aggiornato il 19/05/2012

Famiglia italiana

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2012. Riforma delle pensioni

2012. Riforma delle pensioni

Roma, 9 febbraio 2012 - Dal primo gennaio scorso è entrata in vigore la riforma delle pensioni approvata con la manovra Monti. Finisce il sistema retributivo che fissava il valore della pensione sulla media degli stipendi percepiti negli ultimi anni di lavoro e si passa al sistema contributivo che la calcola in base a tutti i contributi versati durante l’intera vita assicurativa. Questo è quanto accadrà nel pieno regime della riforma perché ad oggi chi avrebbe usufruito di una pensione, certo più vantaggiosa, con il solo calcolo retributivo la percepisce in pro rata con ambedue i sistemi di calcolo. Un po’ ci perde, ma d’altronde la manovra è stata anche chiamata Salva-Italia e un motivo ci sarà. Sparisce anche la pensione di anzianità, sostituita dalla pensione anticipata. La pensione di anzianità permetteva di pensionarsi con 40 anni di contributi versati, a prescindere dall’età anagrafica, o in alternativa al raggiungimento di quota 97 per i dipendenti e quota 98 per gli autonomi, quote che si ottenevano sommando età e anni di contributi versati. Con la pensione anticipata, invece, ci si potrà pensionare prima dell’età di vecchiaia e cioè prima di 62 anni per le donne e di 66 anni per gli uomini, solo se si superano i 41 anni e un mese di contributi per le prime e i 42 anni e 1 mese di contributi per i secondi.

Quanto alla pensione di vecchiaia la nuova normativa stabilisce che dal 2018 uomini e donne la potranno percepire al compimento dei 67 anni. Intanto dal 2012 al 2017 è stato stabilito un regime transitorio che alle donne iscritte all’assicurazione generale ordinaria (AGO) concede di pensionarsi a 62 anni, con almeno 20 anni di contributi; alle donne iscritte alla gestione separata concede di pensionarsi a 63 anni e 6 mesi, con almeno 20 anni di contributi versati; e agli uomini iscritti all’una o all’altra forma concede di pensionarsi a 66 anni con almeno 20 anni di contributi versati. La riforma ha posto attenzione anche a quei lavoratori che al 31 dicembre 2012 avranno 60 anni con 36 anni di contributi versati e 61 anni con 35 anni di contributi versati: questi potranno andare in pensione a 64 anni. Analogamente accadrà per le lavoratrici che al 31 dicembre 2012 avranno 60 anni con almeno 20 anni di contributi versati: anch’esse andranno in pensione a 64 anni.

E’ possibile pensionarsi anche prima del raggiungimento dell’età utile: in tal caso scatta una penale che riduce la pensione dell’1% se ci si pensiona due anni prima dell’età prevista e del 2% se ci si pensione oltre i due anni prima il raggiungimento dell’età prevista. Sparisce il meccanismo delle quote e la finestra di scorrimento perché con la nuova riforma la pensione decorre il primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti. Per quanto riguarda l’adeguamento delle pensioni all’inflazione, è previsto un adeguamento parziale per le pensioni dai 486 ai 936 euro e un adeguamento totale per le pensioni minime di 486 euro; mentre ne è previsto il blocco per i trattamenti pensionistici superiori a 1402 euro.

La riforma delle pensioni con l’aumento dell’età pensionabile e l’abolizione delle pensioni di anzianità non si applica a chi ha maturano i requisiti entro il 31 dicembre secondo la normativa vigente prima, alle donne dipendenti che hanno almeno 57 anni con almeno 35 anni di contributi versati e alle donne autonome che hanno almeno 58 anni con almeno 35 anni di contributi versati; per queste lavoratrici dipendenti e autonome, in via sperimentale e fino al 2015, è confermata la possibilità di conseguire il diritto all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità qualora optino per una liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo.

Mariele Scifo


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