Audience nera
Si potrebbe dire, parafrasando Wharol, che ognuno di noi avrà diritto, in caso di morte violenta, a 15 trasmissioni tv. L’ultima vicenda di cronaca nera che ha tenuto incollati al video gli italiani è stata il barbaro assassinio della piccola Sarah Scazzi. Da tempo molestata dallo zio, all’ennesimo rifiuto delle sue avances, sarebbe stata strangolata e stuprata dopo la morte dal feroce aguzzino. Un avvenimento terribile, una giovane vita spezzata dalla violenza. Una simile circostanza avrebbe richiesto riserbo, tatto e rispetto nei confronti della famiglia che, per quanto non abbia lesinato la propria presenza sul piccolo schermo, avrebbe dovuto essere lasciata in pace. Ma, come spesso avviene, non è stato così. Telecamere ovunque, sin dal 26 agosto scorso, giorno della scomparsa della quindicenne. Ricerche, confessioni, veleni e sospetti in prima serata, spesso con l’illuminato parere dei soliti esperti da salotto. Mancava il televoto per accertare con assoluta esattezza il movente del colpevole e di eventuali complici!
Lacrime e occhi nel vuoto, per placare la fame di emozioni catodiche del popolo bue. Quello che guarda la De Filippi al sabato, trepidando per le commozioni e i volemose bene da prima serata. E poi i giornalisti, che hanno presidiato e ancora presidiano la casa di Sarah, il garage del delitto, il pozzo del macabro ritrovamento, a caccia di interviste esclusive farcite di domande che rasentano l’idiozia come la tipica: “Come si sente”? Chissà cosa si prova a sapere che la propria figlia è stata scaraventata in un pozzo, dopo aver subito uno stupro post-mortem, da una persona di cui ci si fidava? Difficile immaginarlo! Come se non bastasse, c’è la curiosità della gente, la stessa gente di Avetrana e dei paesi limitrofi in pellegrinaggio verso i luoghi dell’orrore. Con tanto di bimbi al seguito che volevano vedere. Del resto, cosa vogliamo aspettarci da una società stroncata dalla bulimia televisiva e da una crisi economica innestata perfettamente su una crisi morale preesistente? Potrei citare il caso Claps, il massacro di Cogne, quello di Erba, l’assassinio di Meredith e di Chiara Poggi e, andando a ritroso nella memoria, il giallo di via Poma, ma la sostanza non cambia. Resta la fame di spettacolo in ogni attività e, se ogni show televisivo assomiglia a una corrida, in caso di morte violenta la gente vorrebbe vedere il sangue. E magari il cadavere giacente senza lenzuolo. Chissà a quanto ammonterebbe lo share.
11 ottobre 2010
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