Allarme sisma per l'Italia
Il 40% degli italiani vive in zone a elevato rischio idrogeologico. Questo il dato allarmante emerso dal primo “Rapporto sullo stato del territorio italiano” realizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi (Cng) in collaborazione con il Cresme (Centro di Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato). Nello specifico il documento indica le zone e i comuni a rischio e mette in evidenza il basso livello di sicurezza delle nostre abitazioni. Secondo quanto riportato in questo primo rapporto, nel nostro Paese sarebbero ben 725 i Comuni dichiarati ad alto pericolo sismico e 2.344 quelli considerati a medio rischio. Nel totale quindi la popolazione che risiede in zone considerate pericolose dal punto di vista idrogeologico ammonta a 24,2 milioni, suddivisi fra zone con un livello di pericolosità alto (3 milioni di abitanti) e quelle con un livello medio (21,2 milioni). Per i geologi la Campania, l’Emilia Romagna, il Piemonte, la Lombardia e il Veneto sono le zone considerate più a rischio e, come si legge nel Rapporto, la causa sarebbe l’elevata densità abitativa e l’ampiezza dei territori che registrano situazioni a rischio sisma e alluvioni.
Il documento Cng-Cresme non dimentica inoltre di considerare l’aspetto riguardante il livello di sicurezza delle nostre abitazioni. Parlare della sicurezza degli edifici in cui viviamo è un elemento molto importante quando si affrontano temi legati a possibili disastri sismici poiché, nella quasi totalità dei casi, la morte è causata dai crolli degli immobili. Su questo punto il Rapporto sottolinea che il 60% degli 11,6 milioni di edifici italiani ad uso residenziale è stato realizzato prima del 1971. Questo significa che circa 7 milioni di abitazioni sono state costruite prima dell’introduzione della legge antisismica per le costruzioni del 1974. A questo proposito il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Piero Antonio De Paola, ha dichiarato che dal dopoguerra (1944) al 2008 "il costo del dissesto idrogeologico e dei terremoti è stato di 213 miliardi di euro, con un investimento di 27 miliardi di euro solo dal 1996 al 2008. Una spesa ingente ma inefficace a causa della pianificazione non completa e che quando c’é viene elusa e per la mancanza di un centro di coordinamento". Questa la conclusione del Presidente del Cng e speriamo che i dati evidenziati dal rapporto rappresentino uno spunto per far riflettere e per ripartire da una delle poche armi che abbiamo per combattere questo tipo di catastrofi, la sicurezza delle nostre case.
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