminare le accise inciderebbe sugli introiti statali per oltre 35 miliardi di euro annui, valore che sicuramente nessun colore politico sarebbe disposto a perdere per far quadrare i bilanci.
Denis Waitley citava: “Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle”. Doverosa allora l’esigenza dei consumatori di ridurre stili di vita che delegano all’auto ogni necessità di spostamento.
Le utopie di coalizioni anti trust contro le ditte petrolifere risultano inadatte laddove si dovrebbe puntare il dito contro la cattiva gestione di uno stato scarica barile, capace di grandi numeri ma non di piccoli interventi.
Andrea Domenici
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