aggiornato il 19/05/2012

Famiglia italiana

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All’asilo lezioni di filosofia

All’asilo lezioni di filosofia

Immanuel Kant, nella sua opera più famosa, la Critica della Ragion Pura, dice che la filosofia è una disposizione naturale dell’uomo di interrogarsi ogni volta sul senso ultimo delle cose, senza che si pervenga mai ad una risposta definitiva. Tutti, secondo il grande filosofo, sono sin dalla nascita potenzialmente dei filosofi, anche se pochi poi lo diverranno realmente nella vita. I bambini infatti sin dai tre anni chiedono ai loro genitori cose come: ”Mamma, perché dobbiamo morire?”. “Papà dov’ero io prima di nascere?”. Si interrogano già senza saperlo sul senso ultimo dell’esistenza, sulla vita e sulla morte, sul mistero che pervade ogni essere. Anche se per la maggior parte delle volte, purtroppo, ricevono risposte, come: ”lo capirai da grande”, oppure con l’ancor più definitivo “perché è così”, che finiscono per spegnere il loro ardimento. Per tale ragione alcuni esperti dell’infanzia sono convinti, che bisogna impartire delle nozioni di filosofia sin dalla scuola materna, per educare i bambini alla riflessione, alla formazione di idee proprie su alcune questioni fondamentali dell’esistenza.

A questo proposito Famiglia Italiana ha raccolto delle notizie interessanti. In un paesino al confine con la periferia parigina, Mée-sur-Seine, è stato fatto un esperimento. Una maestra ha scritto ogni quindici giorni sulla lavagna, per due anni, parole come giustizia, libertà, morte, amore, avviando sul finale una discussione con i bambini. I risultati sono stati sorprendenti non solo per quelli più timidi e introversi che hanno cominciato ad esprimersi molto meglio, ma per l’intera classe che ha mostrato una proprietà di linguaggio nettamente superiore rispetto alle altre classi che non avevano adottato questo nuovo metodo. Della fortunata esperienza è stato realizzato un documentario presentato quest’anno al festival di Roma e uscito in questi giorni nelle sale francesi, dal titolo “Ce n’est qu’un début”, “non è che un debutto”, o anche, “non è che un inizio”, che riprende un famoso motto in voga nel sessantotto. E non solo, nelle librerie francesi da sei mesi a questa parte si trovano sugli scaffali manuali filosofici per i bambini dai tre anni in su. Un’autrice diventata molto famosa in Francia, Brigitte Labbé, ha pubblicato recentemente trentacinque volumi dal titolo “merende filosofiche” tradotti in diciotto lingue. Nelle edicole si possono acquistare delle dispense munite di CD per aiutare i genitori a creare dibattiti con i loro figli, attorno a quesiti come “perché non sono il capo?”, “qual è la differenza tra la vita e la morte?” “maschio o femmina?”.

Sono anche state scritte delle fiabe che si possono leggere ai bambini prima che si addormentino, sulla vita dei filosofi più importanti. In Italia il comune di Modena ha deciso di convocare un gruppo di maestri qualificati per cominciare ad insegnare la filosofia all’asilo. Del resto già nel 99’ l’Unesco aveva raccomandato di introdurre alcuni rudimenti  di questa disciplina nelle scuole materne. Ma c’è anche chi ci mette in guardia dai pericoli, di somministrare a bambini così piccoli concetti così complessi. Stefano Poggi ordinario dell’università di Firenze e presidente della Società filosofica italiana dice di non essere contrario, purché gli insegnanti siano qualificati. “La filosofia? E’ una cura che ha bisogno di essere prescritta da ottimi medici”, altrimenti da chance può tramutarsi in rischio. Sviluppare la capacità critica nei bambini, renderli autonomi, stimolandoli in questo difficile processo è un ottima cosa, basta che si tenga conto della loro età e si faccia attenzione a non condizionarli, ottenendo così risultati opposti. E’ stato proprio Platone a dire che il filosofo è colui che si stupisce, che si interroga sulle cose. E non è forse quello che i bambini tra i tre e i sette anni fanno naturalmente? Ben venga allora un insegnamento che alimenti la capacità di ragionamento nei piccoli a patto che lo si faccia con molto impegno e responsabilità senza dimenticare mai la loro fragilità insita di quell’età.

26 novembre 2010

Tiziana Della Rocca


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